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LA POLITICA OGGI

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La “politica” viene definita come scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica o quella prassi conforme a determinati principi o direttive nell’esercizio di un’attività o di un potere decisionale. E nel concetto è insita l’idea dello Stato o se si vuole di quell’aggregazione i cui componenti hanno in comune principi, leggi e costumi e nel contempo il suo fine ultimo, il “bene comune”. Politica che si avvale di principi scientifici e tecnici ad esprimere tuttavia un’arte che ha la grande responsabilità di scrivere la “storia” dell’umanità e quindi un’arte omnicomprensiva, totalizzante, suprema. Ma quest’arte quasi metafisica deve fare i conti col mondo fisico e ridursi alla “gnoseologia” dell’uomo ove l’attività della conoscenza si frammenta in mille rivoli forieri delle verità più disparate e contrastanti. Sorgono all’uopo le scuole di pensiero, diverse ma accomunate da principi solidi della loro dottrina, permeanti o impermeabili ma culle di quella dialettica che tanto ha contribuito al progresso e allo svilupparsi delle nostre civiltà in tutti i campi. Dapprima le agorà, poi le accademie, poi i salotti, in spazi sempre più ristretti oggi il web di colpo universalizzato, cloaca mostruosa ove il confronto avviene spesso nel segno dell’insulto, dell’orrido, dell’offesa, dell’irrispettosità, della prevaricazione, del fango mediatico, della pacchiana debolezza informativa, della scomparsa del linguaggio costruttivo e assimilante e sua sostituzione con un logos comunicativo digitalizzato, informatico secondo la legge del tutto o nulla del tipo “mi piace”-“non mi piace” evocatore di quegli alti ma pericolosi sentimenti contrapposti che sono amore-odio come eros e thanatos. Chi guida il mondo sono le società più evolute dal punto di vista socio culturale e quindi le più responsabili nella gestione del bene comune ma anche le più raffinate nell’intessere meccanismi che si allontanano enormemente da questo. Siamo stupiti dalla Brexit o dalla vittoria di Donald Trump come 45° presidente USA. Perché? E’ solo un “de ja vu” di cui è colma la storia solo che non siamo più capaci di confrontarci col passato vivendo in un incomprensibile presente senza riflessione e senza possibilità di cura, un “carpe diem” che ci priva della possibile progettualità tanto utile al nostro funzionamento cerebrale, delle idee per cui lottare, delle motivazioni per cui vivere. Questo decadentismo è ben peggiore di quello degli inizi del secolo scorso perché se questo era più lento ed architettato e comunque prolifico nella poesia e nell’arte, il nostro è molto più rapido, violento, guerrafondaio, nichilista data la tecnologia di cui si serve maldestramente. La politica oggi è l’emblema oggettivato dell’istinto umano di sopravvivenza di ancestrale e cavernicola memoria. Alla sua base non vi è più confronto, dialettica, costruttività ed agisce nel segno dei diritti su tutto e di tutti negando i processi necessari per acquisirli. Certo una vita in discesa misconoscendo però il “fondo” come fine ultimo. Ci siamo cullati nell’idea che potessimo vivere tranquillamente immersi con i nostri gadget scherzosi e accattivanti, appagati nelle nostre sollecitudini virtuali come quella del massimo rendimento col minimo sforzo. Ma il mondo reale ha ripreso vita dando una “sveglia” scioccante a tutti quelli che prevedevano privilegi solo per loro nel nome del “buon selvaggio” che in fondo tanto buono non era a dirla tutta. Come recitano vecchi adagi “..attenti a tosare le pecore..” o “..anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano..” Siamo connessi sempre fra noi ma anche con quelli che gestiscono le nostre deleghe ed ecco che riscopriamo l’impellente necessità di rendicontarci con chi ci ha raggirato rubandoci i risparmi, le case, i ricordi, il futuro dei nostri figli, con chi ha fatto girare per proprio tornaconto il frutto monetario del lavoro “accettando” alla base l’albero che lo ha prodotto che, vendicandosi, finalmente ha fatto precipitare sacrificando i suoi rami gli appollaiati sopra di sé. Politica serva della finanza, l’uomo solo come artefice di business, democrazia dimenticata, nazioni smembrate, principi e tradizioni annullate, sostituiti dai poteri economici transnazionali che utilizzano come unico linguaggio gli indici di borsa. Ma come si è risvegliato il mondo reale? Quali mezzi userà per il perseguimento di un ipotetico bene