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FICO

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Qualcuno avrebbe tacciato il nostro presidente del consiglio di essere stato poco obiettivo sul luna park Fico di Oscar Farinetti baciato dalla fortuna di essere stato un renziano della prima ora nel giudicare l’opera “istruttiva ed educatrice” di natura tanto privata da renderla di pubblica importanza nell’espressione “Se mi domandassero cos’è Fico direi che Fico è l’Italia”. Invece mai espressione fu tanto azzeccata e anche validata da storici precedenti. Infatti Fico rappresenta le analogie più spettacolari del nostro paese: 1) Pubblicità preponderante ed invadente effetto del business globalista; 2) basso rapporto qualità-prezzo come i servizi offerto dallo Stato di contro alla nostra idrovora fiscale e al moloch burocratico che da solo ciuccia 33 miliardi di euro l’anno; 3) enorme discrepanza fra l’editto e il reale fra la promessa e il suo mantenimento, che mi ricorda tanto le parate militari del ventennio ove la nostra potenza militare era moltiplicata solo dagli spostamenti dei carri armati da una piazza all’altra: che differenza c’è con gli aranceti da 6 piante in vaso o le micropiantagioni delle  tartufaie? Nessuna! ” Fico” è solo il prosieguo di “Eataly” dove l’impero farinettiano si basa soprattutto sul basso pescaggio economico della manodopera che pullula di precari e di progetti di formazione. Preferisco un ristorantino “gourmet” all’industria “Eataly” almeno pago il dovuto all’artigiano e non la “gabella” all’imperatore. D’altronde i primi riscontri in termini di visitatori di Fico non sono così entusiasmanti. C’era d’aspettarselo!