fbpx

“KERMESSE”

“kermesse” elettorali

I recenti risultati elettorali hanno dato luogo ad una “kermesse” interpretativa soprattutto in merito alle nuove compagini che si muovono nel mare magnum della cabina votarola. E non c’è da meravigliarsi se le cose sono andate come sono andate perché il voto mentisce alla perfezione l’anima del popolo italico. Si parla di meccanismi complessi alla base delle scelte, di nuovi ordini che si vanno creando di partiti e movimenti in crisi, di politica e antipolitica, di desiderabile moderatismo unidirezionale, della confusione degli opposti del tipo amore-odio al pari dell’attrazione dell’abisso.

Credo non ci sia tanto da sperticarsi nell’interpretazione delle modalità o degli atteggiamenti dei vari lidi della politica. Si parla della “resurrezione del bipolarismo” destra-sinistra non considerando che questa dicotomia o semplice differenza è connaturata nella natura umana. Da una parte i “veri conservatori” che, aperti al progresso, non scordano mai i luoghi d’origine, la loro identità ed il loro habitus neurofisiologico come descrive il mantra dell’Accademia della Cucina italiana ove “non esiste innovazione senza rispetto della tradizione”. Il che comporta un lavoro di non poco conto. Dall’altra parte i “liberal” che si nutrono di una idea di progresso sempre innovativo ma costruito solo sulle ceneri del pregresso.

Da una parte riflessione e coordinamento dall’altra tendenza alle beatitudini gratuite. Oggi tuttavia la confusione che stiamo vivendo, con una Chiesa diventata emblema del sol dell’avvenire, non elimina del tutto le differenze. Da una parte ci saranno sempre quelli che proteggono il tesoro degli assunti dall’altra una pirateria all’arrembaggio che distrugge e sperpera senza sostituire. Da una parte i produttori di Pil dall’altra chi di quel Pil vuole appropriarsi senza fare alcunché. E quando si dice appartenere alla sinistra non vuol dire fare distinguo bipolare: significa appartenere a quella frangia di popolazione che si alimenta di assistenzialismo e che non ha alcun a voglia di imitare o proteggere chi produce ricchezza. Basta vedere quanto il sindacalesimo e la politica si sia nutrita dei pubblici dipendenti e che fine hanno fatto le industrie a partecipazione statale.

Che si chiami Italia Viva, Leu, Pd o sardine, Chiesa bergogliana, Cinquestelle non fa alcuna differenza. E molti italiani sono sempre in attesa di condividere solo il lauto pasto perché la caccia è faticosa oltre che pericolosa. E bisognerebbe chiedersi il perché i cacciatori non si ribellino: questa è la più grande alchimia che fa del nostro paese una repubblica dei frutti curvi.

Arcadio Damiani

ANCORA NESSUN COMMENTO

I commenti sono chiusi