Lo sketchnoting, oltre gli appunti

Sketchnoting – pensiero che si fa immagine

Immaginate un taccuino dove parole e disegni si danno la mano: ecco lo sketchnoting, un modo creativo e sorprendentemente semplice per organizzare idee e appunti. Non servono doti artistiche da fumettista, basta la voglia di trasformare concetti in piccole mappe visive fatte di frecce, icone, simboli e scritte. È come se la parola scritta si fosse messa d’accordo con il disegno per rendere più chiaro, immediato e – perché no – anche divertente quello che vogliamo ricordare.

Fare sketchnoting non è abbellire i margini del quaderno, ma è dare spazio alla propria immaginazione fissando i pensieri in modo personale e unico, quasi fosse un autoritratto spontaneo che si traccia da solo sulla pagina. La bellezza sta proprio qui, non nella precisione del tratto, ma nella libertà con cui le idee scorrono, prendono forma e rimangono impresse nella memoria. Lo sketchnoting, infatti, non è solo un gioco di segni e parole, ma un piccolo laboratorio di sé stessi. Ogni freccia che corre, ogni nuvoletta che abbraccia un concetto, ogni spazio bianco lasciato tra le idee racconta qualcosa di noi. È come se il foglio diventasse uno specchio, dove la mente non si limita a registrare nozioni, ma le reinterpreta attraverso il proprio modo di pensare e sentire.

Grafologia e sketchnoting

Per questo, la grafologia può trovare nello sketchnoting un campo sorprendente, non soltanto lettere e grafia da osservare, ma un intero sistema visivo che parla di creatività, metodo, spontaneità. È un linguaggio misto, fatto di scrittura e immagine, che rivela con immediatezza la capacità di organizzare, di connettere e persino di sognare. Di conseguenza, quello che a una prima occhiata appare un semplice taccuino di appunti colorati si trasforma per il grafologo in una vera e propria mappa dell’identità.

L’analisi non si limita più al gesto scrittorio, ma si estende a questo territorio complesso dove la traccia visiva riflette il modo in cui convivono logica e fantasia, rigore e leggerezza, tradizione e innovazione. Per un’analisi grafologica efficace, inoltre, è cruciale che il gesto sia spontaneo e libero da costrizioni. Lo sketchnoting, con la sua enfasi su velocità ed essenzialità del tratto, soddisfa perfettamente questo requisito. L’assenza delle rigidità formali della scrittura corsiva tradizionale libera l’inconscio, rendendo lo sketchnote il soggetto ideale per analizzare un gesto grafico autentico e puramente creativo.


Cos’è e da dove viene, le origini di un’idea geniale

Lo sketchnoting, o visual notetaking, è un modo creativo di prendere appunti che unisce testo, simboli e disegni. Nato nel 2006 grazie a Mike Rohde, trasforma l’attività noiosa e passiva del copiare parola per parola in un processo attivo e divertente. La sua essenza è tutta in una semplice formula: Disegno + Pensiero + Apprendimento. Non serve essere artisti: conta fissare le idee in modo chiaro e memorabile. Come ricorda Rohde: “Idee, non arte!”.

Il pensiero visivo: perché la nostra mente lo ama

Lo sketchnoting non è solo un modo creativo di prendere appunti, ma una vera palestra per la mente. Trasformando concetti complessi in simboli e disegni, mantiene viva la concentrazione e rende l’apprendimento attivo e divertente. La sua forza si spiega con la teoria del doppio codice di Allan Paivio: il cervello memorizza meglio quando unisce parole e immagini, attivando insieme i due canali della memoria. In questo modo lo sketchnoting non solo fissa meglio le informazioni, ma potenzia anche creatività e pensiero divergente, aprendo la strada a nuove connessioni e soluzioni.

Leonardo da Vinci e le sue schetchnote

Ma chi ha inventato davvero le sketchnote? Se ci pensiamo bene, la risposta è semplice: Leonardo da Vinci. Non ci sono dubbi: basta sfogliare i suoi taccuini per trovare schizzi, appunti e schemi che oggi chiameremmo senza esitazione visual notes. Leonardo aveva già intuito che per capire il mondo serviva disegnare il pensiero.

Leonardo da Vinci ha anticipato l’essenza delle note visive attraverso un approccio alla vita e all’apprendimento basato su sette pilastri fondamentali.

La Curiosità, sete insaziabile di sapere

Il primo è la curiosità, che funge da vera e propria sete insaziabile di sapere, il motore inesauribile che alimenta ogni idea e spinge a esplorare. A questa si affianca la dimostrazione, l’imperativo di imparare attivamente non solo con la teoria, ma direttamente dall’esperienza concreta, osservando il mondo e mettendo in pratica. Poi viene la sensazione, l’invito a fidarsi profondamente dei propri sensi e delle proprie emozioni come guide essenziali per dare forma e struttura al pensiero. Il quarto principio, lo sfumato, è l’accettazione consapevole dell’ambiguità e dei paradossi, l’abbracciare l’incertezza fertile che spesso genera le scoperte più innovative.

Non può mancare l’equilibrio tra arte e scienza, la convinzione che la creatività e la logica non debbano mai essere separate, ma piuttosto rimanere in un dialogo costante, come gli emisferi destro e sinistro del cervello che lavorano insieme. Il sesto principio è la corporalità, il ricordarsi costantemente che mente e corpo costituiscono un unico sistema e lavorano in perfetta sinergia. Infine, il quadro si completa con la connessione, l’abilità cruciale di pensare in modo sistemico, percependo il tutto e unendo i puntini per comprendere le relazioni nascoste tra concetti apparentemente distanti.

Insomma, molto prima di Mike Rohde, Leonardo aveva già tracciato la strada. Lo sketchnoting è figlio diretto di quella sua visione che univa rigore e immaginazione.

L’alfabeto dello sketchnote

Ogni sketchnote è un piccolo universo fatto di segni e parole che si intrecciano. C’è il testo che mette in risalto le idee più importanti, le forme che sostituiscono i soliti punti elenco e diventano strumenti per dare ritmo alla pagina, i contenitori che raccolgono concetti affini, le frecce che guidano lo sguardo da un’idea all’altra, i simboli che semplificano concetti complessi e, infine, gli schizzi che aggiungono creatività e personalità.

La verità è che non c’è un modello universale: ciascuno inventa la propria lingua visiva, un vocabolario che racconta il proprio modo di pensare. Lo sketchnoting non è arte da cornice, ma un viaggio personale di apprendimento. In fondo, ogni pagina è come un autoritratto della mente, unico, irripetibile e… molto più simpatico degli appunti noiosi scritti in Times New Roman.

Monica Ferri – Grafologa e Perito grafico giudiziario

LinkedIn: monica-ferri

Facebook: monichar52

La Redazione de La Dolce Vita
👉 Segui La Dolce Vita 4.0 su FacebookX,  InstagramYoutube e Threads per non perderti inoltre, le ultime novità!