fbpx

La battaglia di Ortona nella seconda guerra mondiale

battaglia di ortona seconda guerra mondiale

La battaglia di Ortona nella seconda guerra mondiale fu uno degli episodi più sanguinosi dell’intero conflitto, come racconta La Stalingrado d’Italia (UTET, 2002) dello storico pescarese Marco Patricelli. Come a Stalingrado, i tedeschi e gli alleati si fronteggiarono in uno scontro condotto nelle case, nelle vie, nelle piazze della cittadina adriatica. Fu un vero e proprio massacro, anche se non tutti conoscono questa storia.

Perché la battaglia di Ortona nella seconda guerra mondiale?

Come mai una battaglia così sanguinosa fu combattuta proprio a Ortona? La città era il punto più orientale della Linea Gustav, una linea fortificata voluta da Hitler, che tagliava il centro Italia da ovest a est. L’obiettivo era di impedire l’avanzata degli alleati.

Ortona, quindi diventava un punto strategico. Per i tedeschi voleva dire difendere la linea e impedire l’accesso a Roma; per gli alleati, invece, era il punto da sfondare per raggiungere Pescara e arrivare a liberare la capitale. Già la traversata dell’appennino era stata rimandata per il sopraggiungere delle condizioni meteo, e la battaglia sul Sangro era costata circa 2800 vite.

La vinsero gli alleati, ma invece di sfondare immediatamente su Pescara per poi prendere Roma, Montgomery temporeggiò dando il tempo ai tedeschi di riorganizzarsi.

Ciononostante, i motivi che trasformarono la battaglia in un massacro nel Natale 1943 non furono militari. La stampa internazionale pose grande enfasi sull’esito della battaglia di Ortona e per Hitler e per gli alleati divenne anche un evento simbolico di propaganda.

Chi ha combattutto la battaglia?

A fronteggiarsi a Ortona furono i tedeschi contro le truppe anglo-canadesi degli alleati.

I tedeschi erano in numero nettamente inferiore, ma si trattava di truppe specializzate d paracadutisti, guidate da Kesserling.

Tra gli anglo-canadesi vi erano anche le truppe indiane, ma furono soprattutto i canadesi a pagare il prezzo più alto. Si trattava perlopiù di soldati giovanissimi, che a Ortona volevano dimostrare il loro valore, ma pagarono cara l’inesperienza.

Già la prima parte della battaglia, attorno al 20 dicembre, fu una carneficina. In un casale a 1km di Ortona, i tedeschi avevano organizzato uno sbarramento di fuoco come in trincea che i canadesi riuscirono a superare a fatica e con ingenti perdite di uomini e solo grazie al coraggio del capitano Triquet. 

In città, la “Stalingrado d’Italia” prese forma con combattimenti corpo a corpo. Mentre fuori impazzava il fuoco tedesco, i canadesi sfondavano le pareti interne delle case per avanzare.

Per percorrere 500 metri, gli alleati impiegarono una settimana.

La mattina di Natale si andò verso l’epilogo. Gli alleati, poco esperti, si radunarono nella piazza del Municipio di Ortona. I cecchini nazisti erano appostati sui tetti e falcidiarono i nemici.

Ciononostante, furono gli alleati a vincere, alla fine, la battaglia di Ortona: il 28 dicembre gli ultimi nazisti lasciarono la cittadina. I tedeschi però erano riusciti a ritardare terribilmente l’avanzata dei loro nemici verso Roma.

Questo evento della seconda guerra mondiale costò la vita a quasi 900 soldati tedeschi, 2350 canadesi e 1300 civili locali, oltre enormi conseguenze psicologiche sui sopravvissuti e violenze su donne e ragazzi da parte delle truppe. Ortona fu rasa al suolo e la Cattedrale di San Tommaso fu bombardata. Resta il cimitero militare canadese a ricordo di questa terribile pagina di storia.

 

ANCORA NESSUN COMMENTO

I commenti sono chiusi