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Le donne a stelle e strisce

L’America come la bella addormentata nel bosco il 20 gennaio si è destata, non nel bosco incantato, ma nell’edificio che rappresenta per tutti l’emblema della democrazia nel mondo: il Campidoglio degli Stati Uniti a Woshington D.C., che solo pochi giorni prima era stato preso d’assalto da facinorosi, in uno scenario più simile ad uno scontro da videogames che alla vita reale .

Ma come tutte le fiabe che si rispettano ha un lieto finale: la Democrazia ha vinto ed è entra in scena un principe azzurro, il Presidente Joe Biden. La storia ha però una novità rilevante, il protagonista non è solo il Principe, ma ad avere i fari puntati su di sé c’ è una Principessa la vicepresidente Kamala Harris.

Inoltre ci sono tante altre coloratissime Donne non corollario ma protagoniste della scena e della storia. Donne in primo piano sul palcoscenico del primo atto dello spettacolo ( che non ha sconfessato i tradizionali toni esagerati e non certo sobri di uno shoow tipicamente americano) è di loro che vi voglio parlare.

Kamala Harris

La prima vicepresidente donna di origini indiane e giamaicane
La sua storia è ormai più che conosciuta: sua madre indo-americana, immigrata da Chennai e il padre di origine giamaicana le offrono un promettente futuro facendola studiare alla Howard University e all’Hastings College of the Law di San Francisco.

Già nel 1990 è vice procuratrice distrettuale della Contea di Alameda, nel 2003 è eletta procuratrice distrettuale di San Francisco.

Nel 2010 viene eletta procuratrice generale della California e rieletta ancora nel 2014. Harris è stata quindi la prima donna a ricoprire tale carica. Nel 2016 si candida alle elezioni per il Senato e il 7 giugno con il 62,5% dei voti diviene la prima afro-asioamericana ad essere eletta al Senato. Il 12 agosto 2020 Joe Biden la sceglie come vicepresidente in vista delle elezioni presidenziali. Prevale il partito Democratico e Kamala è la prima vicepresidente donna della storia degli Stati Uniti d’America. Niente male direi!

Ma quello che mi piace sottolineare di questa Donna, oltre al suo indiscusso Valore politico, è la sensibilità dimostrata nel aver voluto dare un riconoscimento a chi l’ha preceduta: alla madre arrivata negli Stati Uniti dall’India e tutte quelle generazioni di donne afroamericane, asiatiche, bianche, native americane che si sono battute per l’uguaglianza e la libertà e che continuano a combattere per i loro diritti. Echeggiano ancora le sue parole “ Io sono qui oggi grazie alle donne che hanno combattuto prima di me, io sto sulle loro spalle” .

Amanda Gorman

Una giovane poetessa ventenne con le idee molto chiare: “ La vittoria non sarà nella lama che ci divide ma nel ponte che ci porterà oltre le sfide “ ma ciò che mi ha colpito di questa ragazzina è leggere la sua dichiarazione al New York Times : “ Mi sto preparando per presentarmi alle elezioni presidenziali del 2036 “ …la rinascita dell’”american dream”?

Lady Gaga

La camaleontica showgirl è comparsa in scena lasciando tutti senza fiato con un abito disegnato per lei dalla haute couture Schiapparelli, che avrebbe avuto l’approvazione, ne sono sicura, della italiana fondatrice della casa di moda , l’indimenticabile Elsa. Ma soprattutto a far scendere i brividi lungo la schiena sono state le corde della sua incredibile voce quando ha intonato l’inno nazionale americano . E’ stato un abbraccio collettivo energizzante che tutti hanno avvertito…anche noi incollati allo schermo.

Melania Trump

Se pur non voglio, e non mi sembra opportuno, commentare l’era Trump lasciatemi spendere qualche parola per Melania. Una first lady che, sarà per l’esuberanza del coniuge, ha brillato, forse in contrasto, per una certa sobrietà, mantenendo sempre un profilo corretto e consono al suo ruolo pubblico,( che non dimentichiamo in America ha un rilievo maggiore che in altre democrazie).

A mio avviso certo non si meritava di essere apostrofata come “escort” da un giornalista (giornalaio) come quel “poliglotta” di Alan Friedman (che dopo 20 anni in Italia ancora non parla un italiano paragonabile a quello di un cameriere cingalese) che più volte si è arrogato il diritto di denigrarla pubblicamente manifestando così tutta la sua piccineria. Non possiamo e non dobbiamo permettere chela dignità di una donna venga impunemente e gratuitamente svilita.

Per concludere c‘è, a mio avviso, un nuovo immaginario collettivo dove la figura femminile spicca, non certo per i colori degli abiti, ma per il Valore aggiunto che può dare, e sono sicura, darà alla politica Americana e a cascata alle democrazie del mondo intero che ne sapranno seguire l’esempio .

Quanto sarà il turno dell’Italia?