fbpx

LA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA

“Per la Settimana del Pianeta Terra scende in campo anche l’Università di Pavia con il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente che sarà protagonista di un evento straordinario: “Pavia e il suo fiume: geoturismo in bicicletta”. L’evento sarà davvero singolare perché tutti ma proprio tutti, bambini, adulti, famiglie, single potranno parteciparvi, ma l’importante sarà avere la bicicletta. Si attraverserà il centro storico in bicicletta e, in bicicletta, si svolgerà anche la panoramica geoescursione lungo la sponda destra del Ticino. Un evento nell’evento per ammirare la ricchezza geologica ed archeologica della città romana Ticinum”. Lo ha annunciato Cesare Perotti del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, protagonista della Settimana del Pianeta Terra, in programma solo in Italia, dal 12 al 19 Ottobre e organizzata con ben 152 eventi in contemporanea dalla Federazione Italiana Scienze della Terra. “I corsi d’acqua hanno da sempre suscitato un grande interesse nell’uomo che ha dovuto confrontarsi con essi. L’acqua costituisce una risorsa irrinunciabile – ha dichiarato Luisa Pellegrini del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia – fonte di vita e di benessere e i paesaggi fluviali presentano un indubbio pregio ambientale; nel contempo, i problemi legati alle esondazioni e alle erosioni del suolo hanno indotto ad approfondire le conoscenze sulle dinamiche dei corsi d’acqua e sui processi che le regolano. Noi porteremo tutti i cittadini, turisti e non, su questi luoghi straordinariamente belli anche per far capire l’amore che deve esserci per i fiumi, per la storia e per le geoscienze.  Le forme del paesaggio prodotte dall’erosione e dalla deposizione dei corsi d’acqua contraddistinguono estese aree del nostro pianeta e, in particolare, l’Italia, dove le zone montane e collinari incise in valli e rilievi e le depressioni colmate di depositi alluvionali che formano le pianure sono ampiamente diffuse. La pianura padana è la più estesa di queste aree pianeggianti e, pur essendo una regione piuttosto uniforme, mostra in realtà tutta la complessa azione dei corsi d’acqua che la solcano. I differenti e sovrapposti processi fluviali che hanno modellato la pianura hanno risentito e risentono infatti anche dei cambiamenti climatici, delle variazioni del livello del mare, dei movimenti tettonici recenti e, non da ultimo, degli interventi dell’uomo”. “Durante il Quaternario inferiore e medio – ha proseguito Pellegrini  i sedimenti provenienti dai “giovani” rilievi delle Alpi e degli Appennini erosi e trasportati dai corsi d’acqua colmarono progressivamente il golfo padano, che era in precedenza occupato dal mare pliocenico. Tuttavia, durante lo stesso periodo, le variazioni climatiche, eustatiche e tettoniche causarono fasi di stasi nell’attività deposizionale o di erosione delle pianure che si andavano costruendo. Gli effetti dell’alternarsi di queste azioni sono rappresentati in larga misura dai terrazzi alluvionali che, con scarpate di varia altezza, interrompono la monotonia della pianura.  Le principali aste fluviali scorrono attualmente in solchi scavati durante l’Olocene (a partire da circa 11.000 anni dal presente) all’interno della più estesa unità morfologia della pianura padana, che è nota come “livello fondamentale della pianura” e che è riconducibile alla deposizione fluviale relativa all’ultima massima espansione glaciale del Pleistocene superiore (circa 20.000 anni dal presente)”.  I corsi d’acqua che scorrono nella porzione centrale della pianura padana presentano varie configurazioni d’alveo. Accanto ai tracciati braided, vale a dire a canali intrecciati, sono molto diffusi gli alvei a meandri, caratterizzati da un canale singolo molto sinuoso e basse sponde (dove prevale la deposizione) che si contrappongono, sull’altro lato del fiume, ad alte sponde in erosione. In corrispondenza di queste sponde o su scarpate di terrazzo sono riscontrabili le cosiddette sorgenti di terrazzo ove l’incisione abbia messo a nudo un contatto tra sabbie o ghiaietto (permeabili) sovrastanti limi (impermeabili). Il rapporto tra i fiumi e le attività umane – ha concluso Perotti – rende da un lato l’ambiente fluviale particolarmente fragile e dall’altro i corsi d’acqua possono costituire oggetto di grande pericolosità e rischio. Le strette relazioni tra falde idriche sotterranee e acque dei fiumi impongono una particolare attenzione nei confronti dell’inquinamento delle acque superficiali. Le attività estrattive di inerti (ghiaie e sabbie) in alveo, d’altro canto, producono alterazioni della dinamica fluviale con un’accentuazione dei fenomeni erosivi. Tutti gli interventi in alveo possono comunque comportare un aumento dei rischi in caso di piene ed alluvioni. Solo una migliore e approfondita conoscenza dell’ambiente fluviale e delle sue dinamiche passate e presenti costituisce il miglior presupposto per un corretto rapporto tra uomo e corsi d’acqua.

ANCORA NESSUN COMMENTO

I commenti sono chiusi