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“Femminismo 2.0”, a cura di Arcadio Damiani

E partiamo dall’istituzione o movimento, nato nel secolo scorso che va sotto il
nome di “femminista”. Ben descritto, nella sua evoluzione, dalla giornalista e
sociologa Laura Tecce nel suo pamphlet “Femminismo 2.0”. Il femminismo, oggi
come allora, è un movimento complesso ed eterogeneo, con caratteristiche
peculiari in ogni Paese ed epoca, in continua evoluzione e con diverse anime al
proprio interno. La prima ondata fu quella di fine Ottocento, quando le suffragette
scendevano in piazza per il diritto di voto; la seconda degli anni ’60-’70 aveva
necessità di definire una pari dignità della donna in tutti i campi, dal lavoro alla
famiglia, per una “liberazione complessiva” che coinvolgesse anche un piano
sovrastrutturale e simbolico: nel ’68 viene sancito che l’adulterio non dev’essere
considerato più un reato, il divorzio nel 1970, il nuovo diritto di famiglia nel 1975
con il riconoscimento della parità giuridica dei coniugi e della patria potestà ad
entrambi, nel 1976 si introduce la pillola anticoncezionale , nel 1978 si legalizza
l’aborto, nel 1981 escono dal codice penale due norme antiche come il “delitto
d’onore” e il “matrimoni riparatore”; la terza, quella degli anni ’90-00 sono emerse
quelle contraddizioni di un fenomeno che ha ormai perso l’impronta originaria ben
sintetizzate nell’espressione della scrittrice americana Erin McKean “Non sei tenuta
ad essere carina con nessuno. Non con il tuo ragazzo-marito-partner, non con i
colleghi di lavoro, soprattutto non con gli uomini di strada. Nemmeno con tua madre
o con i tuoi figli. Insomma, l’essere “carine” non è una tassa da pagare per occupare
uno spazio indicato come femminile”. L’essere carine come qualcosa di “sminuente”:
chiara la degenerazione delle neo-femministe che odiano gli uomini in una visione
alternativa della “femminilità”; la quarta è in mano alla spinta propulsiva della rete e
dei social network che godono di una copertura mediatica senza precedenti ed è
molto lontana dai temi e dalle lotte del secolo scorso. Infatti il “Femminismo 2.0”
ingloba ed esibisce orgogliosamente come propri vessilli tematiche assai lontane
dallo spirito originario. Oggi lottano per i diritti delle minoranze, pretestuose istanze
antifasciste, antisessiste, antirazziste ed antiomofobe, si alimentano su posizioni
ideologiche terzomondiste e palesemente filo-immigrazioniste, sulle tematiche
“Lgbtqi” (lesbo, gay, bisex, trans, queer, intersex), molto vicine alla “teoria gender” i
cui sostenitori distinguono fra sesso biologico e quello a cui “sentiamo” di
appartenere. Una delle più accanite sostenitrici dell’assioma “uomo bianco
eterosessuale=sessista” è Laura Boldrini che ha costruito la propria carriera politica
lungo tre direttrici: -difesa accorata degli immigrati, -antifascismo in assenza di
fascismo, -presunta discriminazione sessista nei confronti delle donne. Donne Alpha
e maschi beta! Il salto di qualità nella demonizzazione e messa al bando definita del maschio “predatore, stupratore, soverchiante, dominante” si è avuta col caso
Weinstein, emblema di una società fallocentrica, distrutto nella sua carriera,
famiglia e casa produttrice (Miramax) per aver molestato decine di donne con
testimonianze postume anche dopo vent’anni di frequentatrici, come Asia Argento,
di quelle alcove che promettevano successo e ribalta. Con effetto domino che ne è
conseguito come i casi di Dustin Hoffman, Kevin Spacey, i registi Fausto Brizzi e
Giuseppe Tornatore, esponenti del “Front National” in Francia che ha conosciuto lo
scandalo dell’ex direttore del Fmi Strauss Kahn, violenza stavolta dimostrata e pena
esemplare. Negli altri casi bisognerebbe “scremare” il racconto dalle conseguenze se
“violenza” possa essere ascritta ad un inopportuno palpeggiamento, ad uno sguardo
insistente o ad una stretta di mano troppo vigorosa o ad un bacio tentato. Si rischia
