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Il vaccino

Pensiamo ad una risposta possibile a questa elementare domanda: se si è di fronte ad una pandemia che interessa la Terra e se si è sicuri sulla bontà dei vaccini perché non si procede nel determinare la loro obbligatorietà, viste le terapie intensive al collasso ancora senza i posti necessari dopo un anno di questa tragedia di contagi? Il diritto di scelta è della persona, va bene, ma l’interesse collettivo è supremo.

Per altri vaccini, come la trivalente, pare che l’obbligatorietà ci sia nel nostro Paese. La risposta non è semplice né univoca anche perché “obbligatorietà” significa anche avere le provviste e nel nostro caso scarseggiano per tanti motivi e perché la pandemia ha rivelato la dura realtà, da decenni oscurata come polvere sotto il tappeto, del decadimento della nostra civiltà occidentale nei suoi valori, paradigmi ed istituzioni.

Ad iniziare dallo stile di vita cui siamo abituati che certo non rinforza il nostro sistema immunitario di cui tanto si parla in tv ma solo per vendere prodotti, tipo yogurt ed integratori non per modificare le nostre deleterie abitudini. Negli ultimi 30 anni, osserva Claudio Risè, i grandi killer dei nostri tempi non sono più le infezioni virali o batteriche, ma le malattie non trasmissibili o Ncd (Non comunicable disease).

Sono queste malattie come quelle metaboliche o oncologiche la prima causa del 70% delle morti, il frutto di un indebolimento del nostro sistema immunitario. Come? Con l’attenta ed interessata assistenza del “sistema dei consumi” che, influenzando gli orientamenti culturali, politici ed economici, determina gran parte della nostra vita, dai comportamenti alimentari con l’eccesso di zuccheri, la povertà dell’alimentazione industriale, le intossicazioni da sostanze e droghe, i comportamenti a rischio, alla sedentarietà, alle convinzioni morali, sessuali e via dicendo.

Ed infatti la gran parte dei morti per Covid, oltre alle alterazioni degenerative dell’età avanzata, erano malati di diabete, disturbi cardiovascolari, bronco-pneumopatie croniche, tumori. Il Corona virus Sars Covid 19 è stato l’ultimo attore in scena ma il fenomeno clinico cui è dovuto il disastro è molto più antico, ha già fatto molti danni ed è destinato a durare.

Ma di tutto questo le autorità sanitarie, dai vari ministri della Salute in giù non ne hanno mai fatto parola, in quanto sono essi stessi il problema per la loro cultura “burocratica ed opportunistica”, i loro ridicoli consulenti, la loro lontananza stellare dal mondo della cura individuale e dalla conoscenza di cosa provochi la salute e la malattia nella persona umana, in netto contrasto con quanto scritto in una lapide proprio al disotto di quella “Ministero della Salute” “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo l’assenza di malattie”.

Il tutto goffamente compensato da uno spirito battagliero verso altrui colpe e con la decisione finale, sempre la stessa, del confinamento o lockdown che dir si voglia. A questo punto due domande si impongono:

1) E’ stato fatto tutto il possibile per immunizzare con priorità a mezzo vaccino i “vecchietti” ultra ottantenni?

2) Siamo proprio sicuri che il lockdown sia una misura efficace contro il contagio o che esso stesso non sia causa di danni anche maggiori? Per il primo quesito la risposta è allarmante: sappiamo che i vaccini arrivati in Italia sono assai meno di quelli previsti e vaccinano i giovani mentre gli anziani muoiono.

Fa impressione vedere che la fascia di età tra i 70 e i 79 anni ha ricevuto in tutto 260.000 vaccini meno della metà dei 557.000 destinati a coloro che hanno tra i 20 e i 29 anni. L’ISPI (Istituto di studi di politica internazionale) ha concluso che in base a questi numeri “la riduzione effettiva di letalità raggiunta nei primi due mesi di campagna vaccinale è stata molto poco significativa”.

E le tabelle del governo dicono che su un totale di 7,4 milioni di dosi somministrate sinora appena una su tre è stata iniettata nel braccio di un ultraottantenne, con la Toscana in cima alla lista per inadempienza. Se avessimo scelto di somministrare gli antidoti in base alle fasce di età i decessi sarebbero diminuiti del 54%! Le immunizzazioni si sono concentrate dapprima sul personale sanitario la cui età mediana è di poco superiore ai 46 anni.

