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EUROPA AL GUADO…

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242Che strano, fin troppo! Come, il Cavaliere per diversi anni decritto e dileggiato come il male assoluto della politica italiana attualmente redivivo e dimagrito di nuovo torna sulla scena e miete consensi a colpi di audience? Tutti lo osannano, addirittura gli danno del salvatore della patria, giornalisti che non lo rimbeccano come  nelle passate interviste, leader europei che lo accolgono a braccia aperte, voltagabbana che pietiscono il ritorno alla figliol prodigo, saltimbanchi alla corte del re. Da storico liberale quale mi ritengo non credo che poi sia una così bella figura farsi un selfie con Junker o la Merkel, veri artefici del nostro delino. Forse perché hanno compreso la loro debolezza ed il pericolo che corrono per  un prevedibile pericoloso cambio di vento visto che la vela europea non si è mai mossa dalla sua posizione  dall’albero maestro. O Forse perché apprezzano la sua dote di empatico mediatore molto lontana dall’aut-aut leghista, e la sua incandidabilità. Forse perché, finalmente, potrebbe cadere la base globalista di quella Europa del manifesto di Ventotene elaborato da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi tra il 1941e il ’44 ed il cui progetto, in gran parte purtroppo realizzato, prevedeva un governo di elite, non necessariamente tramite un mandato democraticamente espresso dal popolo, un governo di lobby e burocrati cooptati ben diversa dall’Europa pensata dai padri fondatori come Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman, sussidiaria ai singoli paesi componenti, al fine di valorizzarne e a non distruggerne le identità, cercando di risolvere problemi diversi in tempi e modi diversi. Forse è per questo che dopo la Brexit, per dare un segnale forte come annota Ettore Gotti Tedeschi, i tre leader tedesco, francese ed italiano (Merkel, Hollande e Renzi) sono tornati a Ventotene per riconfermare il delittuoso progetto della scomparsa delle nazioni. Il Pd in uno striscione alla stazione di Torino invita a votare “per i diritti” noti italiani patrioti gradiremmo votar “per i doveri” prima che qualcuno oltre a portarci via le grandi industrie, già ammaccate dal potere sindacale, diverranno padroni anche dei nostri risparmi. Abbiamo urgente bisogno di un Macron italiano che se ne fotte delle burocrazie ed ha mani talmente libere che ci schiaffeggia senza che ne accorgiamo come i nostri soldati in Niger per proteggere la loro potenza estrattiva, che se ne fotte dei suoi alleati e dei loro problemi come la nostra immigrazione o i cantieri di St. Nazaire permanenti sotto tutela del governo francese travolgendo la firma del suo predecessore. Turiamoci il naso, come diceva Montanelli, ma andiamo a votare se vogliamo porre fine a questo esproprio non certamente proletario di sessantottina memoria.

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