Intervista a Leo Strozzieri, artista e critico d’arte abruzzese che parteciperà alla prossima edizione della Biennale di Venezia.
PESCARA – Aprirà i battenti il prossimo 9 maggio la sessantunesima edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Abbiamo raccolto un’opinione autorevole come quella dell’artista e critico d’arte Leo Strozzieri. Sarà lui l’unico artista proveniente dalla regione Abruzzo a far parte della prestigiosa rassegna. È stata anche l’occasione per tracciare una panoramica a tutto tondo sugli artisti del Novecento e sull’eredità del Futurismo.
Leo Strozzieri alla Biennale di Venezia tra arte e radici
Artista, ma anche critico e storico dell’arte. Quella di Leo Strozzieri è un’opinione autorevole. Lui che sarà l’unico artista alla Biennale d’Arte di Venezia a rappresentare la nostra regione. Del resto dal punto di vista artistico e non solo per l’Abruzzo rappresenta un grande punto di riferimento. Originario di Controguerra, ha fondato importanti realtà museali come la Pinacoteca di Prata d’Ansidonia e il Museo Abruzzese di Arti Grafiche.
Oltre a rappresentare uno dei fondatori di rassegne di prestigio come la Biennale di Arte Sacra a Pescara. Lui che negli anni Sessanta ha vissuto a Roma, in quel periodo crocevia di correnti artistiche confluite nella pop art. E luogo di incontro e di scambio culturale per numerosi artisti contemporanei. Ma il maestro è rimasto sempre legato alle sue radici ed al suo territorio.
Attualmente vive a Pescara e nella sua abitazione in zona Piazza della Marina si dedica alla pittura. Ma la sua produzione si è arricchita nel tempo anche con le ceramiche a freddo. La sua attività di critico e di artista non si è arrestata nemmeno di fronte ai problemi di salute. Inoltre Strozzieri ha collaborato con diverse riviste a vocazione culturale.
L’artista abruzzese alla Biennale di Venezia 2026
La Biennale d’Arte di Venezia si terrà nella città lagunare dal 9 maggio al 22 novembre. Ed avrà luogo presso le sedi istituzionali dei Giardini, dell’Arsenale e in altri luoghi di Venezia. La prestigiosa rassegna vedrà al centro Il testo curatoriale di Koyo Kouoh, artista camerunense recentemente scomparsa. L’opera si intitola “In Minor Keys”, insomma si tratta di una “tonalità minore”. Come a dire che a volte il silenzio è più prezioso del fragore. Traendo ispirazione dai capolavori “Amatissima” di Toni Morrison e “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez. A livello tematico la Biennale si struttura in opere capaci di fondere anima e intelletto. In totale sono 110 gli artisti invitati alla speciale kermesse da tutto il mondo.

Leo Strozzieri protagonista alla Biennale di Venezia
Che Biennale sarà quella che aprirà i battenti il prossimo 9 maggio?
«La prima edizione si ebbe alla fine dell’Ottocento. Ed è ricordata perché era presente il nostro Francesco Paolo Michetti, che espose il famoso quadro “La Figlia di Iorio”. Questa sarà una Biennale all’insegna delle novità, ci sono paesi come Camerun, Guinea, Salvador. Poi c’è stata la polemica perché si volevano far fuori Russia e Israele, è stata fatta anche una petizione. Ma non serve a niente la discriminazione.
Quest’anno la Biennale è sparsa in diversi luoghi di Venezia, il padiglione della Guinea ad esempio si farà all’isola di San Servolo dove è presente la scultura di Pomodoro “Il Disco in forma di Rosa del Deserto”. Per questo sono contento di esporre lì.
Io ho eseguito una scultura, gli volevo dare il titolo “Il trio del male”, pensando a Trump, Putin e Netanyahu. Non me lo hanno fatto fare, così ho scelto il titolo “Omnia Vincit Amor – Controguerra”. Io infatti sono proprio nativo di Controguerra. Ed in questo modo ho fatto ugualmente polemica contro la guerra. Per noi autori italiani il privilegio è che la Cairo-Mondadori farà un catalogo a parte».
Il ruolo di Strozzieri alla Biennale di Venezia
Lei sarà l’unico artista proveniente dalla nostra regione. A riprova del prestigio che attraverso la sua arte e le sue idee ha dato a tutto l’Abruzzo…
«Hanno invitato diversi artisti italiani. Tra cui c’è anche Tommaso Cascella, il figlio di Pietro Cascella. Che però vive a Roma e quindi non è abruzzese. Ci saranno 99 padiglioni con decine di paesi nuovi, compresa la Guinea. Io ho fatto il critico d’arte fino al 2000. Ho conosciuto i più grandi artisti del Novecento, come Trubbiani, Pomodoro e Mastroianni. Ma anche Pietro e Michele Cascella. In passato ho curato diverse rassegne. Poi ho iniziato ad avere problemi di salute e mi sono dato alla pittura per combattere la depressione».
Tra le tante cose, lei è un grande studioso del Futurismo. Oggi qual è la reale eredità che ritroviamo di questo movimento artistico e culturale?
«Ho conosciuto i più grandi futuristi. Il Futurismo è l’unico movimento veramente italiano. Che poi ha avuto diffusione europea e mondiale, ma resta tipicamente italiano. È stato la scoperta del dinamismo, attraverso le macchine. Il problema è che i futuristi hanno pagato l’inneggiamento alla guerra, che loro definivano “la sola igiene del mondo”. Argan, il più grande critico d’arte degli anni Settanta, ha ignorato il Futurismo per questioni politiche. Ha affossato il movimento. Di recente è stata fatta una grande mostra a Roma. Io ho fatto tre-quattro grandi mostre sul Futurismo, una a Chieti».
È stato da sempre un punto di riferimento dell’arte per la nostra regione. A quale degli artisti abruzzesi si sente maggiormente legato?
«L’artista a cui mi sento maggiormente legato in assoluto è Umberto Mastroianni, che è stato definito l’erede di Boccioni. Mi ha regalato diverse sculture, io andavo a trovarlo nel suo studio di Marino, vicino Roma. Viveva in una villa dove a suo tempo si incontravano Vittoria Colonna e Michelangelo. In questa villa io andavo settimanalmente, gli portavo i fichi che a lui piacevano molto. Tra gli artisti abruzzesi sono legato a Remo Brindisi, che ha allestito un museo a Lido di Spina in provincia di Ferrara con le opere dei più grandi artisti del Novecento. Quel museo lo voleva fare a Montesilvano, ma il Sindaco dell’epoca negli anni Sessanta non gli diede il permesso…»
A livello governativo, cosa servirebbe per valorizzare e salvaguardare l’enorme patrimonio artistico della nostra nazione?
«Servirebbe che la politica si togliesse di mezzo dall’arte. La politica rovina tutto. Quando frequentavo Mastroianni, con noi veniva Maccanico che all’epoca era ministro. Lo stesso Craxi era un pittore eccezionale. Non erano di certo come i politici di oggi. Siamo messi male…»
25-4-2026 Daniele Rossi
La Redazione de La Dolce Vita
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