comune? Chi saranno gli attori protagonisti nella epopea di questo “nuovo mondo”? Si spera nella resipiscenza di qualche sublime intelletto a guidare la rivolta ma non credo sia questa attualmente l’opzione. La deculturizzazione delle masse avviata decenni orsono è sfuggita di mano anche ai controllori del sistema ritrovandoci oggi in un marasma ideologico senza più capo né coda, dando vita ad nuova intellighenzia protesa comunque alla sopraffazione e all’appropriazione, affermando i principi di Nietzsche sulla vita che in sostanza vanno al di là del bene e del male, al di là della moralità o dell’immoralità, e formata da un’attuale “aristocrazia” che sarebbe in grado di dar luogo ad un perfetto sincretismo fra tutte quelle eresie-ortodossie come i credi manichei, catari, bogomili(per un parallelismo con la chiesa cattolica) servendosi della forza dell’ignoranza delle masse. Tale élite è formata da uomini fondamentalmente normali ma che si sentono fra loro molto “uguali” e di conseguenza sono molto “selettivi”. Questa neoartistocrazia ideologica dominante è riuscita a reprimere i vecchi principi di uguaglianza, libertà e giustizia sociale che nei primi anni del XX secolo appartenevano fortemente ad un’altra aristocrazia, decaduta perché ingessata e quindi non in grado di seguire le dinamiche sociologiche e collettive delle masse che nel frattempo maturavano nelle costituende organizzazioni fra pubblico e privato; soggetti questi che avrebbero assunto la forma di vere e proprie istituzioni. E nell’attuale aristocrazia questa continua, naturale ricerca dell’affermazione ha condotto alla perdita delle identità, un po’ come spesso accade agli attori quando recitano parte di soggetti di un copione. Lo stesso Schopenhauer diceva che gli attori spesso finiscono per perdere i “propri tratti”. Così la nostra vecchia politica non esiste più, sostituita purtroppo da un “Der Ring”( anello del Nibelungo ) mondiale dove nella terza giornata del dramma wagneriano si assiste alla “caduta degli dei”. E dipinge molto bene il fenomeno Francesco Maria Toscano dal blog “Il Moralista” nel suo articolo “Der Ring, il tempio occulto da cui fare a pezzi l’Europa”. Descrive “..un’Europa al bivio, incastrata all’interno di una cornice istituzionale che non può reggere a lungo, Il processo di dolorosa spoliazione del benessere dei popoli che abitano il vecchio continente, specie di quelli mediterranei, è in fase avanzata. Grecia, Portogallo, Spagna sono al collasso, mentre Italia e Francia boccheggiano. I perversi architetti che reggono le file di tale disumana operazione, ovvero Draghi, Merkel e Schauble su tutti, conoscono perfettamente le conseguenze politiche che una prolungata crisi economica giocoforza produce. Alla lunga l’aumento esponenziale della povertà e della disoccupazione favorisce l’ascesa al potere di nuovi potenziali dittatori, pronti a cavalcare la sfiducia nei confronti della democrazia e del parlamentarismo. Basti ripensare alla nascita del fenomeno nazista per rendersene conto. Ora alla luce di tale macroscopica evidenza verrebbe da domandarsi: perché Draghi e Schauble, protagonisti all’interno di una superloggia tenebrosa come la “Der Ring”, fanno di tutto per esasperare il quadro politico delle nazioni periferiche della UE? Forse perché entrambi, europeisti a parole, lavorano invece concretamente per favorire il ritorno in auge di un nazionalismo autoritario e violento? Il dubbio appare fondato, specie approfondendo il curriculum massonico dei sopramenzionati personaggi e per inciso furono proprio alcuni torvi emissari dell’officina guidata dall’attuale ministro tedesco a riportare fin da subito il presidente Hollande a più miti consigli. Si ricorderà che Hollande vinse le elezioni del 2012 promettendo il varo degli eurobond e la fine delle politiche di austerità. Premesse divenute ben presto lettera morta. Un sapiente mix di blandizie e minacce, infatti “normalizzò” rapidamente l’operato di Hollande, pronto per quieto vivere a calarsi con nonchalance nei panni del burattino eterodiretto da Angela Merkel. Come ha sottolineato lo scrittore Slavoj Zizek le libertà economiche non sono più fedeli compagne delle libertà civili e politiche. In Oriente si sono progressivamente affermati sistemi che coniugano senza imbarazzo libertà sul piano economico e repressione su quello politico. Il “redde rationem” però si avvicina..” in una condizione attuale in cui la politica non regge più il confronto con una realtà che definirla complessa sarebbe usare un eufemismo.

