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Gillo Dorfles: Il ragazzo eterno

“Scarabocchiare” è una cosa innata e io nella mia vita ho scarabocchiato Gillo Dorfles

In questo articolo voglio ricordare e, soprattutto, rendere omaggio ad Angelo Dorfles (Gillo per tutti). Un personaggio che ho avuto la fortuna di conoscere e con cui ho trascorso qualche ora a casa sua, lo scorso anno. Esattamente l’8 febbraio.

Abbiamo chiacchierato e sorseggiato alcuni vini di cui l’ho omaggiato. In occasione del nostro incontro ho scoperto un uomo e un’artista, dal quale c’era molto da imparare nonostante i suoi 107 anni. Un uomo ancora pieno di idee e di entusiasmo per la vita.
Eravamo tutti convinti che fosse diventato immortale e che, in qualche modo, avesse trovato il segreto della vita eterna. Gillo Dorfles, invece, ha scelto di andarsene all’improvviso.

Un colpo ancora una volta a sorpresa, come quando lo scorso 13 gennaio aveva inaugurato alla Triennale di Milano una sua mostra di dipinti e non una retrospettiva ma quindici nuove tele realizzate solo lo scorso anno. “Ho sempre nuovi progetti — aveva detto durante l’inaugurazione — se no sarei già morto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stanislao Liberatore, amico giornalista, ha organizzato questo viaggio e con noi, Vincenzo Fedecostante (fotografo) ultimo ad aver realizzato un servizio fotografico sul professore. Siamo rimasti incantati da quella casa-museo, ovunque ti giravi c’erano le sue sculture, quadri e libri ovunque. Il suo lavoro di critico dell’arte e del gusto più in generale, ha informato per molti anni l’approccio scientifico alla materia, aprendo gli spazi a riflessioni, come quella sul kitsch.

Lucido e acuto Dorfles ha continuato a lavorare sia nelle vesti di critico curatore, sia in quelle di artista. Una lunga carriera, come insegnate di estetica, vincitore del Compasso d’Oro, diversi saggi e volumi con i quali ci ha trasmesso il suo pensiero soprattutto sull’aspetto socio-antropologico dei fenomeni estetici e culturali. Si occupò di cinema, fotografia e architettura. Ascoltarlo è stato veramente interessante e dalle sue parole trapelava l’amore e la passione per l’arte. Come lui stesso aveva detto in una delle sue interviste: “L’arte è sempre stata una delle maggiori molle per l’uomo verso qualcosa di irrazionale…”.

Ci offre il caffè e mentre lo sorseggia, ci racconta della sua lunga vita, -Ho sempre mangiato tutto, non ho mai seguito un principio preciso e soprattutto ho sempre bevuto un buon bicchiere di vino -. Gesti e parole semplici e regali, che sembrano fermare il momento. Allora intuisci cos’è l’eleganza, «uno dei grandi requisiti dell’uomo», suggerirà qualche minuto dopo.
A questo punto apriamo una delle bottiglie che ho portato, Il Santinumi di Marchesi de’ Cordano e osserva con attenzione le altre bottiglie, Indio di Bove e il Mammut di Cascina del Colle. Promette che li assaggerà tutti!

Ho realizzato che non c’è stato territorio che Angelo Dorfles detto Gillo non abbia esplorato (la sua casa di Piazzale Lavater è una sorta di racconto di tutte queste sue passioni, dalla pittura al design al pianoforte). Un giovane di 107 anni sempre elegante e mai vestito di blu («troppo classico e banale» lo definiva). Con un stile e un’eleganza, davvero immortali.
L’insoddisfazione di non aver raggiunto «l’apice», confida, ripercorrendo le tappe della sua incredibile storia umana e artistica. «Non sono arrivato all’apice», dice. Lo pronuncia con una severità al limite dell’assurdo. Secondo lui, in tutti i campi che ha frequentato non è mai giunto a quel livello che avrebbe voluto e potuto ottenere. -Ho dipinto tanto, ma non credo di poter dire di essere il più grande pittore del mondo -. Molta umiltà accompagnata da una grande eleganza.
Il nostro incontro si conclude e aggiunge che la pittura è la cosa fondamentale che fa ancora, sempre alla ricerca di quell’apice che rincorrerà fino a quando ne avrà le forze
Concludo e saluto un grande: caro Gillo Dorfles, sei sempre stato giovanilmente avanti a noi nel tracciare, scoprire e inventare i segni essenziali della contemporaneità. Continuerai ad esserlo nella memoria di chi ha avuto il privilegio come me, di conoscerti, leggerti, ammirarti. Buon viaggio grande uomo.