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La serie imperdibile: True Detective

Una delle serie più belle di sempre, True detective.

La prima stagione, trasmessa in 8 episodi nel 2014 su HBO (Sky Atlantic), è immediatamente diventata un cult, ed ha fatto incetta di premi, tra cui quello come miglior serie, quelli alla regia, alla sceneggiatura e al miglior attore protagonista (Matthew McConaughey).

Le due successive stagioni (2015, 2019) cambiano completamente storia, personaggi, location (California la seconda, Nebraska per la terza, con la scelta di una struttura “antologica” inusuale per una serie tv), ma mantengono alcune costanti artistiche che le riconducono ad un unico universo narrativo, creato dallo scrittore Nic Pizzolatto, sceneggiatore e ideatore dell’intera serie.

Tuttavia, pur essendo di grande qualità, inevitabilmente non raggiungono le altezze davvero siderali della prima, per cui di questa vi parleremo, diretta dal regista Cary Fukunaga,
Ambientata nella cupa provincia americana, in Louisiana, è una storia feroce ed iper-realista che fonde in sé detective story e paranormale.

Racconta le indagini di due detective , Rust Cohle (Matthew McConaughey) e Martin Hart (Woody Harrelson) sulle tracce di un serial killer per oltre 17 anni.
La storia procede incalzante, con continui andirivieni tra il presente ed il primo caso del 1995, chiuso allora ma ora riaperto dopo quasi 20 anni, per il ripresentarsi di nuovi delitti rituali.

Tra questi continui flashback, la narrazione si fa a tratti ipnotica e disturbante, mentre seguiamo il dipanarsi dei retroscena di quelle indagini guidati dai due protagonisti, che appaiono nel presente profondamente trasformati rispetto al passato, anzi letteralmente trasfigurati dai loro vissuti dolorosi e profondamente diversi, che ci si rivelano parallelamente alla storia, e non meno coinvolgenti.

Ma quello che rende la serie un capolavoro non è solo la narrazione di impatto, da cui pur trapela la profondità di una base iper-letteraria, capace di stravolgere i canoni del poliziesco, regalando al genere nuovo volto e nuova statura.

In True detective troviamo anche tutto il resto.

Personaggi straordinari: tridimensionali, sfuggenti e disturbati, oltretutto graziati da interpretazioni magistrali che nulla hanno da invidiare al grande schermo. Una ambientazione in luoghi sconosciuti dell’immaginario americano: quella Louisiana che con le sue paludi fangose, le case basse, i rami contorti e i relitti abbandonati dall’alluvione, assume una dimensione cupa, mistica e minacciosa.

Una fotografia veramente straordinaria, grazie a cui questo paesaggio diventa il “terzo protagonista”.
Musica, fotografia, sceneggiatura, personaggi: tutto è rivestito di una nuova estetica torbida ed esistenzialista profondamente coerente con la narrazione, e contribuisce a fare di questa produzione una coerente e autentica opera visiva.