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La mappa degli impianti sportivi in Abruzzo. Ecco perché alcuni non sono fruibili

QUANDO LE STRUTTURE SONO PUBBLICHE

Proprio per la loro funzione pubblica sono considerati beni indisponibili destinati a soddisfare le esigenze dei cittadini.

Le strutture a carattere cittadino o di circoscrizione, possono essere gestite secondo se hanno o meno una rilevanza economica.

La conduzione può essere, dunque, pubblica o privata a seconda se è la stessa amministrazione pubblica a gestire a proprie spese e personale o se si avvale di soggetti privati ai quali è data la concessione all’uso dell’impianto.

La precisazione vale soprattutto in questo periodo in cui alle necessarie soddisfazioni delle regole igienico sanitarie, della stabilità strutturale agli agenti sismici si è aggiunta la gestione in tempo di virus Covid 19 che ha sorpreso con nuove regole la conduzione e la gestione degli impianti.

Gli impianti devono essere sicuri a 360 gradi sia se gestiti dal pubblico sia se gestiti da privati.

QUANDO LE STRUTTURE SONO PRIVATE

Alle strutture pubbliche vanno aggiunte le numerose strutture private gestite solo da privati che costituiscono una miriade di piccole e mini strutture destinate per lo più a piccoli gruppi sportivi o singoli fruitori e sono costituite da piccole palestre, scuole di atletica e ginnastica ritmica e scuole di danza classica e moderna per grandi e piccoli utenti.

LE REGOLE DA SEGUIRE

A prescindere dalla destinazione e proprietà la gestione degli immobili, destinati a tali scopi, deve seguire le regole edilizie e igienico sanitarie e strutturali per la incolumità di chi li utilizza e dell’intera collettività.

CHI DETTA LE REGOLE

Le regole da seguire sono prescritte nei regolamenti previsti dal CONI, dalle FSN dalle DSA e dalle leggi nazionali.

Le strutture devono collocarsi nel territorio tenendo presente la viabilità e l’eventuale evacuazione con la possibilità del raggiungimento veloce dei mezzi di soccorso.

Le strutture moderne non devono prescindere dall’uso di materiali biocompatibili e il contenimento dei consumi energetici.

Le norme sugli impianti sportivi sono state approvate con DL n. 149 del 2008 dalla Giunta Nazionale del CONI e i luoghi attrezzati per la pratica sportiva sono regolamentati dalle Federazioni e dalle Discipline Sportive Associate e si distinguono in: «impianti sportivi agonistici» per le attività agonistiche e «impianti sportivi di esercizio» per lo svolgimento delle attività non agonistiche ma propedeutiche e formative della pratica sportiva.

Anche tutti gli altri impianti sportivi, destinati ad attività ludiche, non riconducibili alla vera pratica sportiva, devono sempre rispondere a quanto detto dalle normative CONI, ai regolamenti di igiene edilizi dei Comuni ove vengono costruiti od installati e alle nome sulla eliminazione delle barriere architettoniche.

Il patrimonio immobiliare pubblico abruzzese è stato oggetto di indagine da parte del CONI nel 2016 nel censimento e monitoraggio degli impianti sportivi sul territorio.

RISULTATI PROGETTO ABRUZZO 2016

Il CONI ha effettuato il monitoraggio con il presupposto che molti impianti esistenti andavano eventualmente riqualificati.

Il lavoro di ricerca e quantificazione della realtà esistente per gli impianti sportivi è stato importante per come e dove intervenire.

L’indagine effettuata ha rilevato che in Abruzzo:” … a fronte di 1.322.247 abitanti, 1815 infrastrutture (1555 funzionanti) e 3146 spazi di attività (1713 senza copertura) in 305 Comuni. In particolare sono stati rilevati 460 impianti a L’Aquila, 566 a Chieti, 332 a Pescara, 457 a Teramo, per una media di 1,37 ogni mille abitanti.

Il 28% delle strutture sono state realizzate tra il 1980 e il 1989, il 22% dal 2000.

LA PRINCIPALE CAUSA DI MANCATA FRUIZIONE DEGLI IMPIANTI SPORTIVI ABRUZZESI

Tra le cause di mancata fruizione degli impianti, il 47% è legato allo stato di conservazione insufficiente, seguito da lavori di ristrutturazione e adeguamento in corso (14%).

