Il segnalibro, un silenzioso guardiano di storie

Il segnalibro

Un breve viaggio sulle tracce di un piccolo oggetto: il segnalibro, che ha segnato la storia della lettura.

La lettura è un viaggio, un’immersione in mondi e pensieri altrui, ma ogni viaggio ha le sue pause. L’ansia di perdere il punto in cui ci si è fermati è un’esperienza universale per ogni lettore, un piccolo dramma che ha spinto l’umanità a inventare una miriade di soluzioni. Da gesti frettolosi come la piegatura della pagina, la cosiddetta orecchia, all’uso di oggetti di fortuna, come scontrini o foglietti di riviste strappate, il lettore ha sempre cercato un modo per non smarrire il filo della narrazione. A questo primario bisogno ha risposto un umile ma indispensabile accessorio: il segnalibro. Questo piccolo oggetto non è semplicemente uno strumento funzionale, ma è un guardiano silenzioso, un compagno discreto che attende pazientemente il nostro ritorno tra le pagine di un libro.

Breve Storia del Segnalibro

La sua storia, sorprendentemente ricca e complessa, riflette l’evoluzione del libro stesso, del nostro rapporto con la conoscenza e del ruolo dell’arte nella nostra vita. Per chi desidera un’esplorazione più approfondita di questo affascinante universo, si consiglia la lettura di Breve storia del segnalibro di Massimo Gatta, una piccola, ma preziosa opera che rivela le origini e le curiosità di un oggetto piccolo e amabile quale il segnalibro è.

Dalla foglia alla seta

La storia del segnalibro è indissolubilmente legata a quella della parola scritta. Prima che esistesse, i lettori si arrangiavano con ciò che avevano a disposizione. Fin dall’antichità, in particolare nell’antico Egitto, si usavano frammenti di stoffa o pietre decorative per segnare i rotoli di papiro. Nel Medioevo, quando i libri erano ancora una rarità e il loro costo li rendeva beni preziosi, i lettori erano costretti a ricorrere a metodi poco ortodossi, come piegare le pagine o usare foglie e fili d’erba.

Sant’Agostino che legge, VI secolo, affresco, Basilica di San Giovanni in Laterano, Roma.

I Libri Rilegati

Tuttavia, con la diffusione dei codici, ovvero i libri rilegati, i vecchi metodi si rivelarono inefficienti, rendendo necessaria la creazione di un accessorio apposito. Le prime testimonianze storiche di manufatti dedicati risalgono al VI secolo d. C., con un esemplare in cuoio e pergamena ritrovato in Egitto.

Il Medioevo vide un uso più diffuso del segnalibro nei monasteri e nelle abbazie, dove gli amanuensi ne facevano largo uso per orientarsi nei complessi testi copiati a mano. Questi erano spesso semplici strisce di stoffa, laccetti di cuoio o piccole bandelle di pergamena attaccate alla rilegatura o venivano talvolta disegnate piccole mani ai margini dei manoscritti.

in foto un esempio tratto dalla mostra allestita nella biblioteca di Valencia nel 2023 Fuegos en la Biblioteca. Libros que incendiaron la Europa de las Luces

L’anno 1584 la nascita del Segnalibro moderno

Un momento cruciale nella storia dell’oggetto è l’anno 1584, data che la storiografia ufficiale attesta come la nascita del segnalibro moderno, quando il tipografo Christopher Baker ne presentò uno in seta inserito nella rilegatura di un libro donato alla Regina Elisabetta I. Questo evento segnò il passaggio da un semplice strumento a un accessorio raffinato.

Nel XIX secolo il segnalibro si trasformò da semplice striscia funzionale a oggetto autonomo, realizzato in materiali pregiati come avorio o pietre e divenuto simbolo di lusso. Con l’avvento della stampa e la diffusione dei libri, si impose invece in materiali comuni come carta, cartoncino e tessuto, spesso decorati.

In Italia il Liberty ne valorizzò il design, rendendolo accessorio popolare. La sua evoluzione rispecchia quella del libro: dai rotoli, che richiedevano oggetti esterni, ai codici rilegati con segnalibri in tessuto o cuoio, fino all’età della stampa, quando si affermò come oggetto separato e personalizzabile.

Il segnalibro tra pagine d’arte

L’atto di leggere è stato un tema ricorrente nella storia dell’arte, come testimoniano capolavori che ritraggono personaggi immersi nei libri, dalla Madonna del libro di Sandro Botticelli a La lettrice di romanzi di Vincent van Gogh.

In questo contesto, anche il segnalibro, pur essendo un piccolo accessorio, ha assunto un forte valore simbolico. La sua presenza in un’opera non è mai casuale; essa indica una specifica forma di impegno intellettuale o spirituale, sottolineando che la lettura non è un momento fugace, ma un processo continuo e profondo.

