LA STORIA DI ROSETO

La Mostra storico-Fotografica dedicata ai protagonisti della ricostruzione e della storia di Roseto dal 1945 al 1960, allestita presso la Pinacoteca della Villa Comunale, resterà aperta fino a domani mercoledì 30 settembre, dalle ore 17,00 alle ore 20,00. E’ ancora possibile “rivedere”, magistralmente stampate e ingrandite, ben 150 foto in bianco e nero scattate dal fotografo Antonio Mazzoni che ritraggono operai e lavoratrici delle tre fornaci di Catarra, Diodoro e Branella e delle prime fabbriche di Roseto tra le quali Giocattoli Centola, Mobilificio Summo, le tabacchine di Via Adriatica, artigiani, sarti, calzolai, pittori, meccanici, motoristi, macchinisti di trattori e trebbiatrici, pescatori attorno alla Pescheria e al primo Belvedere sul Lungomare di Roseto Centro, contadini e braccianti al lavoro nei campi: aratura, semina, mietitura e trebbiatura del grano, vendemmia e raccolta delle olive, pranzo finale della “Bonfernite”, maestri e maestre con le loro scolaresche, studentesse della prima scuola media delle Suore del Bambin Gesù, giovani ciclisti, motociclisti, cavalieri a cavallo, sportivi, bagnanti e turisti sulla spiaggia e tra le dune selvagge del Borsacchio e tra Roseto e Cologna Marina, i nostri nonni e genitori e tantissimi bambini e bambine…i tempi della vita, del lavoro, della gioia e del dolore, i riti, le cerimonie religiose e le feste civili… Si possono “rivivere” gli aspetti più significativi della vita quotidiana: vedere sulle strade donne e uomini con le pale che si lasciano ritrarre mentre spalmano la ghiaia e ricostruiscono le loro case, le strade ed i marciapiedi; artigiani all’interno dei laboratori con gli attrezzi in mano; il ciabattino seduto al deschetto contornato dagli amici clienti; la coppia dei sarti, marito e moglie con i loro lavoranti e apprendisti concentrati nel confezionare vestiti su misura.

Pare quasi di sentire voci, discorsi, motti che i paesani, contadini, artigiani, operai, tabacchine e pescatori si scambiano mentre svolgono volentieri e necessariamente il lavoro di squadra. Uomini e donne, giovani, per lo più insieme nel lavoro, nelle feste, nelle cerimonie religiose. E bambini presenti dappertutto, sciamano per le vie, irrompono nelle scene con quegli occhioni sgranati, i pantaloncini corti, scalzi a volte e furtivi, sempre scalmanati, sorpresi in rari momenti di sosta.
Attraverso gli scatti di Antonio Mazzoni sono “storicamente” riemersi spaccati di vita rurale e di comunità paesane non più esistenti, che l’obiettivo fotografico ha colto in una fase di impegno gioioso per la ricostruzione postbellica. Clima di intenso fervore che ci viene restituito dall’occhio attento e affettuoso di un testimone, artista sensibilissimo, osservatore interno di un “mondo umano” appena scomparso dietro l’angolo, nel quale “ancora” affondano le nostre radici e tante future speranze.

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