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“Il papa e le unioni civili”, a cura di Arcadio Damiani

Il papa e le unioni civili

Il caso Becciu è solo l’ultimo di una lunga serie di inciampi che ostacolo il cammino ideologico di questo Papa: da Viganò ai “dubia” non risposti, ai sinodi sia quello amazzonico che quello più recente tedesco, all’accordo molto discutibile con la Cina, ai contrasti con i vescovi Usa fino all’ultima uscita molto chiacchierata sulla difesa delle unioni civili delle coppie omosex. Certo “Ecclesia semper reformanda est” ma se questi sono i risultati qualche dubbio sorge su questo neo-cristianesimo. A meno che non si voglia condividere il pensiero di Schopenhauer “Il medico vede l’uomo in tutta la sua debolezza, l’avvocato in tutta la sua cattiveria, il teologo in tutta la sua stupidità”. Ma se l’ “homo stupidus” è quello che vuole “esistere” e non solo “funzionare” come dice il francescano padre Enzo Fortunato ecco che gli stupidi sembrano essere la maggioranza che vive la bellezza di essere ancorati ai valori senza essere sbattuti fra le onde del mare e della cultura, del liberalismo che diventa libertinismo, dell’agnosticismo che diventa sincretismo, senza farsi portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina come impone l’assunto del “relativismo”.

E c’è un nuovo intricato giallo in Vaticano, quello dell’intervista, ormai famosa, del Papa in cui parla della comunità gay inserita nel film documentario “Francesco” del cineasta russo Evgeny Afineevsky.

Ma la frase del Papa “Quello che dobbiamo fare è una legge sulla convivenza civile, le persone hanno il diritto di essere protette legalmente” non fa parte di un’intervista originale del documentario ma è stata concessa al regista russo dalla Santa sede estrapolandola da una vecchia intervista del 2019 rilasciata da Bergoglio alla tv messicana “Televisa” e che i media vaticani non hanno mai pubblicato in toto ma “tagliata” da quell’espressione prima di consegnarla ai messicani sebbene ritornata in vita e consegnata ad Afineevsky per blandire un Papa sempre più impegnato nel sostegno della comunità Lgbt.

Comunque Francesco sapeva di quella frase introdotta nel documentario visti i rapporti amichevoli col regista russo. Inutile elencare gli “entusiasti” di questa presa di posizione papale.

L’occasione era troppo ghiotta per non essere colta al volo innanzitutto da quella che è stata la madrina della legge sulle unioni civili omosex: Monica Cirinnà “Dal Papa parole rivoluzionarie su unioni tra persone omosessuali, importanti peri credenti Lgbt, di ispirazione per i laici.

Fratellanza solidarietà ed uguaglianza attraverso i confini di culture e religioni”.

E’ seguita a ruota dalla catto-progressista renziana Maria Elena Boschi che ricorda di aver portato a casa quattro anni fa le legge sulle unioni civili “un abbraccio alle tante coppie che possono amarsi senza più nascondersi alla nostra legge”.

Non poteva mancare sia la kompagna vendoliana Laura Boldrini “E’ il riconoscimento del diritto di ogni persona ad amare senza paura e senza essere il bersaglio di odio. Per questo è importante approvare subito la legge contro l’omotransfobia e la misoginia”.

Come non poteva mancare l’ideatore della legge contro l’omotransfobia Alessandro Zan “le parole di Bergoglio sulle unioni civili riconoscono il diritto delle persone Lgbt alla vita familiare”.

Ed è risorto anche il padre del “pensiero debole” il filosofo Gianni Vattimo che col pontefice ha uno stretto rapporto che risale a qualche anno fa “L’apertura di Bergoglio è l’epifania di un nuovo cristianesimo aperto ed inclusivo.

Francesco ha finalmente scardinato delle eredità spurie, sedimentate e persistenti da chissà quali epoche, ma di cui non si capivano le reali motivazioni…ha definitivamente smontato una barriera atavica che non ha nulla a che fare col cristianesimo”.

Col vezzo delle telefonate ai suoi graditi interlocutori nel 2018 a Vattimo disse che era ancora più convinto che al teologia cattolica necessitasse di un “rinnovamento”. Ma questa è una “palingenesi” globale del Magistero e della Dottrina della Fede in un procedere a zig-zag far assunti e contro-assunti.

Infatti in numerose occasioni, al pari dei suoi predecessori ha criticato la teoria del gender, l’amore fluido e libero dei giovani d’oggi, ha difeso con chiarezza la famiglia tradizionale eterosessuale e 4 anni fa in un viaggio apostolico a L’Avana siglò una storica e impegnativa dichiarazione congiunta assieme a Kirill, patriarca ortodosso di Mosca.

La stampa mondiale e l’ “Osservatore romano” esaltarono l’incontro come un ennesimo superamento di storici steccati. Il testo si compone di 30 articoli ben assortiti ed esprime la comune visione di Fede della Chiesa cattolica e di quella ortodossa russa dopo la scissione nel 1054. Qualche tratto “La nostra responsabilità pastorale non ci autorizza a restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune…dopo aver esultato perché le catene dell’ateismo militante sono spezzate col chiaro riferimento al tramonto del comunismo, si condannano con pari
forza l’aborto, l’eutanasia, il consumismo e tutti i frutti di un secolarismo tante volte assai aggressivo”.

E la famiglia? “La famiglia è il centro della vita umana e della società e siamo preoccupati della crisi della famigli in molti Paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a
testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi
nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei
figli, la solidarietà fra le generazioni ed il rispetto dei più deboli”.

Quello che stupisce è che Francesco e Kirill sono d’accordo sul fatto che “La famiglia si fonda sul matrimonio atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna e ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’umo e della donna, nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica viene estromesso dalla coscienza pubblica”.

