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Il mio Zibaldone notturno

E’ una “creatura” della pandemia il nuovo libro di Mauro Giangrande, pittore e scrittore ispirato dai cambiamenti portati dal Covid-19
Mauro Giangrande e’ un bancario neo pensionato con un talento artistico vissuto intensamente, nella scrittura e nella pittura, al di fuori di sportelli ed uffici. L’ ultima “creatura” dell’eclettico ex colletto bianco e’ “La notte del giorno”, libro edito da  Teatermum, nato nelle serate buie del lockdown. La paura del virus, la tristezza per gli amici portati via dal nemico invisibile, hanno tolto il sonno a Giangrande che nelle ore di veglia appuntava ricordi, pensieri, versi , riflessioni sull’attualità, coronavirus compreso. Superata la tempesta della reclusione pandemica, l’autore ha trasformato il materiale raccolto in un libro denso di buoni sentimenti,racconti, poesie, memorie, ironia, in un linguaggio che alterna italiano colto a dialetto abruzzese. La prefazione e’ stata curata dal critico letterario Massimo Pasqualone. Dopo le presentazioni avvenute a Pescara e Montesilvano in una cornice di opere pittoriche dell’artista,Mauro Giangrande racconta il suo volume a La Dolce Vita.

1) Appunti di notte presi durante l’emergenza covid, quando è come ha deciso che sarebbero diventati un libro?

”Nelle notti in piena pandemia, abbiamo vissuto in tanti notti insonni; i pensieri più brutti che belli affollavano la mente e l’unico sollievo era fermare quei momenti così difficili ma creativi.  Ed allora è stato facile appuntare pensieri, parole, idee… che ripresi in un secondo momento hanno dato vita a racconti poesie riflessioni e poi appunto al mio ultimo libro che ha per titolo “La notte del Giorno”.  

2) Il libro è intriso di ricordi di una vita. Il pensiero del passato è prevalso nel momento della paura. È stato l’effetto pandemia?

”Si, indubbiamente la Pandemia ha avuto un ruolo preminente nel suscitare in me ricordi dell’infanzia vissuta in un borgo del teramano.  L’istinto della paura amplificato dal momento vissuto, nel quale la morte e quindi la negazione della vita era predominante sugli affetti e sui rapporti umani, spesso ha suscitato e stimolato un ritorno al passato, ai ricordi, come se fosse una sorte di protezione di fortilizio a cui aggrapparsi per rimanere in vita e nel tempo”

3)Come nascono l’arguzia  e l’ironia nell’osservare e commentare l’attualità italiana?

”Non ho mai pensato all’origine della mia ironia e della mia arguzia, certamente le   esperienze di vita hanno aiutato a costruire una mia personalità.  Alcuni aspetti spesso emergono e cerco di condividerli con chi mi è vicino e con i lettori dei miei scritti. L’utilizzo delle due massime Arti, pittura e   poesia, danno forma e vita ai miei pensieri con una cornice affascinante e intrigante”.

5) L’uso del dialetto in alcuni passaggi del libro. Perché questa scelta?

”Il dialetto per me è come il sole al mattino, dona luce… Basta pensare che le prime parole che ho pronunciato alla mia nascita sono state in dialetto.   Esso identifica un luogo specifico; due territori o paesi quasi contigui con una distanza minima fra loro hanno fonemi ed etimologie molto differenti fra loro.   Altro aspetto che mi fa amare il dialetto è che nel parlarlo, emergono, gestualità, suoni, pronunce, espressioni del viso e tante altre sottili differenze, cogliere questi aspetti per me risulta affascinante.   Tutto quanto detto e il fatto non trascurabile che i miei versi trovano giusta espressione ed equilibrio attraverso il dialetto mi ha indotto ad utilizzarlo per i miei scritti”.

6) In lei convivono  lo scrittore e il pittore, quale dei due tende a prendere il sopravvento sull’altro?

“E’ un modo di esprimersi, a volte sento l’esigenza di condividere un pensiero, una visione, uno scorcio di vita, attraverso la pittura ed a volte attraverso i versi. Certamente la pittura ha una storia in me molto datata, inizia nel 1973 con la produzione di tre quadretti raffiguranti l’uomo alle prese con le problematiche della vita.   La scrittura e la poesia ho iniziato a praticarle da qualche anno anche se a diciassette anni scrissi il titolo di un romanzo sui misteri della vita che poi non ho mai scritto…  Adesso vorrei dedicarmi alla stesura di  un romanzo, è molto difficile perché bisogna dare vita e parola ai personaggi. Il titolo sarà  “A volte ritornano” dedicato ai ragazzi del bio paese che in giovane età sono stati costretti ad abbandonare famiglia, affetti ed amori per andare a cercare lavoro nelle città del nord o nei paesi europei. Alcuni sono tornati, altri troppo tardi ma presto scoprirete tutto”.

Mila Cantagallo
(foto: Daniele Parrozzani)