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IL FISCO E LE PRESUNZIONI, QUANDO L’INCERTO PREVALE SUL CERTO

La legge tributaria italiana prevede che l’accertamento dei redditi dei cittadini possa avvenire anche con ricorso alle cosiddette “ presunzioni “.
Presunzione significa congettura, supposizione. Il sostantivo “presunzione “ ha un significato diverso, molto diverso, dal sostantivo “certezza” . Il presuntuoso solitamente è una persona boriosa che crede di sapere tutto ma poco sa. Questa breve spiegazione grammaticale traslata in campo fiscale la si può sintetizzare, per assurdo, nel seguente modo: lo Stato con leggi boriose e presuntuose formula delle congetture, delle supposizioni sulla presunta misura del reddito dei cittadini che però, per legge, diventa certa.
Fra pochissime righe si spiegherà che le presunzioni sono di due tipi : legali e semplici. Prima però si ritiene di dover sottolineare che il ricorso all’istituto delle presunzioni genera incertezza e disapprovazione nei cittadini, crea notevole contenzioso tributario e sopratutto produce evasione fiscale , dunque è anche dannoso per le casse dell’erario.
Le presunzioni legali
Sono presunzioni legali quelle la cui fonte è rappresentata da una legge, vale a dire che da essa sono espressamente previste. Ad esempio la legge 724/1994 all’ art. 30 definisce le cosiddette società non operative. Il fisco, in base ai dati contenuti nella dichiarazione dei redditi ritiene che una società sia non operativa quando applicando alcuni coefficienti (cervellotici) sui dati riportati nel bilancio ne deriva un un reddito superiore rispetto a quello dichiarato. L’applicazione della norma genera un notevole contenzioso che spesso vede vittorioso (vivaddio!) il malcapitato contribuente. Nella mia attività professionale mi è capitato di occuparmi di una società che aveva ricevuto un accertamento in base ai criteri del citato art. 30 e che, contemporaneamente, risultava congrua e coerente ai fini dell’applicazione degli studi di settore. Questi ultimi rappresentavano, sempre ai fini dell’accertamento dei redditi, un altro criterio basato su presunzioni , nello specifico indici statistici, previsti dalla legge 427/1993. Gli studi di settore oltre a provocare l’ira funesta di Matteo Salvini hanno ingolfato le stanze degli uffici legali dell’Agenzia delle Entrate, le aule delle Commissioni Tributarie e quelle della Corte di Cassazione con vittoria frequentissima del sempre povero malcapitato contribuente. Con l’ultima finanziaria gli studi di settore sono ( dovrebbero essere ) andati in pensione, il loro posto è stato preso da ISA, che non è un’avvenente e giovane signorina bensì l’acronimo di indici sintetici di affidabilità . L’affidabilità sarebbe quella fiscale del contribuente. A chi scrive ISA fa venire in mente una celebre battuta di un ex Presidente del Consiglio in riferimento alla presunta abolizione di Equitalia, la ricordate? : “ Cucù ! Equitalia non c’è più ! “. In realtà le hanno solo cambiato nome in Agenzia delle Entrate, che della stessa ne era anche socio. Per completare il carrello degli esempi , ma non la casistica, delle presunzioni legali, non può mancare un breve cenno all’art. 38 del D.P.R 600/73, in particolare alla cosiddetta determinazione sintetica del reddito. La norma colpisce tutti ricchi, poveri, belli, brutti, giovani e vecchi. Qualsiasi cittadino , anche se non soggetto a P.IVA, può trovare nella cassetta delle lettere in una bella giornata di sole un avviso di accertamento ex art. 38 DPR 600/73. Il fisco ha esaminato la dichiarazione dei redditi, notato che hai una casa, paghi un muto, hai una macchina, un motorino nuovo che hai appena comprato a tuo figlio dopo aver litigato con tua moglie/marito perchè era contraria/o , hai anche una casetta malmessa e pure terremotata che ti ha lasciato in eredità la buon anima di tuo nonno, vai in palestra per mantenerti in forma, tuo figlio fa nuoto e tua moglie/marito ha speso euro 5.000,00 dal dentista per mettere due impianti. Il fisco vede che hai dichiarato un reddito da lavoro dipendente pari a 21.000,00 euro l’anno. Applica i soliti cervellotici coefficienti e viene fuori che avresti dovuto dichiarare euro 32.000,00 l’anno. Questi coefficienti sono talmente cervellotici che se, per esempio, la tua macchina è una Panda del 1995 invece che una ultimo tipo, essa sviluppa un reddito maggiore di quella nuova di fabbrica. Elementare Watson! Se hai una carretta del 1995 devi spendere un sacco di soldi per la manutenzione , hai perciò capacità di spesa e quindi di reddito. Il Fisco non pensa minimamente che hai una Panda del 1995 perchè devi pagare il mutuo, la rata del motorino di tuo figlio e tua moglie/marito ha dovuto mettere due impianti altrimenti sarebbe andata in giro sdentata/o e non avrebbe potuto neanche masticare bene. Il fisco non vede che non arrivi alla terza settimana del mese. Il Fisco vede la tua cadente Panda del 1995 e pensa che puoi permetterti di pagare le numerose e necessarie manutenzioni!
Le presunzioni semplici
Non sono singolarmente previste dalla legge ma la legge (DPR 600/73, art. 39) ne consente l’utilizzo purchè siano “precise, gravi e concordanti “ ai sensi dell’art. 2729 del codice civile. Si parte da un dato noto per arrivare ad un dato ignoto ( che sarebbe il reddito non dichiarato) e sono applicabili anche quando il contribuente ha una contabilità, corretta precisa e cristallina e la dichiarazione dei redditi è formalmente corretta.
La legge non disciplina ne il concetto di precisione, ne di gravità, ne di concordanza. La giurisprudenza, volta per volta, cerca di fornire dei principi di orientamento.
Piacciono tanto ma proprio tanto alla Guardia di Finanza, generano un notevole contenzioso che spesso può essere molto insidioso. Le motivazioni negli avvisi di accertamento sono spesso argomentative e suggestive, e smontare una suggestione fornendo la prova contraria richiede una certa competenza.

