Il futuro dei borghi dell’Appennino dopo il sisma del 2016
“Il futuro è nei borghi, nei piccoli centri, nell’Appennino ferito dal terremoto del 2016”, ha dichiarato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia. Nei borghi dell’Appennino si trovano migliaia di siti culturali e chiese che custodiscono l’identità del Paese. Perciò non bisogna abbandonare le frazioni dove siamo nati e cresciuti.
Musei del ricordo per i luoghi irrecuperabili
Santanastasio ha proposto di trasformare le frazioni irrecuperabili in musei del ricordo. In questo modo, le nuove generazioni potranno comprendere che la distruzione nasce dalla non prevenzione. Secondo il Presidente, la storia ci insegna che popoli e comunità si sono spostati di pochi chilometri senza abbandonare del tutto i propri luoghi, trasformandoli spesso in memorie vive.
Giovani e futuro dei borghi
L’appello è rivolto ai giovani: non abbandonate i vostri luoghi, ma lanciate idee per renderli più belli e vivibili. I borghi custodiscono patrimoni culturali pari ai grandi centri e hanno un potenziale infinito per le nuove generazioni. Perciò è fondamentale recuperare ciò che è possibile e ridare vita ai centri storici, facendo diventare i borghi protagonisti del futuro.
Digitalizzazione e piattaforme museali
Archeoclub d’Italia sta lavorando alla digitalizzazione dei borghi e all’inserimento dei centri storici in una piattaforma museale capace di renderli più attrattivi. Con questo percorso, la memoria si unisce all’innovazione, dando una nuova prospettiva alle comunità appenniniche.
Dal sisma del 2016 alla rinascita possibile
Alle 3:36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6.0, con epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, inaugurò la sequenza sismica del Centro Italia. Il 26 ottobre seguirono due repliche con epicentri al confine umbro-marchigiano, tra Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera. Il 30 ottobre 2016 arrivò la scossa più forte, magnitudo 6.5, con epicentro tra Norcia e Preci. Infine, il 18 gennaio 2017 quattro scosse superarono magnitudo 5.
Questa serie di eventi causò 303 morti, 388 feriti e 41.000 sfollati, colpendo 140 comuni. Ancora oggi molte frazioni restano abbandonate, molti siti culturali attendono il recupero. Non lasciamo ruderi, ma creiamo musei della memoria per restituire vita e dignità ai borghi appenninici.