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L’uomo che si porta la pasta al ristorante

Immaginatevi uno che entra in un rinomato ristorante, magari a Napoli, ordina un piatto di pasta con vongole veraci, tira fuori dalla borsa un pacco di linguine e dice al cameriere: “Dica al cuoco di usare queste”. Per di più, con l’accento trentino.

Penseranno “questo vien dalle montagne e ci vuole insegnare la pasta a noi? È matto”.

Quel tizio sono io.
Ma non sono matto, solo un po’ fissato: pretendo di mangiare sempre la pasta che per me è la migliore del mondo.

Parere personale, ma so quel che dico. Ho lavorato in De Cecco per 26 anni.

Non sono un gastronomo, sono un tecnologo: da sempre, mi occupo di macchine per la produzione pastaria.

In De Cecco sono arrivato grazie ai miei studi e alla mia esperienza lavorativa.

Ma li, in Abruzzo, ho capito che non avevo ancora visto niente.

E mi sono messo a imparare cosa significa produrre una pasta davvero di alta qualità. E sentirne l’orgoglio.

Dicono che sia una grande fortuna per un uomo fare per tutta la vita un lavoro che gli piace.

Io posso dire allora di essere stato fortunato.

Ora che la mia vita lavorativa è al termine, voglio ringraziare De Cecco e i miei validi collaboratori.

Sono stati anni bellissimi, passati insieme a lavorare nell’assoluta fedeltà alla tradizione e alla continua ricerca della qualità senza compromessi.

E sempre circondati dal profumo del grano.

Fra non molto smetterò di lavorare, ma non smetterò di andare al ristorante portandomi dietro il mio pacco di De Cecco, quando non sono sicuro che lo chef, in fatto di pasta, la pensa come me.

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