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Il Parco Nazionale della Maiella diventa Geoparco Mondiale dell’UNESCO. Intervista al Direttore Luciano Di Martino

Giovedì 22 aprile 2021, giornata della Terra celebrata in 193 paesi del mondo, il territorio del Parco Nazionale della Maiella è diventato Geoparco Mondiale dell’UNESCO con il nome di Majella Geopark. Un risultato importante per il nostro territorio e per l’Abruzzo intero che ho il piacere di commentare con il Direttore del Geoparco, il Dott. Luciano Di Martino, biologo-botanico che dal 2009 ha la fortuna di lavorare immerso nella natura alle pendici della Maiella.

Questo ottimo risultato porterà ad una collaborazione con numerosi Stati del Mondo, avete già dei progetti in cantiere che vi piacerebbe attuare?

Sicuramente ci interessa “internazionalizzare” il nostro Geoparco, ma in maniera sostenibile e amplificando le forme di turismo ecocompatibili già presenti nel Parco. I numerosi progetti internazionali sulla tutela delle specie animali ( Life Wolfnet, Life Coornata, Life Safe Crossing,Life Streams,Life Arcprom) e vegetali ( Life Floranet) ci hanno già avvicinato a numerosi Paesi europei, sia in termini di ricerca scientifica che di presenza turistica. Un Geoparco ha un ruolo attivo nello sviluppo economico del suo territorio e deve realizzare un impatto positivo sulle condizioni di vita dei suoi abitanti e sull’ambiente. Tra i programmi sicuramente quello di attuare sinergie con i parchi extraeuropei, poiché siamo fermamente convinti che gli scambi culturali siano sempre una fonte di ispirazione nell’attuazione poi delle locali politiche di conservazione della natura e di attuazione di un turismo sostenibile.

 

Quali sono le caratteristiche che hanno reso possibile questo riconoscimento?

I 95 geositi della Maiella, intesi come paesaggio, formazioni rocciose e siti fossiliferi, rappresentano dei luoghi identitari per il territorio e le comunità locali, dove è possibile comprendere la storia della Terra, che meritano la massima tutela all’interno dell’area protetta: essi hanno permesso al Parco Nazionale della Maiella di candidarsi a Geoparco, entrando a far parte della grande rete mondiale dei Geoparchi dell’UNESCO.

So che i sentieri sono suddivisi in tre grandi aree: sentieri escursionistici, sentieri tematici e sentieri per famiglie. Qual è il sito più visitato all’interno della superficie del Geoparco per quanto riguarda i sentieri escursionistici?

Sicuramente il sentiero di alta quota del Parco con inizio dal BlokHaus permette di ammirare dall’alto buona parte della geodiversità della Maiella, unitamente ai numerosi sentieri che permettono la visita ad eremi e capanne pastorali.

 

E relativamente ai sentieri tematici ed ai sentieri per famiglie?

Tra i sentieri tematici notiamo una sempre maggiore affluenza su ippovie e sentieri per cicloescursionismo, mentre tra i sentieri per famiglie riscontriamo una grande affluenza verso i siti che offrono possibilità di ristoro, come ad esempio tra Roccacaramanico e Sant’Eufemia a Maiella (dove il giardino botanico del Parco è sempre più visitato), Fonte Roberto a Decontra di Caramanico Terme, l’area faunistica del Camoscio ed il Giardino Botanico “Michele Tenore” a Lama dei Peligni, l’area faunistica dell’Orso a Palena e del cervo a Gamberale, etc.

Avete in programma di riaprire qualcuno dei sentieri escursionistici chiusi?

I sentieri sono sempre aperti, poiché le ordinanze di chiusura sono generalmente di competenza delle Amministrazioni Comunali per problematiche legate alla pubblica incolumità; l’Ente Parco può disporre la chiusura per motivazioni legate alla tutela di habitat e specie animali e vegetali meritevoli di protezione, nei casi in cui le attività escursionistiche e sportive in generale arrecassero loro disturbo.
In questa fase emergenziale legata alla pandemia da COVID-19 è bene attenersi alle disposizioni governative in merito.

So che nell’area è presente il nucleo di orsi marsicani più importante fuori dal parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Quanti Orsi ci sono oggi nel Parco?

