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I miracoli del corpo umano

Secondo la leggenda, nel 490 a.c. il messaggero greco Pheidippide corse dalla città di Maratona fino alla capitale Atene, distante 42,16 km, allo scopo di portare la straordinaria notizia della vittoria dell’esercito greco su quello persiano, morendo poi per lo sforzo sostenuto. Questo è il primo ricordo storico di un uomo che corre su una lunga distanza ma, l’essere umano, è nato per correre. L’uomo cammina su due piedi, ma l’essere bipede è una caratteristica comune a pochissimi animali, i nostri antenati l’hanno acquisita ben 3 milioni di anni fa e subito hanno sviluppato questa capacità di correre per lunghe distanze.

Molti animali possono facilmente battere l’uomo in uno scatto o in un tratto breve, ma alla lunga la loro “macchina” non riesce a mantenere la performance per più di due o al massimo tre chilometri: il ghepardo, la macchina da corsa naturale più potente al mondo (raggiunge, anche se per pochi secondi, la velocità di 120 Km/H) può correre fino a un massimo di 2,4 km … poi si surriscalda. Nell’ evoluzione dell’uomo, la nostra capacità di correre per lunghe distanze, è stata essenziale per il successo come grandi cacciatori, consentendo l’accesso a pasti più abbondanti e ricchi, ed ha permesso di sviluppare ed evolvere un cervello più grande e complesso. Tra le caratteristiche che aiutano a essere ottimi corridori elenchiamo: la presenza di larghi canali uditivi, che forniscono migliori capacità di equilibrio, ottimi riflessi oculari, che permettono di mantenere la testa stabile mentre si corre e braccia corte e caviglie sottili, che richiedono un minore sforzo a muoverle.

La presenza di spalle larghe, un muscolo grande gluteo molto sviluppato, un busto sottile e un bacino stretto consentono di bilanciare la rotazione delle gambe, mentre sono in movimento. Un gran numero di ghiandole sudoripare, abbinate a una minor quantità di peli corporei, consente inoltre una maggior dispersione del calore corporeo e una perfetta termoregolazione. Con un flusso sanguigno costante (come un radiatore per le macchine) si permette un miglior raffreddamento del nostro corpo e come ammortizzatori, le caviglie, le ginocchia e grandi e piccole articolazioni permettono di assorbire più facilmente gli urti, come un elastico.

Durante la corsa, a ogni impatto, il peso che è caricato sulle gambe viene decuplicato, per via dell’accelerazione, ma il piede contribuisce ad assorbire questi impatti schiacciandosi ed espandendosi lateralmente ad ogni passo: il tendine d’Achille accumula fino al 50% dell’energia cinetica che è poi rilasciata quando il polpaccio si contrae, facilitandone la spinta. La benzina di questa macchina perfetta si chiama ATP (adenosin trifosfato) ma invece di fermarsi ad una stazione di servizio, per un pit stop, il nostro organismo lo produce costantemente: durante una maratona un atleta arriva a produrre e utilizzare quasi il suo intero peso corporeo in molecole di ATP, con le risorse di zuccheri (glicogeno), di proteine e di lipidi un organismo allenato riesce a percorrere così lunghe distanze. Questo miracolo d’ingegneria umana ha però sempre avuto un grosso neo: l’invecchiamento; come ogni meccanismo (anche se perfetto!) con l’avanzare dell’età si è sempre avuto un decadimento delle prestazioni … fino ad oggi …

Nata a Bursa (Turchia) il 6 maggio del 1972, sposata, madre di due figlie, laureata in pediatria infantile, specializzata in malattie infettive, la dottoressa Catherine Bertone, ha sicuramente un record invidiabile: la quarantaquattrenne valdostana nella maratona di Rotterdam si è classificata al quarto posto, dietro solo a due etiopi e una keniana, con un tempo di 2:30:19 che è il secondo miglior tempo, nelle due ultime stagioni di gare agonistiche, della compagine femminile italiana e ha creato un certo “imbarazzo” al selezionatore tecnico della nazionale di atletica oramai pronta per i giochi olimpici di Rio de Janeiro. Questa “macchina da guerra”, così è stata definita, non è una professionista dell’atletica, lavora in ospedale, anche con stressanti turni notturni, accudisce alla famiglia e si allena come tanti amatori nel tempo libero. La costanza, la tenacia e la grande forza di volontà fanno il resto. E’ la dimostrazione fisiologica che, anche in un’età dove molti, forse troppi, tirano i “remi in barca”, si possono ottenere ottimi risultati e competere anche con ventenni e professionisti … e con risultati più che soddisfacenti. Bisogna prendere spunto da queste realtà per indossare una tuta da ginnastica e iniziare ad allenarsi con regolarità e perizia, anche seguiti da personale specializzato.

Nell’ultimo Ironman, svolto a Pescara, si sono avuti lodevoli risultati proprio dalla fascia di età dai 45 ai 55 anni che in alcuni casi, tempi alla mano, hanno surclassato atleti ben più giovani ma forse non così bene preparati o motivati. Questa macchina perfetta può dare ancora molto anche in età più avanzata, senza esagerare … i medici sportivi italiani sono tra i migliori al mondo … rivolgiamoci a loro e prepariamo la valigia … Rio de Janeiro o altre Olimpiadi (quelle personali) sono alla portata di tutti … quelli che lo vogliono.

 

 

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