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Il peso del benessere

Una persona su 5 fuma, una su 10 è obesa, una su 5 consuma alcol tutti i giorni, 4 su 10 non pratica sport nè svolge attività fisica.
Questi sono i dati pubblicati giovedì 6 luglio 2017 e riferiti al nostro paese (l’Italia … ahimè) per l’anno 2016. Spulciando dentro la statistica la situazione è ancora più “preoccupante”; per quel che riguarda l’obesità una su dieci (10%) è obesa, il 35% è in sovrappeso e solo il 3% sottopeso. Al riguardo degli “sportivi” anche qui bisogna fare un distinguo: anche se il 60% si “dichiara” sportivo, solo il 25% lo fa in modo continuativo, il 10% in maniera saltuaria e un altro 25% … ogni tanto. Non è, a prima vista, una vetrina molto confortante … a ben vedere però … non è catastrofica se riferita al contesto europeo o addirittura mondiale: “Se Atene piange Sparta non ride”. L’Istituto europeo di statistica, nei dati contenuti nell’”European Health interview survey”, al riguardo dell’obesità dichiara: più della metà della popolazione ha problemi di sovrappeso e uno su sei si deve considerare obeso; il parametro è legato all’indice di massa corporea che si calcola dividendo il peso in Kg per il quadrato dell’altezza in metri: se questo valore è superiore a 30 si deve parlare di obesità. Nell’infografia si nota come questa condizione non è legata ne al PIL ne alla latitudine: al primo posto di questa classifica europea troviamo la Lettonia, ma subito dopo la Turchia e l’Ungheria e al quarto posto … la molto “british” Gran Bretagna; in Italia “lo scettro” spetta al Molise (14,1%) seguito dall’Abruzzo (12,7%) e dalla Puglia (12,3%); all’ultimo posto (beati loro!) la Lombardia con 8,7%. Andando ad analizzare, nel dettaglio i dati abruzzesi, si riscontra che tra obesi e persone in sovrappeso la percentuale arriva al 48,9% (quasi la metà della popolazione); molti genitori considerano “un vanto” avere un figlio “ben in carne” non considerando che un bambino in sovrappeso, è in prospettiva, più soggetto a divenire obeso in quanto, il disordine alimentare che spesso si instaura all’interno di una famiglia, viene poi perpetrato nell’età dell’adolescenza e nella vita adulta, senza considerare che questi eccessi alimentari (con un forte squilibrio nei componenti della dieta) hanno intanto “affaticato” irrimediabilmente organi che normalmente non sono deputati a svolgere uno stress funzionale per così lunghi periodi e soprattutto nell’età della formazione fisica strutturale. Il fenomeno non è circoscritto e a tutt’oggi non si riesce ad arginare quello che viene definito “la peste del nuovo millennio”, solo in Italia ogni anno si contano 100 mila casi con un costo, per le casse dello stato (e quindi di noi tutti), di oltre 9 miliardi di euro che diventano 22 se si calcolano i costi delle patologie correlate all’obesità: diabete, malattie cardiovascolari, muscolo-scheletriche e tumori. Ogni anno si contano circa 57 mila morti attribuibili a “problemi di peso”. Considerando che a livello mondiale l’indirizzo terapeutico, basato sulla dieta, si è rivelato un fallimento (dato i bassi indici percentuali positivi riscontrati) oggi si è orientati sull’approccio chirurgico con tre tecniche bariatriche (chirurgia dell’obesità): bendaggio gastrico, gastrectomia verticale parziale e bypass gastrico. La scelta chirurgica rimane comunque “l’ultima chance” e quindi bisogna combattere questa atavica ricerca del cibo ad ogni costo, senza ragione … e senza motivo.

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