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HATE SPEECH

Lo scorso 30 ottobre il Senato approvato la mozione 136 della senatrice a vita Liliana Segre l’istituzione e di una “Commissione straordinaria per il contrasto di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” che partendo da alcune espressioni antisemitiche ad opera di taluni “webeti”, come direbbe Mentana, vuole porre un argine non solo all’antisemitismo bensì a tutte quelle altre espressioni come “nazionalismo”, “sovranismo”, “etnocentrismo”, che diventerebbero reati passibili di condanna penale. Ed è evidente che come la commissione di inchiesta sul caso degli affidi a Bibbiano composta dai sodali degli inquisiti, anche questa sarà composta da soggetti che vedono i sovranisti come il toro vede il drappo rosso. In soldoni un atto di censura non verso chi usa termini sconci o illazioni gratuite ma verso chi osa dissentire in maniera pacifica e liberale dal pensiero unico e politicamente corretto mettendo il bavaglio alla libertà di parola e di espressione in aperta violazione dell’articolo 21 della nostra Costituzione. Di fatto non esiste una normativa che definisce l’ “hate speech” ma in base alla raccomandazione N° 97 del comitato dei ministri del consiglio d’Europa del 1997 “il termine copre tutte le forme di incitamento e giustificazione dell’odio razziale, xenofobia, antisemitismo, anti-islamismo, anti-gitanismo, discriminazione verso minoranze e immigrati sorretta da etnocentrismo o nazionalismo aggressivo”. In pratica volontà di colpire tutti coloro che sull’immigrazione incontrollata sostengono una posizione discordante rispetto ai “progressisti”. Dire “prima gli italiani” praticamente è reato. E sono anni che la sinistra con la scusa di un generico ed elastico concetto di “odio” cerca di istituire un suo tribunale per zittire gli avversari politici, sempre in nome della difesa della democrazia. È sempre la partenza dal Parlamento europeo con le sue reiterate risoluzioni, per fortuna mai eseguite. Ma questa ”Commissione Segre” allarga di molto i suoi poteri specie nelle procedure informative a formulare pareri su disegni di legge e può “segnalare agli organi di stampa e ai gestori di siti Internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, e istigazione all’odio delle violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre condizioni fisiche o psichiche richiedendo la rimozione dal Web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca”. In pratica una ”damnatio memoriae” per tutti gli odiatori. Follia pura come “il lavoro rende liberi” all’ingresso dei campi di concentramento nazisti con le camere a gas in piena attività o la moria dei prigionieri nei Gulag staliniani. Ma allora come ci si deve esprimere se non abbiamo simpatia per l’immigrazione incontrollata, per la famiglia omogenitoriale, per la gestazione per altri, per l’eutanasia di Stato, per l’aborto, per il confluire in un unico calderone mondiale con la mitica realizzazione di un’uguaglianza verso il basso con l’abbattimento dei confini nazionali? Qui non si tratta di un ambito ristretto dell’irrispettosità o odio verso una minoranza. Qui si tratta di avere nella mente e nel cuore una diversa concezione della democrazia e del vivere civile. Non può essere che per intitolare una via ad Oriana Fallaci o a Bettino Craxi o alla giovane studentessa triestina Norma Cossetto infoibata, bisogna lottare contro la levata di scudi di chi ha intitolato toponomastiche alla memoria dei più crudeli dittatori che hanno causato la più grande strage umana come Joseph Stalin o dell’ANPI che continua la sua missione censoria e rieducatrice della storia contro ogni forma di revisionismo, ben foraggiata dallo Stato come semplice braccio “sinistro” al pari delle associazioni Lgbt solo che questi crescono, quelli sono quasi tutti estinti! Non può essere che un libro come “Compagno mitra” di un testimone della resistenza, un libro come quello dello storico Marco Gervasoni che esplora il fenomeno del sovranismo, un film come “Red Land” che rivela i crimini nelle nefandezze commesse dal regime comunista di Tito o da alcuni partigiani non possono essere discusse in pubblici incontri negando loro la “location”! Chiamasi negazionismo! Lo stesso di chi nega la “Shoah”. Cari “cattoprogressisti” state chiudendo il recinto quando i buoni sono fuggiti e soprattutto per merito vostro perché è la “vostra” scuola (ricordo per averlo vissuto l’epoca del “18 politico”) quella del divieto di bocciatura, quella aperta al volere delle famiglie, quella incancrenita dalle “autonomie burocratico-didattico-gestionali” che ha prodotto una gioventù che non è più in grado di interpretare un testo scritto (secondo uno studio OCSE-Pisa solo uno studente su 10 in grado di farlo) ma che è ben felice di scendere in piazza solo a testimoniare la loro vuota esistenza o di ricercare la loro spinta narcisistica sui “social” non con delle pur minime riflessioni ma