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Il prezioso “Cherubino” fa visita a Santo Stefano di Sessanio

Il tipico gioiello di Calascio sposa l’incanto di  Santo Stefano di Sessanio (AQ).  Il “Cherubino”, celebre monile della Baronia di Carapelle che da un quarto di secolo racconta storia e tradizioni dell’Abruzzo interno, sarà presentato santo 17 dicembre alle ore 16  presso l’Opificio sotto gli Archi di Sextantio Albergo diffuso e sarà l’occasione per un dibattito animato da Cristina Collettini, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio L’Aquila e Teramo, Ermanno De Pompeis, conservatore del Museo delle Genti d’Abruzzo, Gianfranco Marsibilio, presidente Ente Mostra dell’Artigianato Artistico di Guardiagrele, Gaetano Basti, editore di Menabò e della rivista “D’Abruzzo”,Fabio e Giampiero Verna, maestri orafi e mecenati, Daniele Kihlgren, fondatore e CEO di Sextantio Group e i rappresentanti delle istituzioni locali. L’evento, aperto al pubblico, è patrocinato dalla Fondazione Genti d’Abruzzo.
Il “Cherubino”, di cui  decine di esemplari sono stati esportati in  Stati Uniti e Giappone, è stato pensato quasi 30 anni fa dai maestri orafi pescaresi Fabio e Giampiero Verna con l’intento di racchiudere nella sua iconografia forme e simboli identitari del territorio abruzzese, più nello specifico dell’antico borgo medievale di Calascio e dell’intero comprensorio di Campo Imperatore (la cosiddetta Baronia di Carapelle).

La sua realizzazione è opera dei fratelli Verna: richiede sette giorni di lavorazione interamente a mano, con strumenti di saldatura risalenti al 1700, senza l‘uso di corrente elettrica. Il “Cherubino” viene realizzato soltanto a Calascio, dove i fratelli Verna hanno fondato nel 2005 il Museo del Gioiello, divenuto un polo di interesse culturale che ogni anno attrae visitatori da ogni parte del mondo. Il dibattito culturale verterà sullo studio dell’iconografia del monile, la cui forma ricorda quella di un gomitolo di lana in omaggio al merletto a tombolo abruzzese e al lavoro degli antichi cardatori. I suoi colori, invece, a seconda delle gemme incastonate nelle diverse versioni del “Cherubino”, rimandano a quelli dei fiori che crescono nella zona di Campo Imperatore: il cardo selvatico (blu), il croco (viola), l’adonis veralis (giallo), la saxigrafa italica (bianca). Un esemplare a parte del “Cherubino”, in oro bianco e diamanti, simboleggia un fiocco di neve, un elemento fortemente caratterizzante il paesaggio di questi luoghi.