Poi sono state privilegiate altre categorie, con gli scandali e le “vaccinazioni per caste” denunciate in molte parti d’Italia, poi con i vaccini “inutilizzati” per gli invitati che non si presentano e che invece di adottare una lista di “riservisti” che il generale Figliuolo dovrebbe ben conoscere, si va alla rinfusa con chiunque passi nelle vicinanze del sito vaccinale. Aberrante anche questa misura! Riguardo il secondo quesito sui costi/benefici del lockdown anche qui i dati sono allarmanti.

Gli effetti collaterali che si stanno manifestando col confinamento al chiuso dopo un anno di blocco della vita consueta valgono una battaglia dall’esito incerto? La risposta a questa domanda viene da una serie di studi di scienziati da tutto il mondo che hanno esaminato a fondo le controindicazioni del lockdown.

Un team di virologi finanziato dall’università californiana di Stanford ha confrontato la situazione pandemica in Svezia e Corea del Sud, due Paesi che non hanno adottato “misure estreme”, e altri 8 Paesi europei tra cui l’Italia concludendo che i divieti molto restrittivi non portano effetti significativi sul calo dei contagi.

Inoltre il lockdown ha avuto nel contempo conseguenze rilevanti sulla popolazione, dal crollo delle cure per altre patologie, alla diffusione di forme di disagio psichico per la mancanza di socialità, depressione fino all’incremento di violenze domestiche, al diffondersi di quella paura ed angoscia che ci logora la pelle delle mani per l’uso continuo di gel igienizzanti e ci fa spendere mezzo miliardo in saturimetri e smartwatch.

Secondo il “Royal College of psychiatrist” di Londra, il Covid rappresenta la maggiore minaccia per la salute mentale dalla 2° Guerra mondiale. L’Istituto ha rilevato un incremento dei disturbi alimentari e tra Ottobre e Dicembre del 2020 che è quadruplicato il numero dei bambini e ragazzi inglesi in attesa di cure urgenti rispetto al 2019. Anche uno studio del “Bambino Gesù” di Roma è pervenuto alle medesime conclusioni evidenziando come cause la solitudine, la paura, la depressione, la riduzione dell’attività fisica, il timore di ingrassare amplificate dalle restrizioni.

Altro fenomeno legato al lockdown è l’aumento del consumo di sostanze che creano dipendenza come denunciato dall’ISS per l’impennata media del 180% della vendita degli alcoolici on line e dell’uso di cannabis ed altre droghe (8%) acquisibili nel “Dark Web”. Inoltre il vivere a lungo in un ambiente chiuso ed eccessivamente sanificato oltre a mascherine ed eccessivo uso di disinfettanti, comporta, secondo il professor Bridle dell’Università del Canada, il rischio di compromettere lo sviluppo immunologico, contribuendo anche all’aumento di allergie nei più giovani ossessionati da una comunicazione martellante sull’igiene.

La segretaria della nostra Società di pediatria, Elena Bozzola, denuncia gli “ambulatori pieni di bambini piccoli in crisi con il mondo… giungono apatici e chiusi in se stessi per incapacità di muoversi e comunicare”. Passiamo ora al problema più grande ossia di come la politica ha gestito l’emergenza pandemica e sulla sperticata e riprovevole, se non condannabile penalmente, “infodemia” comunicativa che ha prodotto un tale caos che ha messo in discussione seria geopolitica, Istituzioni come OMS e la stessa UE e da noi l’eterno conflitto Stato/Regioni.

Riguardo l’OMS inutile ripetere il suo ritardo comunicativo in merito all’insorgenza della pandemia a tutela del sito di origine cinese, o dell’annoso ritardo, ben celato, del nostro piano antipandemico fermo al 2006 con defenestrazione del suo ricercatore Zambon che ne aveva rilevato l’inadempienza.

La UE ha sbagliato clamorosamente tutte le sue scelte sia commerciali con il pretestuoso risparmio sull’acquisto del vaccino, mentre altri Paesi come Israele, ad oggi quasi fuori del tutto dal contagio, per aver acquistato vaccini offrendo una spesa superiore, col risultato che oggi le dosi a nostra disposizione sono per necessità molto scarse, che istituzionali con l’inesistenza di un piano comunitario contro la lotta alla pandemia, con il successivo imprimatur a “fare da soli” per le sue nazioni componenti e con un EMA che non ha assoluta contezza dei suoi enunciati specie riguardo l’approvazione delle varie tipologie di vaccini con quella perdita di tempo, sotto la spoglia di interessi economici delle “Big Pharma”, che ha prodotto, invece di maggiore sicurezza, solo più morti.