La contemporaneità della venuta di tutti i nodi al pettine ci mette in una confusione tale che genera una profonda incertezza sul futuro del mondo e della nostra civiltà. Quando cadde l’impero sovietico nel 1991 l’America doveva decidere se aiutare la Russia a riprendersi come aveva fatto nel dopoguerra con Germania e Italia o abbandonarla al suo destino. Reagan e Gorbaciov propendevano per la prima possibilità ma successivamente l’America scelse di diventare l’unica più grande potenza mondiale iniziando a indebolire l’Europa mettendo fuori gioco la Russia dall’Occidente e generando quelle “primavere arabe”, fallite, che avrebbero dovuto democratizzare tutta l’area islamica. Sogno americano imperiale tragicamente conclusosi in guerre sanguinose in Afghanistan per uccidere Osama Bin Laden, in Libia massacrando Gheddafi, in Iraq impiccando Saddam Hussein, in Siria per distruggere Assad, in Russia, economicamente, per estirpare il fenomeno Putin tanto temibile per un possibile concorrente blocco euro-asiatico. Risultato? Hanno prevalso i tagliagole dell’Isis che sono diventati i veri controllori del petrolio mondiale finanziati da Qatar e Arabia Saudita, Europa e Italia lasciati soli a gestire una pesante immigrazione gestita da bande criminali. I primi a capire che il sogno buonista imperialista americano si era infranto sono stati i francesi con Eric Zemmour che scrive che i 5 anni della presidenza Hollande non hanno risolto nessuno dei grandi problemi sociali che assillano la Francia fra i quali spiccano il terrorismo di matrice islamica, la desertificazione delle periferie, l’insicurezza delle forze dell’ordine, la disoccupazione e la crisi drammatica dell’istituzione scolastica ma hanno regalato ai francesi le nozze gay con tanto di adozione dei bambini dopo il tristissimo concepimento in laboratorio con annesso contratto di utero in affitto da parte di ragazze in difficoltà o come scrive De Villiers che denunciando sia i governi di destra che di sinistra si esprime nell’allarmante articolo ”le campane suoneranno ancora domani?” con riferimento alla islamizzazione della Francia a base di moschee, centri culturali, cibo hallal imposto nelle scuole di stato, studio dell’arabo come lingua facoltativa in molti istituti o come avverte il giovane scrittore Laurent Obertone sui prodromi di una guerra civile etnica in Francia. Poi gli inglesi con la Brexit su cui è stato detto di tutto e di più a tutto vantaggio dei figli di Albione, infine gli americani stessi stanchi di essere trascinati in guerre lontane(il 75% delle spese militari Nato sono per finanziare guerre in altri paesi), e vessata da una condizione di povertà e disoccupazione hanno preferito all’establishment un pragmatismo “trumpista” anche se volgare. Noi speriamo che il “Know-How” del neopresidente ci permetta di far parte di un’Europa diversa e meno conflittuale, meno arroccata al solo potere finanziario, di spingere i paesi arabi a dialogare fra loro e consenta di frenare l’immigrazione che da noi sta assumendo i caratteri di una sostituzione che cancella tutte le nostre origini. A rendere ancora più complesso il quadro politico ci si è messo anche Papa Bergoglio con i sui strani assist che configurano una terza forza(fuori dal trumpismo con le destre nazionaliste e dall’establishment dei poteri bancari socialdemocratici e radical chic) veteroterzomondista, giusta sul piano umano, ma inopportuna sul piano politico. Gianni Vattimo filosofo della variegata sinistra italiana è stato il primo ad