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Il cervello non invecchia mai

Al contrario delle altri parti del corpo che, perdono progressivamente funzionalità, invecchiando, il cervello umano, organo molto versatile, che possiede “risorse” inaspettate, riesce a mantenere con l’avanzare degli anni, al pari dei giovani, la plasticità (capacità d’incamerare nuove informazioni). La scoperta, pubblicata su “Nature Communications”, è di un team internazionale di ricercatori dell’Università di Tokyo, della Brown University Usa e della University of California Riverside. Spiega Takeo Watanabe, della Brown University, coautore dello studio: “ Il nostro studio dimostra che, sebbene il grado di plasticità della corteccia diminuisca con l’età, i soggetti più anziani riescono a mantenere la capacità d’imparare cambiando la propria struttura cerebrale”. La spiegazione è che il cervello umano è un computer così perfetto che riesce a riprogrammarsi da solo a seconda delle necessità; in questo caso specifico, variando l’efficienza della trasmissione degli impulsi nervosi.

Con il termine cervello s’intende l’intero contenuto nervoso della cavità cranica e il suo peso medio, in un adulto, è di circa 1.250-1.400 grammi e il volume è compreso tra i 1100 e i 1300cm³ (i cervelli dei neonati pesano circa 350-400 grammi). E’ costituito per circa il 75% di acqua, e si compone per il 60% di sostanza bianca e il 40% di materia grigia; circa 100 miliardi sono i neuroni e circa 100.000 sono i chilometri di vasi sanguigni. Per ogni neurone ci sono da 1.000 a 10.000 sinapsi (giunzioni che permettono alle cellule nervose di comunicare tra loro). Sul Journal of Neuroscience è stato pubblicato uno studio effettuato da un team di ricercatori (capitanato dal neurologo Josef Parvizi) dell’Università di Stanford (USA) che ha localizzato, per la prima volta, l’area del cervello che presiede al riconoscimento dei numeri. Quest’area del cervello, delle dimensioni di mezzo centimetro che permette di riconoscere i numeri, è formata da circa 1-2 milioni di cellule nervose, si trova nel giro temporale inferiore, una regione superficiale della corteccia esterna del cervello e si “attiva” alla vista di numeri. L’individuazione di un’area cerebrale, che risponde in maniera preferenziale alla rappresentazione visiva delle cifre, indica una specializzazione tutta dell’uomo ed è una dimostrazione dei cambiamenti del cervello in base all’educazione, in questo caso, in base all’insegnamento dei numeri e della matematica.

Questo spiegherebbe anche il “fenomeno”Grigory Yakovlevich Perelman, Grisha per gli amici; questo matematico russo, nato il 16 giugno del 1966 a San Pietroburgo (da genitori ebrei), di fronte ad un enigma matematico dei più complessi della storia (per i veri appassionati la “Congettura di Poincarè”), insoluto da quasi un secolo (dal 1904 per l’esattezza), l’ha risolto quasi fosse una semplice addizione. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, per la risoluzione dell’enigma, aveva ottenuto, nel 2006, il premio Fields (International Medal for Outstanding Discoveries in Mathematics), il riconoscimento più ambito dai matematici (come un premio Nobel) … accompagnato da 15 mila dollari canadesi; lui ha rifiutato sia il premio … che il denaro (ha commentato: troppi soldi!); il 1° luglio 2010 ha ringraziato, ma non accettato, la 1° Argilla del Millenium Prize, premio che oltre al notevole prestigio è accompagnato da 1 milione di dollari (questa volta americani). Sempre per gli appassionati matematici o curiosi il Clay Mathematics Istitute nel 2000 aveva elencato i sette problemi matematici mai risolti, tra questi c’era anche la “Congettura di Poincarè”; bene … adesso grazie al geniale matematico ne sono rimasti sei!

Per la cronaca: dopo questi accadimenti “l’orso russo” (così è stato soprannominato lo scienziato) Perelman è sparito dalla circolazione e ha fatto perdere le sue tracce, schivo della notorietà e dei clamori dello star sistem, niente a che vedere con spy story o fughe di cervelli, ha solo preferito andare a vivere con la madre in una khrusciovka (case popolari che Nikita Kruscev fece edificare per dare alloggio alle famiglie sovietiche) e cercare di risolvere i grandi complessi problemi insoluti della matematica. Sempre per la cronaca è stato avvistato e fotografato da un blogger nella metropolitana di San Pietroburgo barba e capelli incolti, che scribacchiava qualcosa su un foglietto, assorto nel suo mondo di numeri, teoremi e calcoli tridimensionali. Il cervello umano è così unico e complesso che, secondo il professor Miguel Nicolelis, uno dei più importanti neuro scienziati della Duke University della Carolina del Nord, nonostante i numerosi tentativi, non è possibile riprodurre le funzioni del cervello umano attraverso i computer; gli risponde Ray Kurzweil, attuale capo degli ingegneri di Google, con la teoria della “singolarità”: il momento in cui l’intelligenza dell’uomo sarà superata da un’artificiale. Grazie ai suoi studi, il capo degli ingegneri di Google sostiene che prima o poi sarà possibile riversare tutti i nostri pensieri in un hardware, corredato da applicazioni apposite. Le Borse e gli investitori di tutto il mondo sono in costante fibrillazione, potrebbe essere la scoperta che può rivoluzionare l’universo informatico moderno.

Nota di fine pagina: forse non tutti ricordano Hal 9000, il super computer dell’astronave Discovery 1 nel film di Stanley Kubrick “2001-Odissea nello spazio”; la macchina “incapace di commettere errore” ne commette proprio uno, nel prevedere il guasto all’elemento AE-35 dell’antenna principale della Discovery, diventando improvvisamente inaffidabile per l’equipaggio e il controllo missione sulla Terra. Temendo di essere disinserito tenta di eliminare l’intero equipaggio.

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