Uno degli esempi più lampanti di questo casino è quanto successo al vaccino anglo-svedese Astrazeneca le cui colpe maggiori sono quella di costare poco, di essere mantenuta in semplice frigorifero e di essere alla base del drammatico calo dei decessi in UK che da Gennaio è fuori della UE che ha espresso dapprima dati allarmanti sugli effetti collaterali anche letali, rari, scontati e prevedibili con qualsiasi farmaco o vaccino, che ne hanno prodotto il blocco precauzionale e il rallentamento della campagna vaccinale con le inevitabili maggiori morti che ne seguiranno.

Poi ha fatto retromarcia con qualcuno che si è permesso di aggiungere che dopo la prima dose di vaccino sembra che il contagio sia aumentato ma con qualcun altro che giustamente lo ha imputato alla tendenza di allentare gli ormeggi di chi si è sentito subito al sicuro appena dopo l’inoculo senza che una chiara comunicazione che gli anticorpi richiedono qualche settimana per essere presenti.

Ed “at last but not least” ossia in ultimo ma non meno importante, l’ingenuità della UE che si è fatta “scippare” dall’UK le dosi di vaccino prodotto negli stabilimenti europei mentre quelle prodotte in UK sono rimaste in sede ed ora la UE viste le dosi di vaccino ridotte per se dalla spregiudicata condotta dell’AstraZeneca che aveva assicurato per contratto le dosi da fornire ai paesi europei che ora paventano il divieto di esportare il vaccino prodotto nei Paesi Bassi in Gran Bretagna.

A fare il fioretto alla UE e tracciare la radiografia è il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman che in un editoriale sul “New York Times” fa notare che USA e UK hanno somministrato dosi di vaccino superiori di circa 3 volte rispetto a Francia o Germania in rapporto alla popolazione.

“La débâcle della vaccinazione europea finirà quasi sicuramente per causare migliaia di morti superflue… i fallimenti sembrano riflettere i difetti fondamentai nelle istituzioni e negli atteggiamenti dell’Unione, compresa la stessa rigidità burocratica che ha reso la crisi dell’euro un decennio fa molto peggiore di quanto avrebbe dovuto essere”.

E il dito viene puntato contro i funzionari europei che sono apparsi “profondamente preoccupati per la possibilità che potessero finire per pagare troppo le aziende farmaceutiche o scoprire di aver destinato soldi per vaccini che poi si rivelassero inefficaci o forieri di effetti collaterali ma molto meno preoccupati per il rischio che molti europei potessero ammalarsi o morire perché l’implementazione del vaccino era troppo lenta”.

Insomma il Nobel descrive un’Unione avvitata su se stessa, incapace di sinergia interna e per questo debole innanzi alla sfida delle sfide ma molto disponibile non a battere il virus ma a proteggere il clima se ha stanziato per la transizione ecologica ben 95 miliardi e solo 3 miliardi per l’acquisto di vaccini.

E poi l’approvazione dell’EMA degli altri vaccini, spedita per Moderna e Johnson e Johnson meno per il russo Sputnik ben funzionante in Russia ed in altri Paesi asiatici e nella nostra San Marino che ora sembra si possa produrre anche in Italia che finalmente ha sdoganato anche l’utilizzo degli anticorpi monoclonali fino ad ora prodotti anche da noi ma non utilizzati per divieto dell’AIFA, utilissimi in fase acuta.

Che dire? Sempre più difficile essere amanti di questa Ue che sotto mentite spoglie femminili nasconde una organicistica genitale diversa. Sarò antico ma amo ancora le differenze! Passiamo infine dalle nostre parti ove non ci resta che alzare gli occhi al cielo mentre sprofondiamo nella palude.

Qui impera il terrorismo sanitario con le regioni diversamente colorate, un faidate allucinante, ed una comunicazione governativa che crea solo insicurezza. Con un ministro della salute Roberto Speranza che dopo le sue innumerevoli gaffe si loda per aver assecondato la decisione tedesca di sospendere la somministrazione del vaccino AstraZeneca per “prestare la massima attenzione alla tutela della salute” ed il conseguente 49% dei cittadini italiani influenzato dallo stop e relativa diffidenza. Ma la maggior parte degli osservatori non la pensa così e non si tratta di giornali “sovranisti” ma di due pesi massimi dell’informazione internazionale come il “Wall Street journal” e il “Der Spiegel”.

