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Le “Fantasie di Pinocchio” nell’estro di Giorgio Mancini

Il coreografo di fama internazionale torna in Abruzzo per curare le coreografie della scuola che gli ha insegnato a danzare.

La danza ce l’ha sempre avuta nel cuore. Fin da piccolino, quando a soli 3 anni la sua fantasia gli permise di creare il suo primo rudimentale balletto a casa, per i suoi genitori, sulle note della danza di Zorba il Greco tanto amata da suo padre. “Era un crescendo di musica che mi elettrizzava” confessa oggi Giorgio Mancini, danzatore e coreografo di fama internazionale, originario di Atessa in provincia di Chieti, giunto a Pescara per coreografare “Fantasie di Pinocchio”, lo spettacolo del Centro Studi Arte Danza di Rossana Raducci Vantaggio che va in scena stasera, giovedì 7 luglio , sul palco del cinema teatro Circus.
“E’ un rientro che mi emoziona molto – spiega Mancini – perché è questa scuola che mi ha preparato per entrare all’Accademia di danza di Roma. Ed è proprio sulla coreografia di Pinocchio che ho avuto il mio primo contratto da ballerino professionista, perché fui scelto all’epoca dal coreografo Giancarlo Vantaggio in un’audizione a Roma. Giancarlo era già sposato con Rossana, avevano entrambi una grande passione per l’insegnamento della danza. Un ricordo che ho stampato nella mente e nel cuore, ed è per questo, per onorare il suo ricordo che poi è anche il mio, e la sua dedizione nei confronti dei giovani che ho accettato di tornare qui, e lavorare con le scene e i costumi dell’epoca, gelosamente conservati”.

Mancini non nasconde la sua emozione al pensiero di aver creato “una nuova versione, giocosa e poetica allo stesso tempo” del Pinocchio di allora, quello del 1980. “E devo dire che l’idea di Rossana di fare il balletto proprio quest’anno con l’allievo Lorenzo, già preso dal Teatro dell’Opera di Roma, che farà Pinocchio, è stata fantastica: è un ottimo allievo per un coreografo, ricettivo ed entusiasta” aggiunge soddisfatto. “Il mio Pinocchio è simpatico, sveglio, furbo e dolce. Si avvicina più ai ragazzi della mia generazione. Ho fatto il Pinocchio che ero io – racconta – perché forse questa generazione è troppo chiusa nelle proprie camere, davanti ad uno schermo. Ma sono particolarmente contento di aver lavorato con i piccoli: è stato difficile, ma ho colto tutta la loro energia, la loro vita”. Giorgio Mancini ora ha 58 anni e dai 3 ai 14 è vissuto a Chieti dove ha scoperto l’amore per la danza nella scuola di Filomena Nudi, che ha frequentato solo per un anno. “Poi – spiega – il mio percorso si è interrotto perché i miei genitori volevano che finissi di studiare e intraprendessi una professione normale. Non c’era l’idea di un figlio artista e men che meno ballerino di danza classica, anche per l’epoca. Io giocavo anche a calcio, ma adoravo i balletti di Raffaella Carrà in televisione e li rifacevo a modo mio”.

Il padre di Giorgio era un grande appassionato di musica greca e classica oltre che di cinema. “La mattina della domenica mi svegliavo sempre con le note di Beethoven, Chaicovsky, Wagner oppure di Ennio Morricone – racconta – perché mio padre metteva i dischi e li ascoltava nel suo giorno di riposo dal lavoro”. L’occasione per la svolta nella vita artistica del quindicenne Mancini è stato uno stage di danza a Cervia, organizzato dall’Accademia di danza di Roma. “Fu una soffiata delle mie amiche di Chieti – ricorda divertito – che sapevano quanto io adorassi la danza. Lo chiesi come regalo di fine anno scolastico ai miei genitori. Lì conobbi la signora Penzi, la direttrice di allora dell’Accademia, che mi consigliò di prepararmi a Pescara nella scuola della Raducci per accedere ai corsi romani. Ci ho messo un anno per convincere i miei a mandarmi. E più o meno da lì è cominciato tutto: sono stato scelto per il Pinocchio di Giancarlo Vantaggio, sono stato selezionato per un corso all’Ater Balletto e poi sono entrato nella compagnia di Maurice Bèjart”.

Alla carriera di danzatore ha fatto poi seguito quella ugualmente internazionale di coreografo. “Sì, e non è concesso a tutti, sono stato fortunato. A 31 anni mi hanno offerto la direzione del Grand Théatre de Geneve dove ballavo, e quindi ho imparato anche  a seguire questo altro talento che avevo dentro, quello per la coreografia. Per fare i coreografi non esiste una vera scuola, ci si nasce. E’ fantasia, creatività e tanto lavoro. E poi tanta tanta curiosità, che è il pane della creatività. Bisogna saper mettere in scena l’idea, che non è facile. I passi si imparano ma l’idea bisogna trasmetterla. E prima bisogna essere danzatori, e conoscere un po’ tutti i tipi di ballo. E’ così che poi ho trovato il mio linguaggio, che è un misto di danza classica e movimenti personali miei contemporanei”.

L’idea di tornare in Abruzzo per far conoscere il proprio lavoro di coreografo ha subito stuzzicato Mancini. “Avevo un ricordo bellissimo di questo balletto – continua il professionista – e sapevo che Rossana aveva conservato le scene e i costumi dell’epoca, creati da due assistenti di Emanuele Luzzatti. Quindi quando mi ha chiamato, mi ha detto se volevo rifare il Pinocchio in una nuova versione ho accettato subito, perché per me è l’occasione di fare un omaggio a Giancarlo che è stato il mio primo coreografo, che mi ha offerto il mio primo contratto da professionista. Ho aggiornato il personaggio pur utilizzando le scene e i costumi di allora. E’ una nuova versione mia che già mi hanno chiesto alla scuola dell’Opera di Roma per la prossima stagione”.

Progetti futuri? “Tanti. Uno con tre etòile dell’Operà di Parigi sul “Disprezzo” di Moravia. E poi vorrei portare a Chieti lo spettacolo da me coreografato di Tristano e Isotta”.

Daniela Peca