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MAFIA NIGERIANA

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Da un’intervista del professor Alessandro Meluzzi, psichiatra, scrittore, accademico e politico in merito al delitto della ragazza a Macerata da parte di 4 nigeriani “..la ragazza di Macerata è stata sezionata da cadavere, sembra dopo violenza anche sessuale, con una cura da sala settoria secondo una prassi della mafia nigeriana che è tutt’altro che rara come il cannibalismo rituale. Il fatto che non si sia ritrovato il cuore o il fegato ha come ipotesi probabile che siano stati “mangiati” come avviene in certi ristoranti di Lagos, la più grande citta della Nigeria, perché mangiare il cuore per il mafioso nigeriano significa acquisire più forza, potere e coraggio secondo pratiche rituali cannibaliche molto in voga in quelle sette nigeriane che stiamo comodamente importando con i barconi. E che hanno oggi in Italia il monopolio dello sfruttamento della prostituzione specie minorile, dello spaccio di droga al minuto a cui le mafie più titolate nostrane stanno lasciando il controllo. Per non parlare dello sfruttamento dell’accattonaggio con quei bellimbusti neri col cappellino rovesciato che troviamo al difuori dei supermercati o nelle aree di parcheggio che devono riportare comunque dai 100 ai 300 euro al giorno o della tecnologia delle truffe online che provengono dalla Nigeria come quella che ci annuncia una eredità inattesa ma solo se si fa un piccolo versamento in un conto a Lagos per averla riscattata. Siamo di fronte ad una criminalità dilagante pericolosissima più della mafia cinese che si occupa di questioni più controllate e noi la stiamo importando tranquillamente come fosse cosa innocua, non altamente delittuosa come testimonia l’uccisione di quelle 27 ragazze minori solo perché non era stato deciso a quale mercato destinarle, come bestie da macello. E vorrei sapere perché i nostri combattenti radical chic come Saviano, Don Ciotti, Caselli contro le nostre mafie tradizionali come la ndrangheta o la camorra non considerino questo nuovo pericolo emergente. Perché è politicamente scorretto occuparsi della mafia nigeriana d’importazione, perché africana? Perché contraddice un certo immigrazionismo spinto che vuole distruggere l’Europa e l’Italia con questa terribile orda afroislamica che non è solo tale ma anche altamente criminale? E se non poniamo attenzione a questo evento saremo travolti perché è difficile anche per le questure usare ed interpretare il loro linguaggio tribale. Perché continuare ad usare questo doppiopesismo col guanto di velluto verso questi feroci spacciatori nigeriani e condanniamo senza revoca Bossetti per una traccia di Dna o ci accaniamo verso Salvatore Sollecito mentre coltelli e asce sporche di sangue non sembrano sufficienti ad indire un processo per direttissima ed emettere condanne esemplari? Questo buonismo stupido è addirittura arrivato a paragonare il fascismo col tribalismo. Non c’è che dire..”. A dare manforte e ragione al professor Meluzzi è il generale Antonio Basilicata capo reparto preventivo della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) che riporta come il fenomeno sia noto da anni perché c’è una sentenza della Cassazione del 2007 che ha riconosciuto a queste organizzazioni criminali il 416bis cioè quell’articolo del codice penale che interessano pene più severe e confische per tutte le associazioni mafiose anche straniere. I nigeriani si muovono come affiliati alla mafia, a volte stringendo accordi con i clan a volte agendo come strutture autonome, facendo leva solo sui legami con i connazionali. La differenza rispetto alla mafia nostrana è che i nigeriani esaltano la componente mistico-religiosa perché utilizzano riti come vincolo associativo che resta saldo tra le famiglie di origine e come dipendenza dall’organizzazione come accade con le prostitute ricattate anche loro con argomentazioni di tipo mistico come il rito degli spiriti della cenere sulla ferita inferta. E purtroppo sono diverse le grandi città italiane ove la mafia africana si è radicata come Torino, Novara, Verona, Bologna, Roma, Napoli, Palermo. Ed il generale aggiunge: grazie ad una struttura reticolare distribuita in tutto il mondo”, riescono a garantirsi affari illeciti in campi precisi come lo spaccio di droga, prostituzione e tratta dei migranti. In Italia è molto attivo il