Folgore Delfino Curi: la salvezza è l’obiettivo finale di stagione
La Folgore Delfino Curi pensa alla salvezza che resta il tema centrale del finale di stagione per la squadra pescarese. Tra entusiasmo per la Coppa Italia e concentrazione sul campionato. Un percorso costruito con equilibrio, ambizione e spirito di gruppo.
PESCARA – Due obiettivi. Uno già raggiunto con la conquista della Coppa Italia di Eccellenza, l’altro ancora tutto da centrare. Ed è un obiettivo importante, che si chiama salvezza. Lo sa bene Remigio Cristofari. Il tecnico della Folgore Delfino Curi non vuole cullarsi sugli allori e indica la strada per il finale di stagione.
Folgore Delfino Curi, Remigio Cristofari, salvezza e spirito di famiglia
Prima stagione alla Folgore Delfino Curi Pescara per Remigio Cristofari. Il tecnico di Civitella del Tronto più che una squadra ha trovato una vera e propria famiglia. Questa è la filosofia dei due patron Quinto Paluzzi e Gabriele Liberatore.
Cristofari era reduce da una lunga esperienza alla guida della Torrese, durata ben sette stagioni. In estate la scelta di approdare alla guida della squadra pescarese. Al tecnico è stata messa a disposizione una rosa ampia e funzionale per affrontare entrambe le competizioni, campionato e Coppa.
Una rosa che annovera elementi di spessore per la categoria come Stefano Salvatore, esperienza importante in D nel Chieti per lui. Kako Ortigao, giocatore portoghese vera e propria punta di diamante della squadra. Luca Del Moro, classe 2005, cresciuto nella primavera della Sambenedettese con cui ha esordito anche in prima squadra. Cisse, che viene dall’esperienza con il Giulianova. Ed altri innesti arrivati a stagione in corso come il play Pierluigi Mecomonaco.
Il cammino in campionato della Folgore Delfino Curi e la salvezza
Quella della Folgore Delfino è una rosa costruita grazie all’opera del consulente esterno Omar Trovarello. In campionato la squadra di Cristofari attualmente è in zona salvezza, ma ad un solo punto di distanza dai play-out. E domenica sarà attesa da un impegno dall’alto coefficiente di difficoltà contro la Renato Curi Angolana. Il ruolino di marcia parla di una squadra in serie utile da ben 11 partite. E bisognerà mantenere questo trend fino a fine campionato, perché la lotta per la corsa salvezza sarà dura.
La Folgore Delfino Curi tra Coppa Italia, sfide nazionali e la salvezza
Anche se la mente torna inevitabilmente allo scorso 4 febbraio, quando la Folgore Delfino Curi ha conquistato la Coppa Italia di Eccellenza contro il San Salvo nella finale di Ortona. Partita decisa da una doppietta di Ortigao. Una gioia grande, che certifica il lavoro compiuto da società, staff tecnico e giocatori. Per una squadra che, ironia della sorte, viene da una retrocessione nella passata stagione con conseguente ripescaggio. Adesso nelle fasi nazionali ci sarà da ribaltare il ko subito all’andata degli ottavi dal Venafro.
Le parole di Cristofari
Siete usciti sconfitti nella gara di andata degli ottavi contro il Venafro. Nella gara di ritorno dovrete puntare a ribaltare il risultato…
«Noi abbiamo fatto un ottimo primo tempo. Poi nel nostro momento migliore c’è stata un’ingenuità del nostro portiere (Beye, ndr). Anche se l’espulsione è parsa eccessiva, da lì ne è nata un’altra partita. Di contenimento, di sacrificio. Abbiamo cercato di tenere vive le speranze. Io sono fiducioso».
Comunque per voi è arrivata una grande soddisfazione con la conquista della Coppa Italia di Eccellenza. Che cosa rappresenta questo trofeo per voi della Folgore Delfino Curi?
«Era del tutto inaspettato. A inizio stagione non era tra gli obiettivi. Ma abbiamo visto che si poteva proseguire, anche se il calendario era difficile. Noi abbiamo superato Lanciano e Santegidiese. E questa coppa l’abbiamo meritata. La società ci teneva molto, anche se si è partiti in ritardo dopo il ripescaggio. La squadra dopo ha trovato un’identità. Ma abbiamo ancora l’obiettivo stagionale della salvezza».
L’altro obiettivo si chiama salvezza, dunque. Cosa conterà di più per la Folgore Delfino Curi in questo girone di ritorno?
«Guarda noi ci arriviamo bene, con tutti gli effettivi. Dopo le difficoltà iniziali per il ritardo nella composizione della rosa e per il ritardo nella condizione di alcuni elementi. Il gruppo crede in quello che fa e io sono fiducioso, perché la nostra è una squadra che si gioca le partite con chiunque. Dobbiamo fare quegli 8-9 punti che ci garantirebbero la salvezza. Io posso contare su tutti e 20 gli effettivi. Sono convinto che riusciremo a centrare la salvezza».
E domenica vi attende un impegno difficile contro una squadra di vertice come l’Angolana. Come state preparando questa gara?
«Dopo la sconfitta di ieri (contro il Venafro, ndr), oggi abbiamo recuperato le energie mentali. La partita di domenica si prepara da sola. Io sono comunque fiducioso perché è una squadra che ha voglia di blindare la salvezza il prima possibile. Consapevoli che di fronte avremo una corazzata».
Il fatto di essere impegnati in due competizioni con una partita ogni tre giorni può condizionarvi in campionato?
«Guarda potrei dirti di sì, ma batto sul fatto di avere una rosa importante. Domenica cambieremo qualcosa e metteremo gente più fresca. In Coppa abbiamo fatto turn over. Sono fiducioso».
La Folgore Delfino Curi ha da sempre rappresentato una grande famiglia, grazie all’opera dei due patron Quinto Paluzzi e Gabriele Liberatore. Tu che ambiente hai trovato?
«Io mi sono trovato subito bene. I primi giorni c’era ancora lo spettro della retrocessione subita. C’era un ambiente scosso, ma ho visto una società attenta e vogliosa. Settimana per settimana è cresciuto l’affiatamento, c’è stata tanta fiducia della società anche nei momenti di difficoltà. I risultati non sono venuti a caso. La nostra è una società organizzata, seria e ne stiamo beneficiando. Io sono contento per loro».
Quanto è stato difficile per te lasciare la Torrese che hai guidato per ben sette anni?
«Non è stato facile. Io ci aggiungerei anche i tre anni da calciatore e fanno dieci. È stata la società che mi ha consentito di intraprendere la carriera di allenatore, ma avevo capito che era il momento di separarci. Lo abbiamo fatto con una stretta di mano, un abbraccio. E con un arrivederci perché sono legato all’ambiente. Ma io avevo bisogno di misurarmi in un ambiente diverso».
20-2-2026 Daniele Rossi