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La versione a fumetti de “Il Commissario Ricciardi”

La pandemia da COVID-19 che sta sconvolgendo il pianeta ha modificato, di fatto, anche molte nostre abitudini. Passiamo molto più tempo a casa, conseguenza delle molteplici restrizioni, riscoprendo così il piacere di trascorrere gran parte del tempo a leggere un libro, un fumetto o seguire delle Serie televisive.

Sergio Bonelli Editore

Il Commissario Ricciardi, personaggio creato dalla fantasia di Maurizio De Giovanni, è da qualche tempo divenuto un assoluto protagonista di ognuna di queste opportunità ricreative. Ben dodici, a oggi, il primo risale al 2006, i romanzi fin qui pubblicati dallo scrittore napoletano, tutti di assoluto successo editoriale. Oggi chiunque lo conosce grazie soprattutto ai sei episodi trasmessi da RAIUNO, il lunedì in prima serata, protagonista un bravissimo Lino Guanciale.

Dal 25 gennaio e fino al 1° marzo, è stata proposta la prima stagione, con la trasposizione dei primi volumi. Il risconto in termini di share e gradimento è stato davvero notevole, nonostante l’agguerrita concorrenza delle ormai numerose TV a pagamento che propongono settimanalmente diverse Serie, quasi tutte ormai prodotte con una qualità degna del grande schermo cinematografico.

De Giovanni ha colto nel segno, creando un perfetto ed equilibrato miscuglio di ambientazioni (la Napoli dei primi anni ’30 durante il ventennio fascista) e personaggi, tutti talmente curati e caratterizzati, oltre ovviamente al protagonista, Luigi Alfredo Ricciardi, che potrebbero addirittura vivere, ognuno, personali avventure, creando così una moltitudine di eventuali spin-off. Non sono propriamente “gialli”, ma appunto dei “noir”, giacché la componente sociologica è la vera protagonista, mentre la ricerca dei colpevoli fa da sfondo alle vicende. Passa non inosservato l’implicito j’accuse dell’autore nei confronti di quel periodo storico, dove ogni cosa doveva apparire perfetta e organizzata, mentre le miserie umane, con immensa ipocrisia, nascoste alla vista. La ricerca della verità, protagonista di ogni singola indagine, fa da scenario a un palcoscenico composto di figure formate da oppressi e oppressori, nonché luoghi affascinanti ma, al contempo, macabri.

La ciliegina sulla torta di questo complesso, quanto stupendo affresco, è il mistero che aleggia intorno alla figura del Commissario. Nobile di nascita, ma per carattere lontano dai piaceri che il suo lignaggio potrebbe regalargli e dotato di un terribile “dono”, quello di poter vedere i fantasmi di chi è stato orribilmente assassinato, mentre ripetono ossessivamente le ultime parole pronunciate prima di morire.

Dai libri, alla Serie televisiva, il passaggio non è stato immediato e diretto. Nel mezzo, come ideale trait d’union, la versione a fumetti a cura della nota fabbrica dei sogni, che gli appassionati del settore conoscono come Sergio Bonelli Editore. Nel 2017 il progetto approdò nelle edicole e in libreria, con il primo dei romanzi pubblicati da Maurizio De Giovanni, dal titolo Il senso del dolore.

In rigoroso ordine cronologico, quasi il medesimo osservato in TV, fino ad ora sono stati prodotti i primi cinque, ma la casa editrice ha già annunciato il naturale seguito. Diversi autori si sono già alternati nella realizzazione di questo nuovo progetto a fumetti, ma in particolare mentre a Daniele Bigliardo fu affidato il compito di tratteggiare i lineamenti dei vari personaggi, molti dei quali sono stati idealmente poi anche ripresi nella scelta degli interpreti televisivi, allo sceneggiatore Claudio Falco è spettato il difficile, quanto edificante incarico, di adattarne i testi. Proprio a quest’ultimo abbiamo chiesto di svelarci i segreti di questo enorme successo.

Claudio Falco

Claudio Falco, nel ringraziarti, in nome dei lettori de La Dolce Vita, per la cortese disponibilità, ti chiediamo subito di raccontarci com’è nata l’idea di trasportare il Commissario Ricciardi nel mondo della Nona Arte e il percorso che ne ha poi consentita la realizzazione.

Grazie a te, Fabio, e ai lettori. La paternità dell’idea è tutta di Maurizio de Giovanni che è un appassionato lettore di fumetti e che, a un Napoli Comicon (quale sede migliore?) mi accennò che gli avrebbe fatto piacere una versione a fumetti di Ricciardi.

A quella chiacchierata informale, tramite la Scuola Italiana di Comix, seguì qualche tempo dopo, un incontro con l’allora Direttore Editoriale della Bonelli, Mauro Marcheselli. La Casa Editrice si dimostrò da subito molto interessata e da lì è partito tutto.

Detto così sembra semplice, ma la definizione dello staff di disegnatori e sceneggiatori (tutti, per precisa volontà di Maurizio, rigorosamente campani), la “progettazione” della serie, l’ideazione grafica dei personaggi, hanno richiesto un bel lavoro di squadra per provare a trasferire in un “media” differente le atmosfere di una serie di romanzi amatissima in Italia e non solo.

Fondamentali da questo punto di vista sono stati Michele Masiero (subentrato a Marcheselli come Direttore Editioriale) e il nostro Editor, Luca Crovi, che hanno seguito e seguono noi autori con grande attenzione.

Svelaci un segreto: per il nome dell’agente Falco, personaggio di contorno che impersona un funzionario dell’OVRA, la polizia segreta fascista, Maurizio De Giovanni si è, per caso, ironicamente ispirato a te?

Nel caso, perfidamente, visto che si tratta di un personaggio cattivissimo! Maurizio è un amico, non mi farebbe mai una cattiveria simile… Scherzo. Sai che non ci avevo pensato? La prossima volta che vedo Maurizio glielo chiedo.

Oltre che sceneggiatore sei anche un medico. Due “mestieri” apparentemente molto differenti fra loro. Il primo richiede una buona dose di fantasia, mentre il secondo deve restare con i piedi ben ancorati a terra e risolvere i problemi in maniera scientifica. Ne approfittiamo, in chiusura, per chiederti un parere in merito alla pandemia che ci ha colpito e, magari, qualche consiglio e un messaggio di speranza da chi, come te appunto, lavora riuscendo a far convivere scienza e immaginazione.

Dici bene. Mi sono scelto due lavori apparentemente inconciliabili, ma mi piace pensare che questo continuo “contrasto” tra razionalità e fantasia, mi aiuti a fare un po’ meglio (o meno peggio…) entrambi. Sulla pandemia posso dire una sola cosa: stiamo attenti! Lo so che siamo tutti stanchi, che vogliamo riprenderci la vita che avevamo fino a un anno fa, ma non è abbassando la guardia che ci riusciremo. Perciò, mascherine, distanziamento sociale e attenzione estrema. Sempre. E, come dicevamo durante la prima ondata, ANDRA’ TUTTO BENE.