il giacobinismo processuale oltre al ridicolo denunciare a mezzo stampa l’ex
presidente George Bush oggi 94enne per essere stata palpeggiata durante una
“photo opportunity”. Sappiamo come si comporta l’essere umano quando gode di
un potere, ne fa un utilizzo spropositato, come diceva il filosofo Pittaco “se vuoi
conoscere la vera natura di un uomo devi dargli un grande potere” ma dovremmo
avere anche testimonianze di chi con quella, non so quanto non percepita,
abnegazione abbia prevaricato i più meritevoli nella loro carriera. E prosegue il
filosofo “La persona prudente sa prevenire il male, la persona coraggiosa lo sopporta
senza lamentarsi”. La donna oggi ha il coraggio (tardivo) della denuncia ma non ha la
prudenza di evitare il male come dice l’avvocato matrimonialista Bernardini De
Pace “Se vai ad un “droga-party, ti fai sequestrare il telefonino ed assumi
stupefacenti, ti sei messa in una situazione a rischio, che vivi o per ingenuità o perché
ti interessava essere lì…Manca una cultura femminile contro la violenza e la colpa è
anche dei movimenti per le donne. Se ci dimostrassimo un po’ più autonome forse gli
uomini sarebbero meno violenti”. La donna oggi è rivolta soprattutto a queste
faccende, almeno nei grandi interstizi del genere, negligendo un aspetto
fondamentale della sua natura che è quello di madre, procreatrice, senza il quale il
mondo intero si ferma col nostro Paese che se non è “per vecchi” vantando la più
alta popolazione anziana della UE, non è neanche per “nuove vite”. Con l’ossimoro
impersonato dalla scrittrice Michela Murgia che se si vuole valorizzare al donna
allora bisognerebbe mettere in discussione il termine “patria” e favore di “matria”.
Quindi l’importanza del “grembo materno”, anche in “affitto! Ma non del primario
ruolo sociale ed educativo della madre per la quale una gravidanza è sempre più
considerata un “impiccio”. Tutto il cosmo è regolato dalle leggi delle interazioni fra
particelle ossia se esiste un “quanto” è perché interagisce ma ecco che la donna è
tale in sé non avendo bisogno di alcuna interazione. L’essere che non ha progetto è
lo stesso di quello che non ha futuro! Un mio amico “single” che vive in America, a New York, e fa parte di quella “middle class” avanzata mi ha detto che incontra
spesso donne realizzatesi in carriere brillanti ma nota in loro uno strano senso di
tristezza come mancasse loro qualcosa, come non vivessero quello che la loro
natura richiede: ottenere senza essere desiderate! Non mi appello alla retorica
melensa di chi come maschio desidera ancora la “predazione” della femmina, ma
sembra difficile negare che la natura fa ancora un sottile distinguo dei ruoli anche se
poi la società si è per fortuna evoluta. Ma siamo poi così sicuri che la donna non
ricopra ruoli importanti nel mondo o che essendo madri e femmine abbiano
conservato un istinto da “focolare domestico” foriero di pace equilibrio e serenità?
Siamo proprio così sicuri che questa loro denuncia di non essere sufficientemente
rappresentate dipenda dalla scarsa considerazione che ha di loro l’ “universo
macho”? O non si voglia giocare, a prescindere dalla preparazione, la carta del
vittimismo per ottenere il “non per forza dovuto”? Lungo l’elenco di donne illustri
che hanno lasciato il segno in tutti i campi: Anna Bolena, Marie Curie, Indira Gandhi,
Rita Levi Montalcini, Coco Chanel, Giovanna D’arco, Marlene Dietrich, Anna Frank,
Margerita Hack, Evita Peron, Madre Teresa, Fabiola Giannotti direttrice del CERN di
Ginevra. A loro confronto sembra che il diritto di essere rappresentate prevalga di
gran lunga sui doveri del merito. Come la consigliera di Biden al bilancio, manesca e
avvezza alle “fake news” o la sindaca parigina Hidalgo multata per discriminazione
di genere: donne escluse? No, il contrario perché tra gli alti dirigenti nominati nel
2018 figurano 11 donne e appena 5 uomini, evidentemente “discriminati” nell’era
“Post me-too”. Per il momento anche la grande America avrà un presidente (vice?)