con volgari impeti di pancia che a conti fatti toglie serietà ed importanza ad un mezzo che poteva accomunare mentre ora divide soltanto. I nostri giovani pur essendo una generazione “iperconnessa” sono in realtà una generazione “wireless” senza quei fili che permettevano le mosse e la forma ad una propria identità: i fili della tradizione, della religione, della logica, dei legami comunitari. Sono rimasti senza connessione e senza reti di protezione! “Alta tecnologia” usata che fa il paio non con una cultura adeguata ma con “Alta ignoranza” e la forte carenza di opportuni strumenti cognitivi e culturali che sono alla base di comportamenti peggiori. “Il filo teso” (Ed. Giunti) è un romanzo scritto a quattro mani dal neuropsichiatra infantile Stefano Vicari e dal giornalista Andrea Pamparana che mettono bene in luce i disturbi mentali e i disagi sociali degli adolescenti diventati solo aggressivi in quanto troppo ignoranti. Devo odiarli? Mai, vanno aiutati cercando di contrastare la deriva di una scuola distrutta e del tutto inutile. E per questo devo essere condannato in quanto antisistema? Ma l’odio non è un sentimento che da solo si contrappone all’amore. Perché c’è un livore buono e uno cattivo, c’è un odio socialmente ammissibile e giustificabile intellettualmente e c’è un odio che va combattuto con tutte le forze a configurare il paradosso che proprio chi si propone di contrastarlo in realtà usa mezzi che mal celano un odio di una ferocia indicibile da sfiorare il ridicolo. In entrambi i casi non è l’impedire ad ogni essere cosciente di nutrire sentimenti di acredine e antipatia verso il proprio simile perché questo è nella natura umana da sempre. Il problema è semplicemente il modo in cui lo si esterna. Una volta ascoltare un uomo di cultura esprimente un parere o un’opinione bisognava riflettere leggere fra le righe il suo pensiero di approvazione o meno e ricordo le “Tribune politiche” di cinquant’anni fa come erano liberali ed eleganti pur essendo democristiani e comunisti acerrimi nemici ma come testimonia Giovannino Guareschi col suo “Don Camillo e Peppone” si rispettavano. Oggi la cultura di massa, nel senso della sua assenza, ha prodotto nei dibattiti televisivi dei nostri politici e opinionisti turpiloquio puro con un linguaggio che non sale al cervello ma resta nelle viscere ed allora a mali estremi, estremi rimedi: se il discorso non può essere ridotto a più miti consigli ci vuole la mannaia. Ben venga purché il boia, anche se sempre lo stesso, non diversifichi i colli da mozzare. Ed invece il sottotesta va diversificato eccome a tal punto che mi ritrovo a far parte di una minoranza che non tollera affatto la supremazia di questo pensiero unico che usa solo censura, bavaglio e mannaia per le voci fuori dal coro. E per similitudine alla “sinistra d’antan” mi considero “prigioniero politico” nella speranza di evitare la ghigliottina e di continuare ad utilizzare cravatte. Non ho mai nutrito sentimenti di odio verso nessun perché credo che oltre ad una verità sempre discutibile esista un’ampia variabilità delle psico-attitudini umane, da quelle pericolose ed esecrabili a quelle di genuina soggettività che possono generare un senso di giustizia o di disapprovazione ma mai di odio perché solo l’inferno è lastricato di buone intenzioni. Come si può odiare un alcolista, un drogato, uno spacciatore, un trafficante di esseri umani, uno stupratore, un truffatore? Sono vittime di loro stessi, ma permettere loro una libertà incondizionata in assenza di una terapia riparatrice, l’imposizione tout court di rispettare le loro leggi e costumanze mi sembra eccessivo. Da medico la mia deontologia non mi permette di scegliere quali pazienti curare, anzi non sono tenuto nemmeno alla denuncia se mi si rivolgesse per un bisogno di cura un fresco omicida per il giusto segreto professionale. Ma la legge la libertà non potranno mai distruggere l’opinione o semplicemente un refolo di buon senso a meno che una democrazia fragile non sfoci in un regime dittatoriale di cui è piena la storia. E questa benedetta sinistra che ha vissuto le glorie elettorali in difesa giusta degli operai, che ovviamente non possedevano alti titoli di studio ma che erano moralmente e culturalmente superiori in quanto progressisti, a sua detta oggi sono stati declassati a buzzurri ignoranti perché hanno preferito rivolgersi alla destra, luogo di pancia diverso dal sinistro luogo di testa, semplicemente perché la destra è rimasta la sola a combattere per i loro disagi. Ovvio, la sinistra combatte oggi solo per mantenere la sua egemonia ed il suo potere alleandosi ai poteri forti, tanto che hanno creato un giro d’opinione così ridicolo e maldestro per demonizzare e contrastare l’opposizione, specie il suo leader, non chi governa. Unico caso al mondo dove le piazze stanno contro l’opposizione a favore del governo che tanto sta facendo per il bene del paese. Siamo noi minoranza che non capisce gli andirivieni