indicare Bergoglio come il leader della sinistra mondiale il 13 marzo 2015 a Buenos Aires e paladino di quella lotta di classe del XXI secolo che si oppone al dominio del capitale. E la cosa col tempo è apparsa sempre più verosimile soprattutto se vediamo i principali scopi del suo pontificato: 1) il pauperismo della Teologia della liberazione che lo porta a sostituire di fatto Gesù con i nuovi proletariati ( ..faccio mio il vostro grido..); 2) l’ideologia emigrazionista di massa e 3) l’ecologismo catastrofista della sua enciclica ambientalista, rispondendo a Scalfari durante un’intervista che “..i comunisti la pensano come i cristiani..”. Inoltre celebre il suo, giusto per carità, anatema contro “..l’economia che uccide” riferendosi all’Occidente europeo e americano dimenticando tuttavia che altre economie uccidono e anche di più come nei regimi comunisti cinesi e cubani verso i quali ha invece usato segnali di amicizia e disponibilità( a difesa dei cristiani di quei luoghi? E per gli altri? ). E non sfugga anche l’endorsement dell’attuale ”Cristo in terra” verso il presidente venezuelano Maduro, verso il concorrente di Macrì in Argentina o in Brasile verso Lula e Dilma Roussef: tutte batoste riciclate in breve tempo compresa l’ultima di Trump verso il quale ha usato toni non proprio conciliatori. A bocciare infine in questi giorni l’ideologia emigrazionista di Bergoglio è stato proprio un cardinale africano, Robert Sarah, vescovo eroico che nel suo paese ha rischiato la vita. Molto vicino al suo popolo povero con cui ha condiviso la povertà e alla sua spiritualità e a Benedetto XVI, oggi in Vaticano si occupa di Liturgia ed è molto amato dal popolo cattolico per la sua sapienza cristiana. In una intervista di questi giorni, lui che viene dall’Africa ha parlato all’Occidente in questi termini “..la più grande preoccupazione è che l’Europa ha perso il senso delle sue origini. Ha perso le sue radici. Ma un albero che non ha radici muore. E io ho paura che l’Occidente muoia. Ci sono molti segni come il crollo della natalità. E poi voi siete invasi da altre culture, altri popoli che gradualmente vanno a sopravanzarvi in numero e a cambiare totalmente la vostra cultura, le vostre convinzioni e i vostri valori. C’è anche come si vede questa vostra ansia per la quale solo la tecnologia e il denaro contano. Non vi è alcun altro valore..”. Ed è questa la parola che vorremmo sentire da un pastore nel rispetto di una dottrina che in quanto dogmatica ha lì la sua forza e non può essere in alcun modo relativizzata, adattata, politicizzata. Politica che come si arguisce da quanto espresso non ha più un padrone, un fine, evanescente e liquefatta come un personaggio in cerca d’autore di pirandelliana memoria, araba fenicia ovunque presente sotto mentite spoglie, ovunque asservita ai bisogni da basso ventre. Siamo in grado di diagnosticare questa profonda malattia che metastatizza ovunque distruggendo ciò che tocca? E poi quale terapia? Sarà l’”Homo Deus” come lo dipinge Yuval Noah Harari nel suo best seller “a Brief History of Tomorrow”(ed. Harvill Secker London) in grado di scoprire quell’idea che renda l’umanità più vicina, collaborante, anche se non unificata, almeno rispettosa e corretta, che si renda conto che i diritti inalienabili e protetti derivano da doveri altrettanto inalienabili e necessari, che impari a riconoscere lo scempio che ha prodotto verso la natura e i suoi simili avendo in cambio solo sangue e morte?

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