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L’ULTIMA FRONTIERE DELLE MOSTRE: IL TEMA

Da quando mi sono ritrovato a girare tra artisti, gallerie, mostre, ho potuto osservare molti cambiamenti. Le scelte tematiche degli autori per le proprie opere, le strategie degli spazi espositivi, gli eventi culturali, percorrono tutti una loro specifica evoluzione nel tentativo di conservare sempre un’attrazione sul pubblico. Ricordo di essere entrato in una galleria di Roma e aver visto l’anziano pittore Renzo Vespignani circondato da persone e lui intento a raccontare e spiegare. Le sue vedute industriali di periferia e le sue figure spadroneggiavano sulle pareti come trofei d’un pensiero e d’una manualità felice.. Ma lo stesso mi capitò nel vedere all’Archivio di Stato l’antologica di Tonino Caputo, oppure in fiera le Portofino di Faccincani o i paesaggi anemici e le palme di Schifano. Insomma ho compreso da subito che un pittore sceglie di dipingere un tema e proporlo in più opere, sia per eseguire uno studio approfondito e sia per fare in modo che il suo messaggio sia compreso e diffuso. Dipingere la figura umana, che sia musa o ballerina, nudi o volti, soffermarsi nei paesaggi, nelle vedute urbane o in astratti ben definiti definiva così una ricerca dell’artista che in esso concretizzava il concetto di una mostra. Ma senza riflessioni a priori, senza che ci fosse stato un vero tema da sviluppare. L’ultima frontiera delle mostre invece ora è il tema. Ho fatto diverse mostre e ho sempre messo a parete le opere prodotte, con quadri sulle donne, sullo sport, sulle città, le auto, gli interni o le vedute.. Il curatore mi chiedeva la visione delle immagini e poi in base più ai colori e alle dimensioni, consigliava come montare la mostra nella sala espositiva. Il critico d’arte mi scriveva in base ai vari soggetti ed il gallerista al limite consigliava qualche visione ma alla fine prendeva un po’ tutto per una mostra completa. Ora per la richiesta di uno spazio istituzionale per una mostra, devi descrivere un cosiddetto concept, cioè cosa vuoi dire con l’esposizione.. Il critico ti chiede un breve testo esplicativo del tema che affronti, per poter scrivere la nota critica.. Vero che da quando si inizia a dipingere, tutti cercano disperatamente di darti una etichetta. Così ti danno del new pop o neo romantico, la tecnica come scomposizione pittorica post impressionista, le tematiche alla Hopper o dei vedutisti contemporanei.. Insomma devi esser figlio di qualcosa e devi essere definito in modo analitico prima dai critici, poi dai galleristi ed infine dai collezionisti. Al fine che il tuo potere esser catalogato, li pone in una posizione di comprensione e di richiesta, l’artista che sorprende non piace mai, almeno all’inizio.. e pensare che chi fa questo mestiere vive d’ispirazione e ha l’indole di esser precursore. Ora il tema impone l’esecuzione di opere su un aspetto della propria pittura, un messaggio filosofico che probabilmente il pittore non sente se non come colori e visioni. Naturalmente la creazione di trenta opere su un solo soggetto può anche far soffrire una espressione o un pensiero volubile che insegue principi artistici difficilmente classificabili e naturalmente un solo tema stanca l’osservatore e fa primeggiare un messaggio mai vero come  prima intenzione dell’autore. Detto questo, a settembre e fino ai primi giorni di ottobre, inauguro una mia personale di opere pittoriche.. Se ve lo state chiedendo il tema è il confronto tra la musa contemporanea e quella dannunziana, nelle differenze di stili, pittura e visioni. Sarò in esposizione ai Teatini lungo il corso, ottenuto in una richiesta di un esplicito concept elaborato per la richiesta delle sale. Insomma, cari lettori, anche in questo l’evoluzione dell’arte cammina e mentre viene richiesta sempre una qualità a prezzi e situazioni più accessibili, si cerca di svelare quei misteri che l’arte non potrà mai offrire ad un pubblico in cerca di comprensione. Ma l’arte è fatta dal pensiero peculiare di un uomo e quando buona, quel pensiero è geniale, all’avanguardia e precursore dei tempi. Insomma avanti ad una prima e reale comprensione e quindi incapace di gabbie e schemi.. già, e come sempre per l’artista resta la sola possibilità di offrire un messaggio, una pittura che solo in superficie sembra comprensibile ma che nel suo valore intrinseco, resta il mistero del mondo e dell’umanità.

LEA 70 X 80 acrilico su tela 2015 MARCO SCIAME

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