donna in Kamala Harris, come già avvenuto in Germania con la Merkel. Direi che le
neo-femministe abbiano meno ragioni per lamentarsi e sarebbe ora di fare un
punto della situazione sulle loro battaglie che sembrano tendere solo a
colpevolizzare l’altro sesso e ad essere disinteressate alle condizioni nel mondo del
loro stesso genere. Un professore della Università di Milano rischia l’inquisizione
“etica” per aver criticato l’attuale vicepresidente Kamala Harris per il suo curriculum
frequentativo di letti potenti che ne hanno facilitato la carriera. Ma dire su una
vignetta che la Ravetto per aver lasciato Forza Italia “era brava, sapeva fare una
cosa con la lingua che…” nessuna conseguenza per il fatto di non essere una
“progressista”! La sociologa Lella Palladino, attivista femminista, è autrice di un
libro “Non è destino” ove si sentenzia che un uomo su tre denigra la moglie e la
tratta come un oggetto di proprietà e una donna su tre è vittima e tutti gli uomini
sono a rischio “violenza” ossia “vir mulieri lupus”. Ovviamente non si tiene conto
delle occasioni in cui i ruoli si invertono come nella cause divorzili ove i mariti
vengono “lastricati” e ridotti in mutande né della stragrande maggioranza di
persone maschi o femmine che non sono né violenti né vittime. La generalizzazione dell’autrice è sorprendente perché esclude la responsabilità individuale, il libero
arbitrio, il fatto che se qualcuno agisce in un certo modo lo fa sulla base di codici
morali, esperienze vissute e codici di comportamento. Tutto questo cancellato sulla
base di un’inquietante predeterminazione: sei maschio? Maiale e violento; sei
femmina? Vittima! Non vorremmo che questa generalizzazione danneggi le donne,
per fortuna poche, che le violenze le subiscono davvero! Partendo dalla denuncia
sacrosante delle violenze maschiliste, dei cosiddetti “femminicidi”, dei ricatti e
degli abusi sessuali, è calata una “lama sessuofoba” che ha evirato d’emblèe intere
generazioni, come annota Marcello Veneziani. Castrazione e liberazione trionfa
ovunque sule ali del me-too del femminismo perfino retroattivo nei secoli,
aggravato dall’eterosessualità: finchè si è in ambito omotrans c’è indulgenza, ma
guai a praticare il sesso se non è iniziativa esplicita della donna! Oggi chiamare
qualcuno” sciupafemmine” è considerarlo un criminale, un serial killer.
Criminalizzazione femminista dell’eros del corteggiamento! Elogiare la differenza fra
maschio e femmina, considerarla un dono naturale e armonioso è commettere
reato. Il sesso come una droga che puoi scaricare dal web, l’eros si compra su
Amazon e l’unico organo sessuale è lo smartphone: puoi fare tutto con lui senza
bisogno di presenze! Come dice Barbara Alberti “Detesto il femminismo da
copertina…il sesso deve restare sacro!” Ed è una conquista se aumentano i conventi
di monache “in clausura”, trappiste, carmelitane, mentre scarseggiano i preti e le
religiose? Aver un grande bisogno di “vita contemplativa” non è forse il risultato di
un gran casino sociale e inter relazionale che viviamo ogni giorno, grazie alle nostre
debolezze e alla vostra forza destabilizzante? Comunque può essere questa scelta
non del tutto criticabile come la splendida esegesi delle “Madonne di Raffaello”: una
madre semplice, giovane, dolce il cui pianto non diventa piagnisteo e che insegna
l’importanza della riflessione interiore; la Madonna parla poco nei testi sacri ma
questo silenzio è fondamentale in questo mondo, caotico e disunito, che pare
esserne terrorizzato! Il professor Will Knowland ha tenuto in Eton, la più
prestigiosa scuola superiore inglese, una lezione dal titolo “Il paradosso del
patriarcato” durante la quale ha spiegato ai suoi alunni che certe virtù considerate
mascoline per eccellenza, come la forza fisica, abbiano arrecato beneficio alla
società intera, quindi pure alle donne, evidenziando altresì che un globo senza
uomini sarebbe un luogo peggiore, persino invivibile anche per le donne. Risultato?