sodalizio nigeriano denominato “Black Axe”, ascia nera, una consorteria a struttura mafiosa e molto violenta a forte componente mistico religiosa. I componenti delle tribù vengono scelti ed arrivano in Italia attraverso la Libia e il Mar Mediterraneo. Le loro famiglie restano in Africa, dove già si crea un patto dal quale non ci si può più esimere. E una volta arrivati qui si dedicano ai traffici illeciti, incluso quello dei migranti, e i soldi li inviano alle loro tribù. Anche il presidente nigeriano Muhammadu Buhari rivela al britannico “Telegraph” ciò che non può più essere negato “..Alcuni nigeriani dicono che la vita nella loro patria sia troppo difficile, ma è anche vero che hanno reso difficile farsi accettare dagli europei e dagli americani a causa del numero dei nigeriani detenuti in carcere in tutto il mondo accusati di traffico di droga o di traffico di esseri umani come riporta peraltro anche una statistica pubblicata dal quotidiano “Vanguard” con sede a Lagos. Non penso che i nigeriani hanno qualcuno da incolpare, possono rimanere a casa loro, dove possono essere utili per ricostruire il paese e non esportare più di 10.000 donne costrette a prostituirsi..”. E proprio il presidente nigeriano Buhari ha rivolto un appello al 32° “Annual Meeting of the Sahel and West Africa” di Abuja ai giovani del suo paese per restare in Nigeria e trovare un lavoro agricolo. “..Siamo addolorati quando vediamo i nostri giovani attraversare il deserto, arrivare in Libia e attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Lo consideriamo come qualcosa che deve fermarsi il più velocemente possibile, perché non è giusto nei confronti dell’Europa. Pensiamo che se riorganizzeremo meglio la nostra agricoltura molti di questi giovani guadagneranno una vita dignitosa a casa piuttosto che diventare un problema per i paesi d’accoglienza e per noi qui in Africa.. Ed il nostro ministro Orlando, tanto per ribadire l’importanza degli stranieri a discapito degli italiani ha fatto subito visita ai neri feriti dalla sparatoria di Luca Traini ma non alla mamma della ragazza fatta a pezzi perché un conto è un uso tribale di cadavere che fa parte della cultura da integrare, altra cosa è stabilire la lontananza dal ribelle squilibrato nazista, razzista. E rincara la dose del più perfido buonismo, qualora non l’avessimo ancora capito, il nostro presidente della Repubblica dichiarando che “l’Italia ha bisogno di sentirsi comunità, perché la mancanza di senso di comunità porta a diffidenza intolleranza e a volte violenza”. Ora non so cosa c’entri il concetto di comunità espresso dal dizionario come “un insieme di persone unite da rapporto sociali, linguistici e morali, interessi e consuetudini comuni” con questi epigoni tribali e violenti molto lontani dai nostri assunti di civiltà e molto poco propensi ad accettare le nostre consuetudini. Il valore di questo immigrazionismo protetto, augurato, irrevocabile getta alle ortiche tutte le teorie evoluzionistiche che fanno parte del nostro Dna culturale. E sappiamo bene come la natura conservi e selezioni a seconda delle caratteristiche geografiche, climatiche e comportamentali, le generazioni future. Sappiamo tutti cosa significhi l’espressione “figlio d’arte” se un figlio ha le stesse capacità dei genitori, in quanto matematici, attori, musicisti o quant’altro. Sappiamo tutti come i sudamericani hanno il ritmo danzante nel loro Dna o gli africani imbattibili nelle percussioni, o gli indiani come grandi informatici. E allora sarebbe così facile integrarli se nel loro Dna sono scritte le dinamiche tribali del tutto antitetiche alle nostre dinamiche sociali? Cosa vuol dire in neurobiologia la conformazione delle reti neuronali in un certo modo più che in un altro? Integrarli vuol dire solo insegnare loro la nostra lingua, per poi permette loro di infibulare le bambine o di essere poligamici come vorrebbe l’imam Picardo? Sono questi i sostituti dei nostri non nati? Dovremmo fidarci? Perché allora non fare un mea culpa per l’annosa assenza di politiche di protezione della famiglia riducendoci ad importare chi ci tratta in questo modo? Ma credo che in fondo è proprio quello che meritiamo perché la democrazia dell’uno per sé, frutto della più crassa ignoranza, ha come logica conclusione tutto ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi: la sua stessa fine!

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