Pesce chirurgo pinna gialla: nuova specie segnalata in Sicilia
Il pesce chirurgo pinna gialla (Acanthurus xanthopterus), proveniente dall’Indo-Pacifico, avvistato per la prima volta nelle acque italiane e precisamente in Sicilia.
Una scoperta grazie alla Citizen Science
L’esemplare è stato catturato il 31 ottobre 2024 da un pescatore subacqueo al largo di Torre di Mezzo, lungo la costa ragusana. Successivamente, l’uomo lo ha consegnato al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, impegnato in un progetto di Citizen Science sugli ambienti marini.
Gli esperti hanno misurato e classificato il pesce, analizzandone anche un campione di DNA. Dopo quasi un anno di ricerche, la conferma è arrivata con la pubblicazione sulla rivista BioInvasions Records. Inoltre, la notizia è stata condivisa sulla pagina Facebook “Oddfish”, che raccoglie osservazioni di nuove specie tropicali nel Mediterraneo.
Perché si chiama pesce chirurgo
Il nome “chirurgo” deriva dalle piccole spine affilate, simili a bisturi, presenti sulla pinna caudale. L’esemplare presenta corpo ovoidale scuro con zone gialle attorno agli occhi e lungo la pinna dorsale. Inoltre, cambia colore con l’età, rendendo l’identificazione più complessa.
Questo pesce non è pericoloso per l’uomo, a differenza del pesce scorpione segnalato in Sicilia la scorsa estate. Si nutre di detriti, come alghe e resti di crostacei, e vive normalmente nei fondali rocciosi tropicali.
Il pesce chirurgo pinna gialla e la tropicalizzazione del Mediterraneo
Le specie “lessepsiane”, provenienti dall’Oceano Indiano attraverso il Canale di Suez, portano nel Mediterraneo il pesce chirurgo pinna gialla. Il mare nostrum offre condizioni sempre più favorevoli a queste presenze per effetto della tropicalizzazione delle acque. Gli studiosi hanno già osservato la stessa specie nel 2021 in acque egiziane.
Il valore della Citizen Science
I cittadini contribuiscono concretamente alla scienza. Raccogliendo dati ambientali, pescatori e appassionati supportano i ricercatori e monitorano direttamente i cambiamenti marini. Questa collaborazione, sempre più diffusa in Europa, arricchisce le conoscenze scientifiche e rafforza la tutela della biodiversità.