fbpx

La dieta dell’algoritmo

Se in campo medico si volesse redigere una classifica delle eccellenze, nel settore della ricerca scentifica, il “Weizmann Institute of Science” di Rehovot, a sud di Tel Aviv (Israele), risulterebbe tra le principali istituzioni di ricerca, su base multidisciplinare, al mondo, nelle scienze naturali ed “esatte”. E’ stato fondato nel 1934 come “Istituto Daniel Sieff” da un ricco commerciante ebraico di Manchester, (Israele Sieff e consorte) in memoria del loro figlio.
Da molti anni l’istituto si interessa di alimentazione e obesità ma negli ultimi anni, grazie al biologo informatico Eran Segal (massimo esperto di microbioma al mondo) e al dott. Eran Elinav (medico e ricercatore esperto in immunologia) gli studi si sono indirizzati verso una ricerca personalizzata e non generalistica sull’azione degli zuccheri sull’organismo umano.
Per la prima volta, grazie alle risorse (anche economiche) disponibili, hanno monitorato, utilizzando le informazioni raccolte attraverso questionari sulla salute, 1000 persone per un totale di 50 mila pasti a settimana.
Effettuando misurazioni ponderali del corpo, esami del sangue, controlli sui livelli di glucosio, dei campioni di feci e, utilizzando un’app mobile per segnalare l’attività fisica e l’assunzione di cibo, hanno creato un data base unico al mondo. Con questi dati hanno “creato” un algoritmo misurando la PPGR (glicemica postprandiale) responsabile della sindrome metabolica che porta, oltre all’aumento di peso e della sensazione di fame, al diabete e all’ipertensione.
La risposta è stata sorprendente e ribalta i “vecchi” concetti sull’alimentazione: ogni individuo reagisce in maniera differente all’assunzione di cibo, con picchi glicemici differenti, non basati sulla tipologia dell’alimento assunto.
Riassumendo: ogni soggetto interagisce, all’assunzione di un alimento, in modo completamente diverso da un altro; se ad esempio il mangiare una banana non ha nessun effetto sul PPGR di un individuo ad un’altro gli eleva il picco glicemico in maniera considerevole; idem per gli altri alimenti, siano essi pomodori, latte, gelati o quant’altro.
Semplificando: si può dimagrire ingerendo gelati o ingrassare mangiando insalata e carote. La scoperta, pubblicata sul numero di Cell (rivista medico-scentifica specializzata) nel novembre scorso, ribalta la nozione consolidate di “cibo sano” dei nutrizionisti che hanno sempre diviso i cibi in buoni e cattivi … per tutti. Per i ricercatori il responsabile di tutto ciò è il “microbiota intestinale”(batteri presenti nell’apparato digerente) in grado d’influenzare il metabolismo attraverso il sistema immunitario.
Questi batteri “buoni” riescono a “comunicare” con le cellule intestinali, tramite percorsi immunitari, regolano il processo metabolico ed instaurano una prima difesa contro le infezioni batteriche. I ricercatori della Georgia State University di Atlanta (Stati Uniti), in collaborazione con l’istituto israeliano, oltre al cibo hanno ritenuto responsabile dello squilibrio metabolico anche lo stress psicologico che, da studi approfonditi, risulta alterare la composizione del microbioma e causa della sindrome del colon irritabile. Uno screening effettuato da un medico nutrizionista “ad personam” sui picchi glicemici, in base al cibo ingerito, porterebbe ad una esatta conoscenza di tutti quei alimenti “favorevoli” per una dieta corretta con il risultato di scongiurare le malattie metaboliche e di ridurre il richio all’obesità.
L’Italia, nel suo centro ricerche, e in collaborazione con il Centro Weizmann con lo studio CAPRII (Children Alimentary Personalized Research Italy Israel) ha realizzato il primo studio pilota internazionale, condotto dal Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università di Napoli Federico II insieme allo Schneider Children’s Medical Center, con l’obiettivo di creare algoritmi utili a elaborare diete personalizzate nei bambini, ottenute confrontando la dieta mediterranea con la dieta “standard”.
Lo studio iniziato nel mese di maggio sarà condotto in parallelo in Italia e in Israele; in ogni nazione verranno monitorati 50 bambini dai sei ai nove anni. Tutta la ricerca durerà 36 mesi, mentre la partecipazione di ciascun individuo durerà 14 giorni durante i quali ciascun partecipante riceverà alimenti della dieta mediterranea e non (sotto esame soprattutto il momento della prima colazione ritenuta la “colpevole” principale degli squilibri metabolici).
Conclusione: anche questa volta la scienza medica e la ricerca “tende” la mano per cercare di migliorare la qualità della vita ma, in campo alimentare, ogni singolo individuo deve migliorare la conoscenza di se stesso per alimentarsi in modo sano e consapevole … moderando soprattutto l’assunzione di cibo.

ANCORA NESSUN COMMENTO

I commenti sono chiusi