Dei 1555 impianti funzionanti 1040 sono di natura sportiva, 285 scolastica e 191 sono playground: 1246 sono di proprietà pubblica.

Negli spazi di gioco la tipologia di attività prevalente è il calcio a 5, seguito dal tennis e dall’attività ginnico motoria”.

Purtroppo alla prima fase del Censimento e monitoraggio degli impianti sportivi pubblicata nel 2016, non è seguita la seconda fase e i dati sopra riportati sono quelli più recenti.

COVID E IMPIANTI SPORTIVI. CONVIVENZA POSSIBILE?

L’imprevista e dannosa pandemia dovuta al Coronavirus 19 ha messo in dubbio l’utilizzazione di molti immobili sportivi.

Se è pur vero che essi sono stati costruiti nel rispetto delle norme, la situazione sanitaria nazionale ha di fatto messo in evidenza situazioni igienico sanitarie e distribuzione degli spazi inadeguati alle nuove regole come indicato nella L. 74 del 14.07.2020.

L’intervenuto Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 agosto 2020, all’art. 1, comma 6, lettera h) prevede espressamente che: “…è consentito lo svolgimento anche degli sport di contatto nelle Regioni e Province Autonome che abbiano preventivamente accertato la compatibilità delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori e che individuino i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi. Detti protocolli o linee guida sono adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome”.

Nell’Ordinanza regionale n. 78 della Regione Abruzzo dell’11 agosto 2020, negli allegati 1 e 2, sono definiti e chiariti quali siano e possano essere le condizioni indispensabili per la ripresa delle attività sportive.

…”Si specifica, altresì, che per lo svolgimento degli sport di contatto e di squadra necessita preventivamente l’accertamento della compatibilità tra l’attività da autorizzare e la situazione epidemiologica della singola regione, accertamento che si intende avvenuto in conseguenza della discussione intercorsa con le istituzioni di cui alla lett. g) dell’art.1 del DPCM 11.6.2020, sulle linee di indirizzo elaborate dal gruppo di lavoro della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e tenuto conto comunque della possibilità di deroga alle disposizioni del DPCM ammessa dall’art. 1, commi 14 e 16, D.L. 33/20. 20.”

Sono comunque le Linee-Guida (art. 1, lettere f e g del DPCM 26/04/2020) che definiscono e forniscono le:” indicazioni utili a consentire la graduale ripresa delle attività sportive e autorizzano le sessioni di allenamento degli atleti di discipline sportive individuali, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal CONI, dal CIP e dalle rispettive Federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali”…

Attualmente il DPCM e l’Ordinanza Regionale citati, sono i documenti base pe rendere possibili gli allenamenti nelle ribadite norme di distanziamento sociale senza assembramento.

SPORT SINONIMO DI SOCIALIZZAZIONE

Lo sport è vita ed è aggregazione ed è anche una linfa economica e come tale deve essere considerato: un giusto e valido volano utile alla ripresa globale dell’intera Nazione.

Il coronavirus ha rischiato di mettere in ginocchio questo sano settore economico che non si limita solo alla mera pratica sportiva, ma muove un indotto di grande spessore che vede coinvolte piccole e grandi imprese nel settore dal turismo e manifatturiero con le fabbriche di produzione di strumenti necessari allo svolgimento delle pratiche sportive.

Attraverso le azioni del ministero dello Sport e del Ministro Spadafora, il sostegno è stato riconosciuto agli operatori di base, alle associazioni sportive, e grande importanza è stata data all’impegno a far ripartire in sicurezza tutte le discipline sportive.

Prima dell’inizio delle varie attività è, in conclusione, necessario porre in azione soluzioni per la sicurezza delle discipline sportive che coinvolgono sportivi e sostenitori di ogni condizione sociale e di età.

Importante è, dunque, che gli amministratori regionali, provinciali e comunali rendano fruibili gli impianti di loro proprietà, attraverso un sostegno ai costi di sanificazione e la riqualificazione di impianti sportivi da riqualificare o inutilizzati.

di Maria Luisa Architetto

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