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“IL GIOCO DI ATLANTE”

La mostra Il gioco di Atlante raccoglie una serie di opere nelle quali il sogno e l’immaginario si confrontano con l’opposizione leggerezza-peso. Si tratta di un gioco dell’immaginazione ispirato ora al mito di Atlante, il titano costretto da Zeus a tenere sulle spalle la volta del cielo, ora al saggio di Italo Calvino contenuto ne Le lezioni Americane, per cui la leggerezza si oppone alla pesantezza del mondo, alla sua opacità, rendendo possibili un altro modo di leggere la realtà, una nuova capacità di analisi e riflessione. Da qui il richiamo al personaggio di Perseo, l’“eroe della leggerezza”, che riesce a padroneggiare la testa di Medusa tenendola nascosta, come prima l’aveva vinta guardandola nello specchio. E’ sempre in un rifiuto della visione diretta che sta la forza di Perseo, ma non in un rifiuto della realtà del mondo di mostri in cui gli è toccato di vivere, una realtà che egli porta con sé, che assume come proprio fardello. Secondo una leggenda ebraica, in ogni epoca il mondo si reggerebbe sulle spalle di 36 giusti la cui identità nessuno conosce. Grazie a loro, generazione dopo generazione, Dio risparmia al mondo la punizione per gli innumerevoli peccati commessi dagli uomini. A questa leggenda è probabilmente ispirata la poesia di Allen Ginsberg Canzone, per cui “il peso del mondo è amore (…) il peso che trasportiamo è amore”, la cui illustrazione ha il compito di introdurre la mostra. Figure mitologiche e letterarie, personaggi bizzarri, animali fantastici e reali, si incontrano in una dimensione ironica e fantasiosa, con la quale Dalia Del Bue cerca sempre nuovi punti di vista e di analisi per librarsi sulla pesantezza del mondo.

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