Frana di Niscemi: interventi e prevenzione secondo l’ingegneria naturalistica

La frana di Niscemi, interventi e strategie di prevenzione tornano al centro del dibattito nazionale dopo il grave evento del 25 e 26 gennaio 2026. A intervenire è Federico Preti, docente di Idraulica all’Università di Firenze e presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica.

Secondo Preti, occorre agire subito per evitare che altra acqua raggiunga il fronte di frana. È necessario intercettare, collettare e allontanare le acque dal centro abitato, impedendo nuove infiltrazioni nel terreno.

Frana di Niscemi e interventi: un evento enorme ma non nuovo

La frana di Niscemi  va letta in una prospettiva storica per effettuare gli interventi. L’evento del 2026, causato dallo scorrimento degli strati superficiali saturi d’acqua, ha fatto cedere il terreno fino a 40-50 metri, coinvolgendo anche le abitazioni.

Tuttavia, non si tratta di un episodio isolato. A Niscemi, eventi simili si verificarono già nel 1997. Inoltre, nel Settecento, l’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava documentò dissesti rilevanti avvenuti dal 19 marzo 1790 per otto giorni consecutivi.

Oggi, però, l’impatto appare ancora più drammatico. Le piogge intense, legate agli eventi del ciclone Harry che ha colpito il Sud Italia, hanno aggravato una situazione già fragile.

Frana di Niscemi: interventi e responsabilità del passato

Analizzando la frana di Niscemi, Preti sottolinea un dato chiave per gli interventi. In Sicilia e in Italia, la prevenzione del rischio idrogeologico è stata assente, insufficiente o tardiva.

Il problema principale non è la frana in sé. Il nodo centrale resta l’edificazione incontrollata in aree a rischio e la mancata gestione delle acque. Servivano tessuti urbani adeguati, con regimazione idrica, fognature efficienti, canali di gronda e recapiti sicuri.

L’attenzione doveva concentrarsi sulla pianificazione territoriale, sul monitoraggio e su scelte coraggiose. Tuttavia, in Italia, provvedimenti come la demolizione di edifici abusivi o insicuri spesso non vengono programmati né attuati.

Cosa fare oggi: frana di Niscemi e gli interventi urgenti

Oggi la frana di Niscemi richiede interventi e azioni immediate. Prima di tutto, bisogna evitare nuovi apporti idrici sul fronte di frana. Occorre intercettare e allontanare le acque, impedendo ulteriori infiltrazioni.

Preti concorda con chi chiede interventi radicali. Se necessario, bisogna sostenere la delocalizzazione degli edifici, recuperando o realizzando nuovi alloggi in aree più sicure per le famiglie coinvolte.

Parallelamente, serve la messa in sicurezza delle zone compromesse attraverso sistemi di ingegneria naturalistica. Questi interventi permettono di controllare il fenomeno naturale con soluzioni sostenibili e durature.

Frana di Niscemi: interventi sostenibili e ingegneria naturalistica

La frana di Niscemi può diventare un caso emblematico per un cambio di paradigma. L’ingegneria naturalistica consente interventi per di intercettare e trattenere le acque, stabilizzare i versanti e consolidare il terreno anche tramite la vegetazione.

In Italia deve rafforzarsi la cultura della prevenzione dei dissesti idrogeologici. Gli studi dimostrano che gli interventi sostenibili costano fino a dieci volte meno della ricostruzione post-catastrofe. Inoltre, con meno di 100 euro per ettaro in opere NBS, si eviterebbero danni superiori ai 200 euro per ettaro.

Per risanare il territorio serviranno investimenti ingenti, tempo e decisioni spesso impopolari. Tuttavia, è necessario uno sforzo comune tra figure professionali interdisciplinari per avviare un reale cambiamento.

Adattamento climatico e sicurezza del territorio

La frana di Niscemi impone interventi e anche una riflessione sul futuro. Bisogna tenere conto delle nuove tendenze meteo-climatiche e adottare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

Nei territori mediterranei ad alta vulnerabilità, la gestione ambientale sostenibile diventa essenziale. Rinaturalizzare il territorio non significa solo riqualificarlo, ma anche renderlo più sicuro e resiliente.

Cos’è l’ingegneria naturalistica e il ruolo di AIPIN

L’ingegneria naturalistica è una disciplina interdisciplinare. Utilizza piante come materiale da costruzione, insieme a materiali biodegradabili reperibili in loco.

Queste opere “vive” hanno finalità tecniche, ecologiche, paesaggistiche e socio-economiche. Consentono di mitigare il rischio idrogeologico, aumentare la biodiversità, riqualificare il territorio e ridurre i costi rispetto alle tecniche tradizionali.

L’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica opera da oltre trent’anni. Grazie al contributo di ingegneri, architetti, geologi, agronomi, forestali, biologi e naturalisti, promuove e realizza Soluzioni ispirate alla Natura (NBS) su tutto il territorio nazionale.

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