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L’intervista a Christian Mantini

Per gli amici della Dolce Vita incontriamo Cristian Mantini, dj abruzzese di fama internazionale che dopo aver lasciato la città natale – Ortona – è riuscito a realizzare il proprio sogno arrivando a esibirsi nei locali più alla moda nella Grande Mela, tanto da essere chiamato da tutti “Real dream”, testimoniando quanto sia importante la determinazione oltre che il talento e l’impegno quando si crede in un sogno.

Cristian dove hai cominciato la tua professione artistica? Pensavi di fare così tanta strada e di poter girare il mondo?

Ho iniziato che ero davvero piccolo, la batteria e le percussioni hanno naturalmente attirato il mio interesse e mi divertivo tanto. Nel 1991 a 13 anni, ero in vacanza con la famiglia a Ronneburg in Germania dove mia zia aveva un ristorante e mio cugino che all’epoca faceva il Dj, quell’anno era in vacanza e mi aveva lasciato le chiavi della sua stanza magica dove c’erano una consolle, tanti vinili e strumenti. Aperta quella porta ho scoperto qualcosa che mi ha scollegato dalla realtà e così è nata la mia passione per la musica dietro la consolle. Per comprare i primi giradischi, il mixer e qualche disco, sono tornato per due anni a lavorare d’estate al ristorante di mia zia come cameriere. Qualche anno più tardi, una persona del mio paese, Ortona, dopo aver ascoltato una mia cassetta e incuriosito dalla mie capacità e scelta musicale mi portò a suonare nel club che organizzava a Urbino, si chiamava Club83 e da lì non mi sono più fermato. Non pensavo di girare il mondo con la mia passione, considerando il punto di partenza, ma ho sempre lavorato sodo per far in modo che accadesse. Poi è successo.

Quali valori ti sono stati trasmessi dalla famiglia che hai portato nel lavoro e nella vita quotidiana?

Li ho portati tutti con me nel mio cuore come una missione e sono stati la chiave del mio successo di vita e professionale, in un percorso più lungo e faticoso rispetto ad altre strade facilmente percorribili. La vera “potenza di fuoco” è riuscire ad emergere nel tempo con umiltà, educazione, onestà, rispetto, correttezza, professionalità. Devo tutto alla mia famiglia, persone umili e piene di luce nell’anima, il miglior esempio da seguire, il miglior credo.

Qual è stata l’esperienza più emozionante della tua carriera?

Sono davvero tante ma senza dubbio non dimenticherò mai il giorno in cui ho ricevuto la proposta di trasferirmi a New York a lavorare per Anané e i suoi brand: ero seduto sul letto, guardavo i dischi e pensavo alla lunga gavetta tra emozioni e quella sensazione di sentirsi stremato, tanto che iniziavo a pensare di cambiare vita, avevo anche subito il furto del mio studio Neorecords fatto con amici splendidi e con tantissimi sacrifici, un sogno svanito nel nulla senza motivo. Poi un giorno squilla il telefono e dopo vent’anni in soli sessanta secondi la mia vita è cambiata. Quei valori in cui avevo creduto e gli infiniti sacrifici avevano vinto ed era il momento di ricominciare da capo nel posto giusto tirando fuori tutto il meglio ancora una volta.

Com’è nata la tua collaborazione con Anané e che progetti avete insieme?

