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INTERNET E PENSIERO

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Durante il mio lavoro spesso mi incontro con colleghi molto ben preparati in campo medico, solerti conoscitori degli ultimi e più raffinati articoli scientifici ma alla domanda cosa fare per favorire l’”outcome” nel caso specifico di un paziente rispondono spesso con una marea di opzioni che confondono ulteriormente i dubbi iniziali oltre che impegnare maggiore spesa sanitaria sia per il paziente stesso che per lo Stato. E’ quella condizione che definirei “dissociativa” fra la nozione e la pratica, fra l’informazione ricevuta e l’adattamento clinico alla situazione in esame. Ricordo cosa ci disse durante un’aulica lezione un grande luminare chirurgo dell’ateneo pisano “Cari giovani se volete fare il medico dovete avere almeno tre imprescindibili qualità: innanzitutto eleganza e compostezza nei modi e nel vestire perché si compia quell’atto di meritoria suggestione verso chi affida a voi la loro salute e la loro vita; secondo, portandosi il dito indice verso la narice, avere “fiuto”, intuito, scaltrezza, senso di comprensione situazionale; terzo aver intrapreso quel minimo percorso formativo scientifico che vi permetta di non arrecare danno ulteriore”. In altre parole il massimo elemento che qualifica l’abilità professionale non risiede nella cultura scientifica portata all’eccesso bensì nella intuizione del problema vero che conduca in maniera efficace nella sua più rapida soluzione. E chiosava che in mancanza di questo prerequisito era meglio abbandonare l’arte ippocratica. E il prof. Lamberto Maffei uno dei massimi esperti in Neuroscienze della Scuola Normale di Pisa durante l’Adunanza generale solenne dell’Accademia dei Lincei, come riportato dalla giornalista Melania Rizzoli, si è espresso senza mezzi termini a riguardo di Internet e del Web “I social media stanno diventando una “protesi” del pensiero ed il continuo bombardamento dei messaggi che arrivano senza sosta da Facebook, Twitter, Instagram e dalla televisione stanno azzerando lo spirito critico e stanno anestetizzando l’evoluzione pensante dell’encefalo”. E lancia l’allarme a non sottovalutare il rischio di come oggi si propaghi un pensiero “collettivo” dalla rete digitale oltre il grado richiesto dalla socialità all’interno della specie. Si accumulano passivamente nel nostro cervello una impressionante moltitudine di messaggi che suscitano un ingorgo e notevole disagio come se ad un incrocio di una grande metropoli non esistesse un semaforo o un vigile sfociando in quella che viene definita “stagnazione del pensiero” per abbattimento dello spirito critico. Veniamo inondati da informazioni spesso molto simili e che se ripetute, anche se “fake”, possono divenire verità dalla quali non possiamo più discordare. E come diceva un padre del Terzo Reich, Joseph Goebbels, “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” e sappiamo di quale  verità si trattava con tutte le sue storiche drammatiche conseguenze. Se pensiamo solo a come è nato il pensiero fin dai tempi di Socrate come “pensiero critico” cioè come incentrato non sulla verità ma sul “dubbio” al punto che lo stesso filosofo definiva la saggezza come il “sapere di non sapere”.  Ma da dove nasce il pensiero? Dal cervello tutti credono. In realtà il cervello è solo il coordinatore della mente ma il pensiero proviene da una elaborazione che coinvolge tutto il corpo cioè da emozioni, sensazioni anche fisiche, concetti, idee, desideri, immaginazioni, critica e giudizi che non si generano solo nel cervello ma che hanno le loro origini da tutti gli altri sistemi biologici del nostro corpo. Se dopo aver mangiato tanto e siamo nella tempesta di una digestione difficile durante la notte possiamo avere incubi, sogni strani, preoccupazioni insolite che turbano il sonno; se pensiamo ad una vacanza in un luogo di frescura è perché stiamo soffrendo caldo fisico in pianura; e se desideriamo un particolare cibo è perché vi è una reale necessità da parte dell’organismo richiederlo per i suoi componenti di cui il corpo ha bisogno. Stesso discorso per la simpatia o l’antipatia o l’empatia che proviamo immediatamente davanti ad un nuovo soggetto. Non lo conosciamo eppure qualcosa ci avverte che non “sarà dei nostri”. Abbiamo forse bisogno del suo curriculum(forse dopo ci servirà per altri fini) per rendercelo abominevole o interessante? E da dove nasce il nostro giudizio, la nostra critica il nostro assenso-dissenso? Dalla “riflessione” più o meno immediata, in dipendenza dall’esercizio che ne facciamo, dalla “sintesi” di cui l’intelligenza è l’emblema principale, intelligenza di autoconservazione. Ma se non abbiamo tempo di riflettere e sintetizzare perché disagiati da una mole informativa come un fiume in piena che futuro avrà il nostro pensiero che per secoli ha decretato il nostro “umanesimo”? E come descrive perfettamente la giornalista sopramenzionata “Il nostro modo di pensare sta diventando più fluido e liquido e i nostri pensieri nascono e muoiono rapidamente, senza mettere insieme i dati oggettivi, e tutti noi ormai nuotiamo beatamente in quest’oceano di frammenti di pensiero, indebolendo la capacità di riflessione…Forse è troppo presto per capire se la rete, col suo pur utilissimo web, ha cambiato il nostro modo di pensare ma certi effetti sono già visibili e non sono certo allegri..”. Perché i giovani oramai si parlano “a pezzi” solo con i “like” e come sono poveri nel lessico i loro elaborati scritti con  parole monche o neologismi alla bisogna. E dove sta andando lo stesso mondo scientifico con algoritmi sempre più complessi e programmi che stanno sostituendo la scelta “umana” come anche nel nostro lavoro ove l’AI( intelligenza artificiale ) sta soppiantando il giudizio critico che non potrà mai avere, frutto di quelle sensazioni ed emozioni che culminano nell’”intuito” di cui nessun robot potrà essere custode. Allora come intitola il suo libro Francesco Borgonovo “Fermate le macchine” altrimenti diventeremo a breve tanti “Cyborg” nell’era di un transumanesimo o post umanesimo che dir si voglia. Accettiamo anche l’errore ma che sia umano! Come sempre!

Arcadio Damiani

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