“Fired” licenziato! Ma 800 studenti sono scesi in sua difesa in favore della libertà di
pensiero anche se si discosta dal “politically correct”. Dalla “svirilizzazione del
maschio” dipende pure la decadenza dell’Occidente. Lo sanno bene le
organizzazioni terroristiche islamiche che al fine di attirare fanciulle europee in Siria
(Silvia Romano docet) conducono sul web una campagna di demolizione dell’uomo
bianco “demascolinizzato” presentato come soggetto fragile, incapace di svolgere il
suo ruolo di marito e padre, di proteggere la sua famiglia, interessato all’estetica e
altre frivolezze. Urge riproporre la funzione del maschio come non derogabile ed
indispensabile tanto come quella della femmina. Non sono forse loro a svolgere i
lavori più rischiosi ed usuranti? In un mondo senza uomini le donne potranno
fecondarsi da sole? E dove metti la frustrazione di non redimersi dalla stanchezza
nelle braccia del proprio compagno? Attenti donne: non è che attraverso la
polverizzazione del maschio che si giunge alla vostra emancipazione. Tornate ad
essere intelligenti come solo voi sapete fare: elogiate la sua potenza ed il suo
fascino, il solo modo di saperlo gestire per il vostro interesse, da che mondo e
mondo se l’uomo porta i pantaloni in casa è sempre la donna che comanda. Se
moriamo qualche lustro prima un motivo ci sarà! Ogni giorno veniamo bombardati
che le donne hanno più talenti e nessuno lo nega ma come in ogni teorema
matematico, essendo questa la “scienza esatta” per definizione, per la sua validità
necessita della “dimostrazione”. Ed è una dimostrazione inserire le donne in liste di
partito, board di aziende non perchè meritevoli, ma solo perché di sesso femminile,
le famose “quote rosa”? Non è forse questa un’offesa alle donne, ridotte a
“categoria protetta”? Di recente l’idea del ministro Catalfo è quella di assegnare gli
ammortizzatori sociali in base al sesso: chi assumerà una donna non pagherà i
contributi! Ma non si capisce perché escludere gli uomini, specie se hanno perso il
lavoro in più tarda età. Mistero giallo-rosso! Possibile che avete abbandonato del
tutto la difesa della donna nel mondo in mano a totalitarismi feroci e tribali? Forse
non fanno parte delle vostre prossimità e fuori dall’elenco “a la page”. Errore
indiscutibile e pacchiano, da voto inclassificabile, che mina il vostro stesso
movimento per aver giudicato come “cultura” la schiavitù e la sopraffazione. Nessun
grido da corteo, come mai? Eppure gli esempi sono tanti. Ogni anno 2000
adolescenti cristiane e indù sequestrate e obbligate alle nozze con musulmani,
rapite e stuprate come le storie in Pakistan di Maira Shahbaz, Huna Younus, Arzoo
Raja, Razia Bibi raccontate da Asia Bibi la pachistana detenuta in carcere per
blasfemia per ben 8 anni oggi riparata in Canada e membro della fondazione
pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” che esorta i governi ad agire per frenare
questi delitti. “E’ tempo di manifestare in difesa delle nostre comunità di fedeli,
vulnerabili povere e perseguitate”: un accorato appello che resta “lettera morta”
nell’Occidente “politicamente corretto” o fra le eroine del “me-too” fondato dalle
donne vessate dagli uomini. Ma si vede che il Pakistan o la Siria o la Nigeria di Boko
Haram sono troppo lontane da Hollywood! “Infibulazione”, ossia la cucitura delle
piccole labbra vaginali e l’escissione del clitoride, ricerca choc all’Università Bicocca
di Milano: in Italia sarebbero circa 90.000 le donne vittime della barbara mutilazione, 5000 bambine. Ma l’orrore rimane nascosto, anzi a sinistra c’è chi lo
vuole sdoganare! Pensate che quando Enrico Rossi era assessore alla sanità della
regione Toscana alla proposta della leghista Carolina Lussana di promuovere una
legge contro le mutilazioni dei genitali femminili rispondeva che poteva mettersi
sullo stesso piano l’infibulazione “soft” col “piercing”: bisogna accogliere le tradizioni
altrui nello spirito del multiculturalismo. Sono i capifamiglia a voler sottoporre le
figlie agli interventi per chiedere una dote più alta quando le daranno in moglie
ovviamente con nozze concordate senza che la donna possa mettere becco. E sono
tradizione soprattutto nei Paesi africani di fede islamica come Nigeria, Egitto,
Somalia, Sudan ed è una pratica portata avanti soprattutto da donne in condizioni
igieniche molto precarie. Dobbiamo investire sull’istruzione e far capire che ogni
danno fisico va condannato. Dov’è il “me-too”? Non pervenuto!

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