La Madonna del cancelliere Rolin

Un esempio emblematico si trova nell’opera La Madonna del cancelliere Rolin (1435) di Jan van Eyck. Al centro dell’opera, il cancelliere Nicolas Rolin è inginocchiato in preghiera, ma la sua attenzione è rivolta verso un libro che tiene in mano. Sulla pagina del volume si può notare un piccolo bottone, identificato dagli storici come l’estremità di un segnalibro.

Questo dettaglio, apparentemente insignificante, acquista un significato profondo: in una scena che unisce il sacro e il profano, il segnalibro simboleggia una pausa nella sua devozione, un momento di riflessione che non interrompe, ma anzi rafforza, il suo percorso spirituale.

La Madonna del cancelliere Rolin (1435) di Jan van Eyck

San Gerolamo e il donatore Girolamo Amadi

In San Gerolamo e il donatore Girolamo Amadi (1450 ca.) di Piero della Francesca, le cui pagine dei libri riposti al lato del santo sono segnate da sottili strisce di stoffa. In entrambi i casi, la presenza del segnalibro o di un suo sostituto visuale indica l’impegno costante del santo nella lettura e nella conoscenza. A sottolineare che il testo non viene semplicemente letto e archiviato, ma viene vissuto e meditato nel tempo.

San Gerolamo e il donatore Girolamo Amadi (1450 ca.) di Piero della Francesca

Il Bibliotecaro

Nel celebre Bibliotecario (1566) di Giuseppe Arcimboldo, la figura umana non è resa con carne e ossa, ma con un assemblaggio sorprendente e quasi grottesco di libri, volumi e, naturalmente, segnalibri. L’uomo, trasformato in biblioteca vivente, appare come un collage di oggetti che diventano volto, barba, mani, persino abiti. È un’immagine ironica e inquietante al tempo stesso, in cui anche i segnalibri si fanno emblema di una vita interamente sottomessa e dedicata al sapere.

L’opera, con il suo gioco di metamorfosi, esaspera il confine tra realtà e artificio. Ribaltano le regole del ritratto e regalano allo spettatore la visione di un sapere che divora l’uomo fino a sostituirlo.

Il bibliotecaro (1566) di Giuseppe Arcimboldo

La fontana dei Libri

Ancora oggi, il segnalibro continua a essere tela per l’espressione artistica. Ne è un esempio la Fontana dei Libri a Roma, dove gli zampilli d’acqua sgorgano da segnalibri posti sui volumi. Essi simboleggiano la conoscenza che fluisce liberamente.

Il Segnalibro

Il segnalibro come gadget, dono e oggetto da collezione

Con l’invenzione della stampa, il segnalibro uscì dalla sua nicchia per studiosi e chierici e divenne accessorio del lettore comune. Custode di ricordi e simbolo di esperienze di lettura. Le sue dimensioni ridotte lo hanno reso terreno ideale per la creatività. Oggi esistono, infatti, segnalibri artigianali, dipinti a mano, in edizioni limitate. Da semplice strumento si è trasformato anche in dono prezioso, spesso realizzato in materiali nobili e personalizzato.

Il segnalibro e la pubblicità

Parallelamente, è diventato mezzo pubblicitario efficace. Già negli anni ’40 veniva usato per promuovere prodotti, vivendo nello spazio intimo del libro e intrecciando lettura e commercio. Da qui è nato anche il collezionismo, soprattutto in Francia, Spagna e Germania, dove si ricercano pezzi antichi o artigianali, testimoni di cultura e memoria.

Il Segnalibro
(fonte foto: http://www.consiglioregionale.piemonte.it/dwd/attivita/mostre/pdf/2012/catalogo_segnalibri.pdf)

L’era digitale

Con gli e-book il segnalibro ha assunto forme nuove. Da semplice marcatore diventa strumento di annotazione e condivisione. Questo, fino al social bookmarking, che trasforma un gesto privato in attività collettiva. Se il segnalibro fisico rimane esperienza tattile ed emotiva, quello digitale risponde all’esigenza di organizzare e condividere informazioni. L’oggetto fisico resiste reinventandosi.

Calamite, LED integrati, QR code, ma anche un ritorno al fatto a mano con acquerelli, origami o creazioni personalizzate. Come dono il segnalibro mantiene ancora un valore unico, capace di unire funzionalità, estetica ed emozione. Il suo futuro non è emulare il digitale, ma offrire un’esperienza tattile e personale, celebrando il legame tra lettore e libro.

Il Segnalibro

Il piccolo segno di un grande amore

Dal nastro di seta alla placca d’argento, fino all’icona digitale, il segnalibro accompagna la storia della lettura. Un simbolo discreto ma potente del nostro legame con la parola scritta. È un ponte sottile tra passato e presente, tra carta e schermo, che custodisce memoria, conoscenza e intimità.

Per chi ama andare oltre la pagina, esiste persino un museo virtuale interamente dedicato a questi oggetti: il Leszeichenmuseum. Un luogo in cui il segnalibro diventa protagonista, svelando che a volte sono proprio i dettagli più minuti a raccontare le passioni più grandi.

Monica Ferri – Grafologa & Perito Grafico Giudiziario

LinkedIn: monica-ferri

Facebook: monichar52

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