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LA CASA DI BERNARDA ALBA.

Giovedì 3 agosto alle ore 21:15 il Teatro Giardini dei Gesuiti, in Via del Santuario n° 160 a Pescara, ospiterà l’opera di Fernando Garcia Lorca, LA CASA DI BERNARDA ALBA.
Il gruppo teatrale DIARIO DI BORDO, grazie all’allestimento e all’adattamento curati dal regista, Giuseppe Pomponio, presenterà al pubblico questo spettacolo, organizzato per beneficenza, in collaborazione con l’A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) sezione provinciale di Pescara.
La raccolta fondi è indirizzata in particolare al centro diurno, che svolge compiti di assistenza ai portatori di Sclerosi Multipla e che si occupa del trasporto dei propri soci e di tutte le attività, ricreative e formative, organizzate presso la struttura di Pescara.
Di seguito, una presentazione del regista:
“La Casa di Bernarda Alba è un’opera interamente al femminile, dove l’unica figura maschile che abita nei destini delle donne protagoniste è quella di Pepe il Romano. Di lui si parla molto, ma nella versione originale non compare mai. Una contaminazione che Federico Garcia Lorca ha solo vagheggiato. Nella rappresentazione che vedrete, invece, Pepe apparirà in tre momenti diversi. L’Autore ha volutamente disegnato un gineceo che icasticamente rappresenta un sistema sociale e familiare patriarcale, in cui una donna, Bernarda Alba, assume il ruolo maschile e costringe le proprie figlie, dopo la morte del padre, a vivere in un regime di clausura. Paradossalmente, da donna, Bernarda reitera una scala di valori antiquati, costrittivi e assolutamente patriarcali. Tutto il sistema che governa è una negazione della libertà. L’unica cosa che conta, nel suo universo, è il rispetto delle tradizioni; un conformismo spietato che è la sola legge da rispettare. A nulla vale il tentativo da parte della figlia Adele di rompere l’asfissiante dominio materno; una ribellione che si concluderà in tragedia. Il lavoro su questo testo è nato dalla necessità di interrogarsi sul tema della libertà e più direttamente sulla libertà femminile. Davvero, oggi, la donna è attrice della propria capacità di scelta o è vincolata a schemi preordinati da tradizioni culturali ancora operanti?
E quanto di quello che oggi, molto spesso, si spaccia per libertà è compiutamente una capacità di scelta consapevole, scevra da strettoie che altri impongono? Quanta di questa finta libertà è solo un’altra forma di conformismo? Il testo in scena non serve a dare una risposta, ma solo a provocare una domanda che ancora oggi è di stretta attualità: quale libertà appartiene alla donna? Questo interrogativo è la ragione che mi ha spinto ad approfondire un testo estremamente complesso. Volevo indagare sul mondo femminile in un periodo storico in cui le donne pagano un prezzo di sangue infinito e continuano a sostenere un ruolo che, in massima parte, le marginalizza. Questo lavoro è dedicato a loro, a tutte le donne che possono ancora cercarla la libertà e, soprattutto, a quelle che non potranno più farlo. A quelle che nessuno più chiamerà per nome, che hanno perso la voce e lo sguardo e il sorriso. A tutte quelle che hanno provato a sciogliere le proprie catene inutilmente: Sara, Gloria, Vania, Fabiana, Rosaria, Stefania, Giulia, Elisabeth, Jennifer, Ester. Per loro, che torneranno a vivere ogni volta che una di voi avrà la forza di spezzare il nodo che la imprigiona e alzare gli occhi per guardare un orizzonte limpido e lontano.”

L’ingresso è a offerta libera.
Info e prenotazioni al 3385948617

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