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LA FILANDA

Le chiamavano le filandere, donne e anche bambine che si ammazzavano di fatica per trasformare i bozzoli in matasse. Era un lavoro durissimo, ma anche semplice, e comunque dovevano sopportarlo perchè dal loro salario dipendeva la sopravvivenza della famiglia. Intanto l’Italia lasciava l’economia agricola e si avventurava in quella industriale. A Pescara, a farsi imprenditori, furono i Giammaria, che nel 1900 inaugurarono l’opificio, oggi non vincolato dalla soprintendenza, adiacente al cosiddetto castello e all’ex casino di caccia borbonico, entrambi invece sottoposti a vincolo. La casa rurale, la filanda e il castello, in via Rigopiano, insieme scandiscono il percorso compiuto dalla comunità dell’allora Castellammare, ma presto saranno separati chirurgicamente. Una recentissima sentenza del Tar ha infatti accolto il ricorso dei proprietari, stabilendo che sottoporre a vincolo un edificio spetta alla Soprintendenza e non al Comune. Il pronunciamento, che era già nell’aria, adesso potrebbe rimettere in discussione anche l’elenco degli oltre 100 edifici da conservare stilato dall’Amministrazione Comunale.

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