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FRANCESCO LUPO: “COGITO ERGO CUBO”

La Galleria 16 Civico è lieta di presentare la personale di Francesco Lupo. Al suo primo appuntamento con il “piccolo porto culturale” del 16 Civico, Francesco Lupo propone un progetto composito e in parte inedito, in cui esplora i molteplici rapporti tra forma e sostanza mettendo in luce attraverso sculture, video e istallazioni, i limiti e le tensioni dell’una e dell’altra.

La mostra, a cura di Silvia Moretta, prende il nome da una scultura in bronzo, Cogito Ergo Cubo. Modulare, componibile, il cubo antropomorfo di Lupo, reiterato in diverse dimensioni, si riallaccia, innovandola, all’iconografia del “pensatore”. L’uomo, ripiegato su se stesso, è solo, imprigionato nella sua stessa forma, ingabbiato e allo stesso tempo protetto dal cubo, da un isolamento che lo opprime ma che anche gli garantisce sopravvivenza. Con un atteggiamento psicogeografico, la figura umana diviene lo spazio residuale, lo spazio in attesa rivelato dalla luce che filtra nei vuoti, ingabbiato in una condizione di sospensione e di riflessione.

“Viviamo le nostre caotiche esistenze dentro cubiche stanze incastonate in cubici palazzi. Modelliamo i nostri rapporti districandoci all’interno di rigide regole comportamentali” (F. Lupo) Torna alla mente il tedio di Escher per il mondo costruito dall’uomo, prevalentemente rettangolare, per le stanze irritanti con tutti quegli angoli rettangoli, “perché purtroppo il nostro tiranno è la forza di gravità”. La soluzione di Escher è stata quella di creare un universo grafico nel quale può essere ogni cosa e insieme il suo contrario, dove gli opposti sono entrambi possibili, dove salendo una scala un omino si ritrova alla base, invece di trovarsi in cima, dove non esistono regole prospettiche. Con lo stesso gusto per il gioco, in Cogito Ergo Cubo l’artista, così come il visitatore, è libero di spostare i moduli inventando architetture visionarie, creando figure geometriche in trasformazione, che mutano al variare del punto di vista, di generare strutture mentali interiori o di dissociare gli elementi. La durezza del materiale e le componenti razionale e geometrica sono dunque dominanti, ma come in un alfabeto di lettere, la componibilità degli elementi libera creatività e concede la possibilità che sia il caos a determinare la definizione finale della forma.

Come nella grande installazione creata in situ con cui Lupo, con approccio selvaggio, domina e occupa lo spazio della galleria, negandone in parte le direttrici, così anche le strutture di Cordyceps, in canapa e gesso, richiamano alle strutture cellulari della mente umana, rivelando tuttavia l’inutilità del raziocinio di fronte al caos. La grande installazione inoltre si impone con imprevedibilità per lo spettatore, che deve piegarsi e modulare il proprio movimento di fronte all’incombente presenza.

Il cubo torna nell’opera in bronzo Fetus, simbolo dell’origine dell’uomo, connesso sin dall’origine con la struttura che lo trattiene e da cui però sembra trarre vita, nel costante dualismo tra l’essere gabbia e al contempo vettore, mantenendo in equilibrio forma e sostanza, pieni e vuoti.

Il cubo ci sostiene – Il cubo ci alimenta – Il cubo ci imprigiona


Francesco Lupo nasce a Pescara nel 1985, cresce a contatto con il laboratorio orafo paterno e impara a giocare con le forme e i materiali fino a quando tentando di fuggire da ciò che sembrava un destino già scritto e con il sogno di diventare astronauta, intraprende studi scientifici. Fu un epifania a riportarlo sulla strada dell’arte: camminando in una cava di pietra, trova un’iguana intrappolata nella roccia e decide di renderla libera. 
Si forma presso l’Accademia di Belle arti di Urbino e di Istanbul, ora vive e lavora a Pescara.

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