A questo punto sembra che al pari di “Giuseppi” che guida stessi governi ma con formazioni opposte, il Papa si
adegui a mutamenti comportamentali altrettanto repentini, creando non poche confusioni fra i fedeli nel senso che “chi ci capisce è bravo!” ma entrambi sono stati
voluti in quel ruolo allo scopo di demolire le istituzioni che rappresentano. Perché la
condanna della pratica omosessuale è nel libro della Genesi, al principio
dell’umanità e della Fede e si ripete costantemente nel Nuovo come nell’Antico
Testamento. San Pietro scrive che Dio incenerì Sodoma per dare “un esempio a
quanti sarebbero vissuti empiamente”. Ed “Avvenire” col suo direttore Marco
Tarquinio dovrebbe accusare San Pietro, Sant’Agostino, Sn Pier Damiani, San
Bonaventura e tutti gli altri santi che oggi verrebbero tacciati di omofobia e che un
clero ipocrita evita accuratamente di citare. Gesù Cristo perdona l’adultera ma
condanna l’adulterio e dunque l’eros “non matrimoniale”: “D’ora in poi non peccare
più”. Insomma “Avvenire”, “Osservatore Romano” e “Civiltà Cattolica” dovrebbero
confessare che per loro la Bibbia è obsoleta, che il Vangelo è obsoleto e che il
Decalogo va aggiornato mettendo al posto del “Non fornicare” il “Chi sono io per
giudicare?”. Comunque sarebbe meglio fare un po’ di chiarezza perché pur essendo
inopportune talune priorità papali, in questa emergenza pandemica era forse meglio
invocare la “Sfera Celeste”, come la veemenza verso l’islam o la Cina, il
documentario a detta degli esperti non è proprio su Francesco ma analizza il suo
pensiero sui temi più scottanti della società, molto tipico del gesuitismo politico, dal
cambiamento climatico, al razzismo, dagli abusi sessuali nella Chiesa alle migrazioni.
Ma come conferma monsignor Bruno Forte per il pontefice “La famiglia è quella
voluta da Dio. Il resto è unione!”.

Allora chiediamoci chi ha voluto tirarlo per la talare bianca facendolo apparire così aperto da rasentare la blasfemia? Per ora l’unica apertura arriva sulla prole di un genitore omosessuale convivente con un partner dello stesso sesso. Di qui si sono aperte le cateratte della conseguente apertura verso figli in provetta, utero in affitto e adozioni per coppie omosex.

Ma ciò non corrisponde al pensiero del Papa che in merito all’aborto, utero in affitto, teorie gender, eutanasia e sua assistenza già si è espresso in maniera negativa.

Il vero vulnus è che tra il Papa e la comunicazione mediatica vaticana non vi sono molte
affinità elettive.

Il suo è un pensiero spesso ambiguo che ingenera nei fedeli alla Dottrina sconcerto se non angoscia ma nei commentatori interpretazioni fin troppo larghe.

Il catechismo recita “Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente
disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono
della vita” ma bisognerebbe sottolineare che la condanna riguarda gli atti
omosessuali non gli omosessuali. Si distingue l’agire di una persona dal suo essere,
la sua dignità; l’amore che si deve alla persona resta! Il recente libro del professor
Loris Zanatta (Ed. Laterza) “Il populismo gesuita: Peron-Fidel-Bergoglio” mostra la
natura tutta politica del gesuitismo e di Bergoglio in particolare. Allora, dice Antonio
Socci, qual era il principale scopo politico di questa operazione? Il bersaglio più grosso, quello cui tutto il sistema mediatico e le elite globaliste sono scatenate:
Donald Trump.

E’ lui che mina il progetto obamiano e clintoniano che nella
forsennata finanziarizzazione dell’economia occidentale impose la Cina come
“fabbrica del mondo” a spese del ceto medio e dei lavoratori occidentali: l’eventuale
riconferma di Trump sarebbe un colpo durissimo per questa ideologia migrazionista
e fanaticamente ecologista e per questo blocco di potere. E Bergoglio partecipa alla
campagna anti-Trump perché l’elettorato cattolico americano è decisivo! Infatti si è
rifiutato di incontrare il segretario di Stato Mike Pompeo perché sarebbe stata
un’interferenza a favore di Trump nella campagna presidenziale.

Nel contempo arriva il mega spot pro-Biden offerto dal documentario ove si glorifica Bergoglio come “purificatore” della Chiesa e “salvatore” dell’umanità con immagini scelte ad hoc: quelle relative a George Floyd il cui caso è stato usato contro Trump senza
alcuna motivazione; quindi casualmente spunta l’attuale sfidante Biden che è
accanto a Bergoglio mentre parla al Congresso americano.

Poi è la volta della profetessa ecologista Greta Thunberg inquadrata mentre saluta Bergoglio in piazza San Pietro; poi inizia un lungo comizio che culmina sul muro fra Usa e Messico, muro che come sappiamo lo hanno iniziato proprio i suoi amici democratici e
diversamente da loro Trump non ha fatto neanche una guerra ma realizzato molti
accordi di pace nel mondo.

Alla fine appare il cardinale filippino Tagle, candidato di Bergoglio alla sua successione. Il giorno che sentirò la sua voce che mi parla dello sfacelo delle chiese bruciate e distrutte nel mondo come ultimamente quella in Cile, della sofferenza dei cristiani nel mondo come il continuo genocidio da parte degli azeri dei cristiani curdi con prese di posizioni nette anche contro i social che permettono il profluvio della blasfemia verso la nostra Fede allora forse mi ricorderà l’immagine di Gesù quando cacciò in malo modo i commercianti dal tempio.

Ma il fatto di non volersi definire “Vicario di Cristo” qualcosa vorrà pur dire!

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