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Il Museo dell’800 nella città di D’Annunzio

L’inestimabile dono di una coppia di mecenati apre a Pescara una nuova frontiera della cultura

<L’arte non ha epoca, è l’emozione che dorme su guanciali d’eternità>. Questa profonda citazione di Antonio Aschiarolo, scrittore e insegnante abruzzese, può rappresentare al meglio la prodromica chiave di lettura al sogno realizzato da due mecenati pescaresi, visionari e illuminati al tempo stesso: Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta, coniugi e complici di un percorso di ricerca artistico iniziato nel 1987, con l’acquisto di un dipinto del pittore Antonio Mancini, all’epoca forse ancora sconosciuto al grande pubblico. L’istinto mai domo, che brucia le vene di ogni collezionista, spinto dall’(in)sana passione di completare un puzzle immaginato solo dalla propria mente, peraltro in continua e perenne estensione, li ha condotti a creare un’opera d’arte che ne racchiude altre centinaia: Il Museo dell’Ottocento.

L’inaugurazione del 18 settembre 2021, una data destinata a rimanere nella Storia della città natale di Gabriele D’Annunzio, che ospita questo splendido museo, ha fatto finalmente conoscere, grazie soprattutto alla colta e istrionica verve di Vittorio Sgarbi, le vicende che hanno regalato, non solo al capoluogo adriatico, ma all’intero Paese, se non addirittura al mondo intero, un luogo destinato a calamitare la curiosità e l’interesse di migliaia di appassionati e non solo. I Di Persio non hanno mai amato la notorietà, tant’è che durante l’intera giornata del 18 settembre, ricca di eventi e presentazioni, non hanno mai proferito verbo davanti al pubblico, lasciando a Sgarbi, ai politici e ai tanti prestigiosi ospiti presenti, il compito di riferire e raccontare. Solo immediatamente dopo il taglio del nastro, i pochi invitati hanno avuto la fortuna di ascoltare la loro voce, perché di fronte a quegli oltre trecento dipinti, da loro faticosamente e amorevolmente raccolti in giro per il globo, evidentemente il loro cuore si è sciolto, tanta era la voglia di far apprezzare i particolari e le rare bellezze racchiuse in quelle meravigliose cornici, quest’ultime non meno preziose delle stesse tele che impreziosiscono.

L’edificio dei primi del Novecento, che un tempo ospitava i locali della Banca d’Italia, acquistato dai coniugi Di Persio e trasformato in Fondazione, sede di questo mirabile museo, al suo interno, pur mantenendo il fascino misterioso dell’epoca, è stato mirabilmente adattato ai più moderni standard qualitativi attuali.

I visitatori rimarranno stupiti soprattutto dall’eccezionale posizionamento delle luci, personalmente registrate dallo stesso Venceslao Di Persio, che donano ad ogni singolo quadro la migliore illuminazione possibile, con risultati visivi particolarmente sublimi.

L’artista Antonio Mancini, che abbiamo citato come ideale apripista per questa lodevole e unica collezione, è quello maggiormente rappresentato all’interno del museo, con ben diciassette opere esposte all’interno di una sala esclusiva, al primo dei tre piani, di cui l’edificio dispone.

Fra i suoi dipinti, tutti davvero incantevoli, ne citiamo due, che si sono contesi la “copertina” della brochure: Verità e Prevetariello in preghiera, entrambi del 1873. Per quanto il primo sia universalmente riconosciuto come una delle più belle opere in assoluto dell’Ottocento, alla fine, forse anche per motivi di dubbia convenienza (“Verità” ritrae un piccolo modello di nome Augustarello, seminudo), è stato scelto il secondo che, come ha spiegato lo stesso Sgarbi nel corso della Lectio Magistralis ascoltata all’interno dell’Aurum, l’edificio simbolo della città di Pescara, propone un effetto ottico di rara intensità, con la messa a fuoco delle mani raccolte in preghiera, appoggiate su una sedia a mo’ di pregatorio e il volto parzialmente sfocato.

 

Non a caso viene utilizzato il termine di “messa a fuoco”, poiché la principale caratteristica di questo periodo storico artistico, per inciso troppo a lungo dimenticato, sepolto chissà perché da racconti dove le guerre e non le arti, la fanno da padrone, è proprio il parallelistico connubio con la fotografia, che all’inizio sembrò porsi come facile alternativa ai dipinti, ma in realtà spinse gli artisti meno radicati e maggiormente propensi all’evoluzione, verso un nuovo modo di rappresentare le scene. Se la foto, come giustamente ha fatto notare il solito Sgarbi, in fondo rappresenta la morte dell’istante in cui avviene lo scatto, che mai più tornerà, invece la tela imprime un senso di realtà quasi immortale, donandoci la memoria visiva dell’artista, che inquadra panorami oggi ancora presenti, ma sostanzialmente diversi, spesso, purtroppo, a causa della devastazione operata dall’uomo.

La cosiddetta Scuola Napoletana e il suo “spin-off”, ovvero quella di Posillipo, sono rappresentate all’interno del museo con opere di altissimo livello qualitativo e di una bellezza che lascia senza fiato. I più illustri artisti italiani e francesi del periodo, sembrano qui rivaleggiare, offrendo ai visitatori una vera e propria escalation di emozioni visive.

L’edificio ospita anche, ben visibile alla sinistra dell’ingresso, una biblioteca che contiene molti volumi di pregio, fonti di studio per i coniugi Di Persio, nel corso della loro quarantennale ricerca dei quadri acquistati, mentre all’ultimo piano si trova una sala per le conferenze e una foresteria, pensata per i giovani studiosi che avranno così la possibilità di assorbire in pectore le sensazioni emanate da un luogo così intriso di pura arte visiva.

Ora toccherà alle istituzioni, cittadine e regionali in primis, fare da chioccia a questo omaggio, che due privati hanno donato alla comunità. Per cominciare, su suggerimento di un quanto mai determinato Vittorio Sgarbi, l’impegno a realizzare un catalogo, degno di rappresentare al meglio le innumerevoli tele esposte. Ècosì che il Presidente del Consiglio Regionale abruzzese, Lorenzo Sospiri, ha raccolto il messaggio, promettendo il massimo impegno in tal senso. D’altronde Pescara si è candidata a Capitale Italiana della cultura per il 2026 e un’eventuale assegnazione rappresenterebbe la cosiddetta ciliegina sulla torta per la città del Vate, finalmente celebrato come merita anche a domicilio.

La presenza del Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, fa sperare anche in un futuro miglioramento delle infrastrutture stradali e ferroviarie, oggi ancora non all’altezza della città adriatica.

di Fabio Rosica