delle loro decisioni perché non sappiamo quanto sia difficile operare a sinistra. Perché come si fa ad essere amici di Israele combattendo l’antisemitismo e omaggiando la Segre e poi scoprire che chi si è ribellato per la dovuta presenza della bandiera ebraica durante la celebrazione del 25 aprile non erano i beceri destrorsi ma quei pacifici esponenti della loro fila? Il sindaco Sala ha manifestato insieme alla senatrice ebrea alla riunione dei sindaci la sua volontà di combattere l’odio razzista in nome del “peace and love”. Sincera la senatrice meno sincero il sindaco che usa indossare magliette del “Che” e alzare il pugno chiuso, emblemi che hanno prodotto tanti morti altro che pace amore. Come le femministe del “me too” che difendono i diritti delle donne perché non le ho mai viste combattere per la condizione della donna nel mondo islamico dove l’infibulazione, la clitoridectomia, i matrimoni imposti in età infantile sono ancora in auge? Per me la donna gli stessi diritti dell’uomo perché non è che alla nascita se il prodotto è sano è maschio mentre se fallato nasce femmina. Non è forse buon senso? Allora se devo comunicare con quel mondo non è che devo eliminare la carne di maiale, il vino, coprire i nudi d’arte. Si chiama “paura” perché loro non ci amano ci vogliono predominare, non vogliono il colloquio ma il dominio. Non per questo li odio, perché originano da una cultura diversa e non è detto che il nostro modo di vivere sia eticamente migliore del loro. Ma ditemi perché devo nascondere o condannare le mie tradizioni, le mie origini, abbracciando le loro? Si parla tanto di integrazione ma possibile che pur vivendo nel nostro paese non hanno mai abbracciato alcunché dei nostri costumi, anzi se un giovane vuole vivere all’occidentale i genitori lo rimpatriano come di recente accaduto ad un giovane del Bangladesh o a quella ragazza uccisa perché rifiutava il matrimonio imposto dalla famiglia. E la Chiesa? Papa Francesco con i suoi sodali oltre a parroci molto “sociali” esprimono un odio incondizionato verso Salvini come Don Giorgio De Capitani (condannato per questo), il cardinale Zuppi oltre i direttori dei media vaticani mentre accolgono in pompa magna Al Tajeb, imam teologo egiziano. E come fa il “Moloch” sinistro a definire le malversazioni verso bambini e le loro il loro famiglie per gli affidi illegali semplice “raffreddore” in quanto il sistema Bibbiano è “sano”? E’ odio anche difendere la vita affettiva di questi bambini? La sinistra è sempre stata così da decenni: una fabbrica di odio, di intolleranza, di demonizzazione dei loro avversari ossessivamente attaccati dileggiati e asfaltati e ci si aspettava un minimo di autocritica cambiando il modo di fare politica ma nonostante il crollo del Muro non hanno mai perso il vizio anche se la storia ha dato loro torto marcio. Oggi sono ossessionati da Salvini e dalla Meloni che continuano a mietere consensi. Salvini è l’alibi perfetto che permette loro di fare anche scelte inverosimili come abbracciare i loro acerrimi nemici: i grillini. Ma bisogna fare tutto il possibile per fermare Salvini difendere la democrazia. Chiunque attacchi Salvini ha il loro beneplacito fosse anche la compagna di Berlusconi Francesca Pascale e le sardine che predicano amore ma espongono cartelli con Salvini legato a testa in giù. E Scalfari scrive che Salvini è un dittatore che lascerebbe padrone del Mediterraneo Vladimir Putin ma in Italia c’è stato un partito che prendeva ordini e rubli dall’URSS ed era il PCI. Ma Scalfari non vede l’Italia asservita alle altre potenze straniere, attaccare Salvini è l’imperativo categorico perché anche l’acqua alta a Venezia è colpa di Salvini. “Avvenire”, oramai voce della sinistra ecclesiale in merito ai “collettivi blasfemi” dell’Università di Bologna che avevano organizzato in occasione della festa dell’Immacolata il party “Immacolata contraccezione” con preservativi svolazzanti sul volto di Maria con logo “mettiamo al bando la verginale Santità Mariana”, ammoniva questi “politici senza rispetto” ma non per criticare la sinistra ma per mettere quei collettivi blasfemi alla pari di Salvini che ha citato invitando a meditarlo un messaggio dato dalla Madonna di Medjugorje. Davvero esemplare che la Chiesa oggi demonizzi un politico considerato che questo è cattolico, raccoglie la maggioranza dei voti cattolici e che si batte in difesa dei valori cristiani. È il mondo alla rovescia. Con la UE che dona € 400.000 per festeggiare il centenario della nascita del partito comunista che tanti danni e morti ha prodotto e Franceschini come ministro dei beni culturali regala a Milano 15 milioni di euro per il Museo nazionale della Resistenza. Ma in città c’è già la Casa della Memoria e quei fondi potevano essere usati per sistemare palazzo Citterio. Ma si impone la scelta per necessità di sopravvivenza: fino a quanto potrà durare?

Arcadio Damiani

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