E’ nata a Pescara dalle serate fatte tra il 4Dor e Penelope A Mare con Francesca Caldarelli e Tonio Liuzzi. C’è’ stata una lunga collaborazione iniziata con Louie Vega e proseguita negli anni con il party The Ritual con Anané & Louie Vega insieme. Serate uniche e indimenticabili tra migliaia di persone mentre dietro le quinte si rafforzavano i rapporti di amicizia profondi e costanti – la magia della musica che crea unione e aggregazione. Un periodo magico per me, sicuramente il più bello che ho vissuto a Pescara dove Tonio e Francesca hanno fortemente contribuito alla mia evoluzione umana e professionale con la loro esperienza e cultura internazionale, mettendo a disposizione gli strumenti per evidenziare le mie capacità, direi unici.
Con Anané poi è iniziato un percorso meraviglioso sia umano che professionale, abbiamo ridisegnato insieme la sua carriera e i suoi brand, lei era già splendida e bravissima e io ho aggiunto la parte tecnica occupandomi dietro le quinte di lei, della sue etichette discografiche Nulu & Nulu Electronic e poi del bellissimo party Nulu Movement che ogni mese con la magica atmosfera musicale colora il grattacielo dello Standard HighLine di New York. A 300 metri da terra nel club Le Bain, tra i più ambiti al mondo, attraverso le sue grandi vetrate puoi guardare la città che non dorme mai mentre balli o sorseggi un drink. Un vero sogno. Ho ricevuto in dono una fiducia immensa da Anané che ho sentito di ricambiare al massimo, ricordo un’energia e una potenza mai vissuta prima, da lì ho potuto contare nella mia carriera 500 aerei, 36 città del mondo, più di 300 serate e più o meno 200 uscite discografiche. Di solito ci vogliono non meno di 10 persone per questi risultati, noi l’abbiamo fatto in due. Durante la pandemia non abbiamo mai smesso di sognare e il prossimo futuro vedrà la massima evoluzione di quello che abbiamo fatto e non solo, stiamo portando avanti progetti oltre la musica, anche se collegati al settore. Il futuro oggi è da immaginare con un entusiasmo superiore alla paura del Covid-19.

In Abruzzo sei a Fossacesia al Supporter beach, che opinione hai delle disposizioni / restrizioni, in questa fase di gestione dell’industria dell’intrattenimento in Italia e negli altri paesi?

Un’estate difficile questa 2020, ma carica di unione e sentimenti. Colgo l’occasione per ringraziare Donato e Simona Di Campli per la loro immensa volontà e professionalità, un’energia che caratterizza il futuro della nostra regione grazie anche alle loro attività sulla costa dei trabocchi, una realtà che già si conosce e continua a farsi conoscere. E’ un esempio positivo che “mi fa tornare a pensare” che i grandi progetti possono esistere con la collaborazione tra imprenditori, istituzioni e forze dell’ordine, grazie a cui nasce la possibilità di una forte presenza artistica in diverse città della regione, diventando attrazione turistica e accompagnando le bellezze di un territorio da visitare e scoprire.
Le serate di Supporter Beach sono state organizzate come lo Stato ha indicato: DPCM seguito alla lettera. Pur non potendo lavorare ad ampio raggio per ovvi motivi è stato un grande successo in ogni ambito: morale, civico, professionale e turistico. La mia opinione delle disposizioni/restrizioni è che lo Stato ha fatto quello che poteva fare essendo impreparato alla realtà che stiamo vivendo. Quando è cosi si pensa al peggio che possa avvenire e si elaborano regole che possano evitarlo e noi del settore ne abbiamo pagato le conseguenze. La gestione dell’intrattenimento in Italia non è vincente, dalle azioni si evidenziano le lacune, anche in termini istituzionali. Il fatto che in questo paese il Dj, il promoter, l’artista in generale, i fonici, i tecnici, i barman, la security e tanti altri mestieri siano considerati un passatempo piuttosto che un lavoro e non sono riconosciuti come tali significa che chi c’è dietro non è assolutamente consapevole di quanto possano apportare al territorio. Ogni mestiere va riconosciuto creando un sistema di regolamentazione che garantisce un percorso di crescita professionale. Complesso? No facilissimo da risolvere con le persone del mestiere. Negli altri paesi o la maggior parte è considerato un lavoro come tutti gli altri.

Un tuo progetto, sogno nel cassetto?

Sono molti, ho idee costanti e tanti sogni ancora da realizzare, sicuramente il giorno che tornerò stabilmente in Abruzzo vorrei prendere il buon esempio da chi lo ha fatto prima di me e riportare a casa tutte le esperienze fatte nel mondo per dare un forte contributo al settore turistico e dell’intrattenimento.

Infine nel tempo libero cosa ti piace fare? Ami fare sport all’aria aperta come le arrampicate in montagna nel nostro Abruzzo?

Amo guardare il bicchiere mezzo pieno, quindi dedico il tempo al recupero delle energie tra diversi sport e le nostre splendide montagne e spiagge. Che spettacolo poter fare entrambe in un giorno, la mattina andare in montagna, pranzare con i nostri prodotti tipici e il pomeriggio poter stare al mare. Questo è un sogno vero e ha anche un nome: Abruzzo.

di Franca Terra