Per esempio, sei un costruttore e la vendita dei tuoi appartamenti è avvenuta ad un valore inferiore rispetto alle stime FIAP. La tua contabilità è corretta e non è stata trovata la prova che il tuo acquirente ti abbia pagato un maggior prezzo in nero. Ma poichè è antieconomico vendere un bene ad un prezzo inferiore a quello previsto dalle stime FIAP allora si recupera la differenza e si moltiplica per tutti gli appartamenti che hai venduto nell’anno che oggetto di accertamento. Questa è una presunzione semplice che diventa grave, precisa e concordante, perchè la vendita si discosta dai valori di mercato e non è ragionevolmente economico vendere ad un prezzo inferiore, si tratta di un’operazione antieconomica quindi illogica. Suggestivo vero? Come fai a dimostrare che la Banca ti chiamava ogni cinque minuti e devi svendere, svendere, svendere per rientrare e sperare di non portare i libri in Tribunale? Alla fine ce l’hai fatta con grande sacrificio ma dopo cinque anni arriva qualcuno e ti dice “ eh no, bello , le stime FIAP dicono che cinque anni fa dovevi vendere ad un prezzo superiore !! “. Nel processo tributario non è ammessa la prova testimoniale , non puoi chiamare a testimoniare il funzionario della banca e fargli raccontare che cinque anni prima ti chiamava 12 volte al giorno e che sei stato costretto a svendere,svendere, svendere.

Conclusione
Difendersi dalle presunzioni legali e semplici non è impossibile. Richiede però una competenza specifica e anche una buona dose d’esperienza.
Il malcapitato contribuente è spesso vittorioso ma a spese sue sia in termini economici che psicologici. Lo Stato spesso soccombe, e ciò avviene a spese di tutti i cittadini.
Ma al di là di vincitori e vinti le presunzioni creano incertezza negli operatori economici, che invece hanno bisogno di certezza, e naturalmente parliamo di quelli onesti che sono la maggioranza.
Si fondano su un retro pensiero che da un lato è malevolo e dall’altro è sconcertante.
Malevolo perché si parte dal luogo comune che siccome tutti evadono le tasse allora è corretto far riscorso alle presunzioni.
Sconcertante perchè dimostrano l’incapacità dello Stato a porre in essere leggi, strumenti, controlli e risorse umane capaci di effettuare una concreta lotta all’evasione e dunque è molto più facile ricorrere alla “presunzione” che molto spesso si discosta dalla realtà.
Maria Angela Damiani
( Dottore Commercialista in Pescara )

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