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INFANZIA DIFFICILE

Non è proprio un buon momento per i bambini. Agli inizi del secolo scorso già erano decimati da una mortalità infantile fatta di infezioni mortali e invalidanti come per poliomielite e di eventi malformativi comunque scoperti dopo la nascita. Ma dopo la metà del novecento con l’avvento dei vaccini e dell’uso sempre più diffusa della diagnostica prenatale( amnio-villocentesi ed ecografia) insieme al boom economico il mondo infantile poté conoscere une periodo prolifico sia nel numero che nella qualità di vita. All’alba del terzo millennio altre iatture stanno sconvolgendo questa prima epoca della vita. In primis la precarietà del lavoro che non permette di mettere allegramente su famiglia e quindi assistiamo ad un ritmo di decrescita molto allarmante sia per la nostra cultura che per l’economia del Paese come attestano numerosi studi a riguardo; il tutto alimentato da una inesistente politica della famiglia da parte dello Stato che fa della nostra Nazione paese terzomondista per ridicoli sgravi fiscali e strutture dedicate a supporto e tutela infantile come asili, scuole, trasporti . In secondo luogo la “voglia di non procreare” sta attraversando un periodo molto fecondo nel mondo giovanile  in quanto preda del diritto ad una felicità che non ammette il sacrificio responsabile o la possibilità di dedicarsi all’altro. Quindi maternità intesa come scomodo impiccio alla affermazione professionale e alla libertà d’azione. E se la donna può ricorrere per evitare  l’indesiderata gestazione alla pillola anticoncezionale e l’umo al preservativo oggi le metodiche in tal senso si sono molto evolute fino a creare condizioni di pericolosa irreversibilità come la vesectomia (legatura dei dotti deferenti maschili) o la chiusura delle tube femminili: sesso libero senza ausilio meccanico(condom) o chimico(pillola). “Libertà va cercando  che è si cara come sa chi per lei vita rifiuta” parole che mette Dante in bocca al poeta Virgilio nel Canto del Purgatorio. Ed i  effetti anche in tal caso la vita stessa può essere messa in pericolo causa la promiscuità sessuale per infezioni virali che posso decretare   immunodeficienza o carcinomi tanto da programmare campagne di vaccinazione in età adolescenziale contro il Papilloma virus, non essendo ancora pronto quella per l’HIV. Con tutte queste vicissitudini una volta nato un bambino cosa ne facciamo? Se grida molto e disturba la quiete del genitore “cannato” viene percosso fino ad ucciderlo( in medicina esiste la “sindrome del bambino battuto”), o lo abbandoniamo in un cassonetto della spazzatura per impossibilità ad allevarlo. Bene che va lo mettiamo in un asilo nido dove può avere la sfortuna di incontrare un maestra che lo percuote fino alla tortura o incontrare un tutor, anche religioso, che ne mina la sessualità. Questo almeno dalle nostre parti. In altri ambienti più tribali li si pone su un barcone per raggiungere altri lidi di presunta salvezza per poi finire nelle mani di mafie che li smontano a pezzi per il mercato degli organi o per schiavizzarli come operai o nello spaccio della droga o delle elemosine. Ma le peripezie non finiscono qui! Perché assistiamo al paradosso di una parte che li desidera fortemente affidandosi ad una fecondazione assistita o ad un maternità surrogata per conto terzi ove il nascituro non conoscerà mai la sua madre naturale potendosi ritrovare con due mamme o due papà e dall’altro a quello che viene definito il “commercio delle adozioni”. In Italia ci sono oltre 3700 famiglie in attesa di un bimbo dall’estero ma i costi per portarli a casa continuano a  crescere e per diventare genitori “adottivi” si possono spendere fino a 25-40.000 euro senza contare i tempi lunghissimi, l’assenza di controlli e l’indifferenza della politica che tuttavia pone le mani nel business dei centri d’accoglienza per l’infanzia che prendono dallo stati diverse decine di euro al giorno per ogni bambino per cui darlo in affido significa perderci economicamente, e nelle strutture dedicate alle procedure numerose e indescrivibili come il Cai ( Commissione adozioni internazionali) o tutte le altre strutture come Onlus, Corsi di formazioni in Italia e all’estero, avvocati, intermediari e via dicendo. Fino al punto che anche e banche, fiutando l’affare, concedono mutui ai genitori adottivi. Ma non basta perché spesso come raccontano si ritrovano in mano un bambino con storia clinica allarmante come riporta “Panorama”: neonati sieropositivi, emiparalitici che non  potranno mai camminare, bimbo non adottabile perché affetto da malformazione cardiaca e sta per morire. E se poi a saldo effettuato ci si appella ai tribunali per il rimborso si scopre che perfino i tribunali messi su all’estero per definire l’adottabilità erano fasulli. E giù con altre spese avvocatizie. E poi arrivi a mandarlo a scuola. E qui si apre un altro mondo molto complicato con docenti non all’altezza del loro compito, classi molto variegate nella composizione con a volte preponderanza di alunni non italiani che hanno poca dimestichezza con la lingua ritardando in maniera notevole la griglia di apprendimento, programmi di studio fin troppo moderni e scarsamente educativi col rischio di arrivare ad odiare la cultura per diventare uno “sdraiato”. Anche qui chi ha i soldi permette ai loro figli di frequentare scuole molto impegnative e selettive, pagando rette elevate e chi non può deve solo pregare vada bene un corso per pizzaioli per poi emigrare magari in Botswana (le altre località più agibili sono tutte occupate. Sic!).  E pensare che solo qualche decennio fa la procreazione e la genitorialità erano segno di prosperità economica e buona salute. Perché la ricchezza sia di risorse che di mano d’opera era relegata alla numerosità della progenie. Ma come si è potuto arrivare a ribaltare la situazione? Naturalmente è questo il segno più importante del declino della nostra civiltà occidentale. Altro che continuiamo a parlare di UE a trazione franco tedesca. L’estrema litigiosità dei nostri governanti aggiunge solo osso ad un ottimo brodo in cui saremo tutti bolliti per poi essere ripassati in un Wok cinese. Buon appetito!

Arcadio Damiani

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