fbpx

#Fla2021 L’amore non uccide

#Fla2021 L’amore non uccide

In occasione del Fla 2021 – Festival dei Libri e altre cose, domenica 21 novembre, è stato presentato al Museo delle Genti d’Abruzzo a Pescara, il panel L’amore non uccide, titolo del saggio curato dalla professoressa Pina Lalli, che ha anticipato il tema dei femminicidi, largamente trattato in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre di ogni anno. Il saggio, raccoglie materiale di studio su 408 donne uccise dal 2015 al 2017, ricostruendone la narrazione giornalistica, l’analisi di 370 sentenze tra il 2010 e il 2016 raccolte dal Ministero della Giustizia relative a 400 vittime di femminicidi commessi in 40 anni tra il 1975 e il 2015, con la relativa narrazione giudiziaria, fonte principale della cronaca di questi omicidi, fino alla esplorazione delle policies con cui è stata trattata la tematica dei femminicidi che rappresentano, non soltanto in Italia, un vero e proprio problema sociale. In questi ultimi giorni, abbiamo letto e sentito dai giornali e dalle tv, di femminicidi accompagnati anche da infanticidi. Al riguardo, il Ministero dell’Interno ha reso noto che relativamente al periodo 1° gennaio – 14 novembre 2021, sono stati registrati 252 omicidi, con 103 vittime donne di cui 87 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 60 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner, cui vanno appunto ad aggiungersi i recenti fatti di cronaca, con un bilancio ancora più triste.

E’ tanto l’impegno delle istituzioni, dei centri antiviolenza e delle case rifugio e dei consultori che operano sui territori, ma non è ancora abbastanza. A livello regionale la Commissione Pari Opportunità sta facendo ogni sforzo possibile per migliorare la rete antiviolenza e l’avv. Maria Franca D’Agostino, Presidente della CPO della Regione Abruzzo, intervenuta alla presentazione, ha illustrato gli interventi normativi attualmente al vaglio della commissione pari opportunità regionale per combattere il fenomeno.

Presente al panel una protagonista d’eccezione: Tiziana Di Tonno, attrice teatrale, televisiva e cinematografica, sempre attenta ai temi del sociale e della parità di genere, che ha interpretato un testo tratto da un racconto che rappresenta una storia vera di una donna abruzzese che ha voluto narrare il suo dramma di violenze e umiliazioni subite, perpetratele dal marito per anni, e che alla fine, trova la forza di reagire per cominciare una nuova vita con i sui figli, a testimoniare la forza delle donne, la loro resilienza e la capacità di rinascita. Una lettura dedicata a tutte le donne vittime di violenza che ha fortemente emozionato il pubblico presente.

Pina Lalli, insegnante di Sociologia della comunicazione all’Università di Bologna, dove dirige il centro di ricerca CoMediaS (Comunicazione, media e Spazio pubblico) presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, è coordinatrice dell’Osservatorio nazionale di ricerca sul femminicidio. Gli esiti di una ricerca sul tema, con i principali risultati, sono stati raccolti nel volume “L’amore non uccide. Femminicidio e discorso pubblico: cronaca, tribunali, politiche”.

Con questo saggio, spiega la curatrice “si è cercato di dare risposta e tre principali interrogativi: quanto e come il femminicidio è considerato dai media d’informazione quando non si tratta di cronaca nera; quali aspetti assume nel dibattito politico-istituzionale, prendendo come riferimento principale la Commissione parlamentare sul femminicidio e quali elementi sono messi in rilievo dai discorsi rilevati attraverso interviste a professionisti dell’informazione impegnati a vario titolo in trasmissioni anche di docufiction, infotainment o in inchieste giornalistiche dedicate”.

Anche la pubblicità sociale viene qui analizzata, mediante l’intercettazione dei frames che hanno orientato le rappresentazioni di 46 campagne pubblicitarie antiviolenza italiane dal 2006 al 2018, realizzate da attori sociali diversi: istituzioni ed enti pubblici, associazioni femministe, enti non profit, aziende.

Come spesso accade nel linguaggio pubblicitario, per effetto delle semplificazioni e delle stereotipie consolidate, è forte il rischio del cosiddetto victim blaming della donna «colpevole» di non denunciare o della donna innamorata che si rende permeabile alla violenza. L’auspicio, per la curatrice del volume, è che il lavoro di ricerca possa mostrare qualche incrinatura nella superficie dei luoghi comuni sui delitti ritenuti passionali, per fornire spunti e ulteriori elementi al fine di comprendere la complessità di un fenomeno troppo spesso imputato a un amore immaginario e immaginato, che di per sé non uccide, a meno di confonderlo con un’istanza di potere e di possesso.