Il settimanale sferza il governo di Angela Merkel criticando l’intera gestione della pandemia, in particolare il pasticcio sul vaccino anglo-svedese e domandandosi se la famosa efficienza teutonica sia solo un ricordo, mentre il quotidiano americano parla di vero e proprio “fiasco” e non evita di individuare la responsabilità del fallimento nell’inettitudine burocratica di Bruxelles, oltre che nelle politiche di protezionismo e mercantilismo della Ue, non dimenticando che la Germania ha finanziato il farmaco BioNTech, partner dell’americana Pfizer, nello sviluppo del vaccino.

Ma il nostro premier Draghi venerdì sera è stato chiaro: si cerca di restare insieme se le decisioni vengono prese in tempi rapidi, altrimenti si fa da soli! E meno male che abbiamo lui e non gli accodati merkeliani del precedente governo di cui purtroppo abbiamo ancora un testimone e proprio alla Salute.

Solo da noi la catastrofica riforma del titolo V della Costituzione voluta dalla sinistra ha creato il caos nel rapporto Stato/Regioni con venti regioni italiane che stanno affrontando la pandemia in ordine sparso con i sindaci che firmano ordinanze talora fantasiose e bizzarre e con lo Stato che non ha più potere effettivo per mettere ordine anche di fronte ad un evento così terribile ed imprevedibile.

Meglio non parlare della nostra infodemia viro-epidemiologica che va dal chiudere tutto, all’aprire con garbo, al virus che contagia a cena ma non a pranzo, all’allarme lanciato dal primario di malattie infettive dell’Ospedale Maggiore di Novara, Pietro Luigi Garavelli di “Mai vaccinare durante un’epidemia, il Covid reagirà mutando”! Ora per quanto ne sappiamo ad oggi:

1) i contagi e i decessi sono scesi in quei Paesi che hanno approntato più efficacemente la campagna vaccinale;

2) i tempi per la produzione e la validazione dei vaccini, con le nuove tecniche si sono ridotti;

3) non possiamo più attendere di poter osservare gli effetti a lunga scadenza della vaccinazione;

4) i vaccini come tutti gli altri farmaci introdotti nel nostro corpo hanno a che fare con sistemi cellulari complessi che variano da individuo a individuo ed è solo la maggioranza dei benefici rispetto agli effetti avversi che ne autorizza l’uso;

5) tutte le industrie sono alla continua ricerca di farmaci cosiddetti antivirali ma al momento abbiamo solo l’induzione vaccinale alla produzione di anticorpi o il loro utilizzo come i monoclonali; gli altri farmaci come gli steroidi o l’idrossiclorochina o il remdesivir o in ultimo l’ivermectina un antiparassitario ad ampio spettro che sembra empiricamente in grado di azzerare il Corona virus nelle colture cellulari, talora sono efficaci senza una certezza del risultato;

6) era assolutamente chiaro, osserva Paolo Liguori, che la gestione del Covid sarebbe stata una guerra per la supremazia mondiale, politica ed economica ed è sotto i nostri occhi anche se si preferisce non vedere ed il dopoguerra sarà dominato da una feroce supremazia dei vaccini. Chi vaccina di più conquista territori, oltre che potere economico e domina il mondo! Cina docet!

7) la guerra non è solo di droni ed armi nucleari anche una comunicazione non corretta o un ultramicroscopico elemento ne può scatenare una con effetti maggiormente letali per il genere umano;

8) sull’obbligatorietà del vaccino non avrei dubbi perché anche durante la guerra l’urlo della sirena induceva la popolazione a rinchiudersi nel primo rifugio antiaereo; come l’obbligatorietà novecentesca della leva e della conseguente vaccinazione e poi perché l’obbligo deve sussistere solo per la classe sanitaria e non per gli altri comuni cittadini?

9) la libertà non può essere portata all’eccesso e senza regole perché la tua non deve collidere con quella degli altri;

10) il rischio fa parte della vita e non della morte, una conclusione forse non troppo banale! Come decalogo illustrativo non è poi così male.