Ezra Pound. Il testamento dell’ombra e della luce

“Solo nella notte si vedono le stelle.” — Ralph Waldo Emerson

Il poeta Ezra Pound, l’arresto e l’inizio della prigionia

Ottant’anni fa, il 3 maggio 1945, iniziava la prigionia del poeta Ezra Pound. Sulle sue spalle gravava l’accusa di tradimento: cittadino americano, aveva parlato ai microfoni della Radio Fascista. Dopo alcuni interrogatori a Genova, fu trasferito nel campo di reclusione di Metato, vicino Pisa. Lì, rinchiuso in una gabbia d’acciaio, esposto al sole e alla luce dei riflettori notturni, pensò al suicidio. Lo salvarono – forse – una lucertola, il canto degli uccelli, le immagini nella memoria.

I Pisan Cantos: poesia tra le sbarre

Il 18 giugno ebbe un collasso nervoso. Ma fu in quelle condizioni di detenzione estrema che scrisse alcuni dei suoi versi più alti: i Pisan Cantos, pubblicati nel 1949, vincitori del Premio Bollingen, testimonianza abissale e lirica del dolore umano.

Una poesia nata dalla sofferenza

Scritti su qualsiasi frammento disponibile, persino carta igienica, i Pisan Cantos sono un purgatorio personale, un canto dei dannati che scoprono la carità e la bellezza tra le rovine. Pound evoca gli affetti perduti, la giovinezza americana, gli amici morti. Scrive:

“Quello che veramente ami rimane, / il resto è scorie… / Quello che veramente ami è la tua vera eredità.” (Canto 81)

Il testamento poetico secondo Mary de Rachewiltz

Mary de Rachewiltz, figlia devota e custode della sua opera, li considerò un testamento poetico, un addio agli amici, un’autobiografia degli affetti. Il primo traduttore, Alfredo Rizzardi, colse la forza della memoria che brucia più del presente. Dai canti emerge la voce di un uomo vinto, ma non del tutto sconfitto: “una formica solitaria da un formicaio distrutto”.

Il ritorno in Italia e gli ultimi versi

Dopo tredici anni nel manicomio criminale di St. Elizabeths, Pound tornò in Italia nel 1958. Era invecchiato, disilluso, sorretto solo da pochi affetti: la moglie Dorothy, la figlia Mary, pochi amici. A Brunnenburg, il castello di sua figlia in Alto Adige, tentò di concludere il suo poema infinito, i Cantos. Lì iniziò l’ultima sezione, i Drafts and Fragments, appunti di una mente stanca, ma ancora capace di scintille di bellezza pura.

L’incontro del poeta Ezra Pound con Pasolini: due giganti a confronto

Nel 1968, Pier Paolo Pasolini lo incontrò per la storica intervista filmata. Il poeta era ormai prossimo al totale silenzio. Pasolini gli rivolge domande sul senso della poesia, sull’impegno politico, sull’eredità dell’arte. Pound non risponde quasi mai. Guarda in basso, tace, si limita a poche parole: “Ho commesso un errore enorme, credendo di poter agire in politica.”

La resa della parola

Quel momento è uno dei più intensi della storia culturale del Novecento. Pasolini – in piedi, impacciato, riverente – chiede, quasi sussurrando: “Lei si considera un poeta fallito?” E Pound, dopo una lunga pausa, con voce sottile, mormora: “Non ho scritto niente. Nulla di ciò che valga.”

Il silenzio che segue è più eloquente di qualunque risposta. Due giganti, separati da generazioni e visioni, si incontrano nel punto più fragile dell’esistenza: la coscienza del limite. Non c’è polemica, non c’è giudizio. Solo la nuda umanità di un uomo che ha smesso di difendersi.

La lucidità del 1960 e la solitudine finale

L’intervista concessa a Donald Hall nel 1960 aveva già mostrato un Pound stanco ma ancora lucido. Diceva che un artista doveva mantenere “una curiosità continua”, senza fingere, senza accontentarsi del dolore sterile. Intorno a lui, il mondo si era ritirato. Grazia Livi scrisse:

“Ezra Pound non è più un uomo, ma un simbolo. Non un personaggio, ma una presenza che guarda alle vicende del mondo con animo già liberato.”

Il poeta Ezra Pound tra le rovine

Pound stesso parlava di sé come di uno seduto sulle sue rovine. A quella confessione rispose T. S. Eliot, con un telegramma di sole parole: “Tu sei il più grande poeta di sempre. E io devo tutto a te”.

L’edizione pirata e la chiusura dei Cantos

L’ultima fase della pubblicazione dei Cantos fu tormentata. Una versione non autorizzata apparve nel 1967 per una piccola casa editrice underground, la Fuck You Press. Fu questa pirateria editoriale a spingere infine New Directions a pubblicare l’edizione ufficiale.

I Drafts and Fragments: poesia crepuscolare

Nei Drafts and Fragments la voce di Pound non è più quella dell’imperioso visionario, ma quella di un veggente stanco, che chiede perdono, che osserva il tramonto della civiltà e della propria anima. È una poesia crepuscolare, franta, dolente, a tratti illuminata da brevi accensioni liriche. Come scrisse Mary, si tratta di “un crepuscolo con tenerezza e rimpianto, e un’affermazione della propria innocenza”.

Il silenzio come verità: il poeta Ezra Pound

Ezra Pound, a fine corsa, non è più il titano delle lettere che attraversò la modernità, ma un uomo fragile, immerso nel silenzio, consapevole che l’opera totale è impossibile. Eppure, da quella impossibilità nasce la sua grandezza. Come un Ulisse al ritorno, senza Itaca e senza gloria, ma con ancora l’antico, tremante desiderio di dire:

“La verità sta nella tenerezza.”

di Carlo Di Stanislao

La Redazione de La Dolce Vita
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