L’orso bruno marsicano, storicamente confinato nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e della sua zona di protezione esterna, sta mostrando negli ultimi anni evidenti segni di espansione della sua popolazione. Fuori dal territorio di presenza storica (core area) si avventurano più facilmente e frequentemente individui maschi, in special modo i giovani in dispersione, molto meno le femmine, che sono essenziali per l’espansione territoriale e per una crescita numerica necessaria a ridurre il pericolo di estinzione. Tuttavia, maggiori evidenze di presenza di orsi nell’areale periferico sono arrivate negli ultimi 6 anni, con la documentazione di 2 femmine con piccoli nell’area della Maiella. Segnali incoraggianti che vanno nella direzione delineata dal Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso bruno marsicano (PATOM).

Relativamente ai Lupi cosa mi dice? Quanti sono e dove è possibile incontrarli?

Il territorio del Parco Nazionale della Majella con i suoi 10 branchi e circa 100 lupi rappresenta una delle aree più importanti per la conservazione di questo predatore, fondamentale per mantenere in equilibrio le popolazioni di ungulati selvatici, in particolare il cinghiale.
Il ritorno del lupo è la conseguenza di equilibri naturali che derivano dallo spopolamento delle fasce pedemontane e montane, che ha favorito l’insediamento e la proliferazione di abbondante fauna selvatica, in particolare ungulati, naturali prede del lupo.
Fondamentale è anche il ruolo che il Parco ha relativamente alla ricerca scientifica su questa specie che proprio su queste montagne ha avuto il suo avvio in Italia negli anni 70’.
Negli ultimi anni il Parco ha portato avanti importanti studi e progetti, vedi ad esempio il progetto Life “Wolfnet”, che ha avuto il pregio di individuare il lupo come risorsa nel rapporto con gli allevatori (ormai famoso lo slogan “il lupo riporta la pecora”). Il Parco della Majella è capofila anche di progetti nazionali con altri Parchi Nazionali dell’Appennino.

Che benefici avrà questo riconoscimento dell’UNESCO a livello di sviluppo ecosostenibili delle comunità locali?

Un Geoparco riconosciuto a livello internazionale è un territorio che possiede un patrimonio geologico particolare ed una strategia di sviluppo sostenibile. Deve avere confini ben definiti e sufficiente estensione per consentire uno sviluppo economico efficace del comprensorio. L’aumento delle escursioni dovrà favorire un turismo sostenibile e consapevole della montagna. Il territorio è un bene comune, frutto anche delle trasformazioni umane operate nel contesto naturale, riconoscibile e classificabile come paesaggio; un bel paesaggio è un patrimonio che resiste solo rispettando le regole!

Relativamente all’impatto del Covid 19 sulla superficie del Geoparco cosa mi dice?

Un parallelismo con l’attuale fase emergenziale del COVID-19 è d’obbligo: ne usciremo solo se rispetteremo le regole, nuove regole anche necessarie per un ripensamento degli equilibri nello sfruttamento del territorio.
In poche parole dobbiamo essere in grado di mettere in moto il cambiamento, così come stiamo dimostrando di poterlo fare con il COVID-19.
Le trasformazioni sono inevitabili, come storicamente dimostrato, ma esse devono essere orientate dalla collettività locale, l’unica con il diritto di pianificazione sul proprio territorio.

Ultima domanda dato che lei conosce perfettamente la zona: qual è il suo percorso preferito?

A primavera ed in autunno mi piace molto passeggiare nell’anello di “Colle Astoro”, che è uno dei 4 anelli tematici dei sentieri delle Capanne in Pietra del Parco; gli altri che si trovano tutti nelle vicinanze sono chiamati: anello di “Colle Civita”, anello di “Cerratina” ed anello di “Valle Giumentina”.
Il paesaggio dei campi terrazzati e delle capanne in pietra rappresenta sulla Majella la massima espressione di addomesticamento biologico della “montagna”, in un processo iniziato sin dal Neolitico: l’eccezionale biodiversità sia naturale che storico-antropologica di questo paesaggio è la testimonianza della vita quotidiana delle popolazioni che per millenni hanno vissuto le valli, le praterie, le cime, i boschi, trovandone sostentamento, in un delicato e corretto equilibrio con gli elementi della natura.
Anche l’area di Monti Pizzi – Monte Secine, nel settore meridionale del Parco, tra Palena, Gamberale e Pizzoferrato è bella da percorrere per il paesaggio che si caratterizza con i boschi di cerro e faggio intercalate da grandi radure e lame di roccia (o morge) dall’aspetto selvaggio e aspro con interessanti cime come la Pietra Cernaia ed il Monte Secine.

Grazie infinite e ad maiora

Photo di Luciano Di Martino

 

 

 

 

       Anna Chiara De Nardis