Magna5 tra teatro e cibo: ovvero?

Se non sapete rispondere a questa semplice domanda su Magna5 tra teatro e cibo, purtroppo siete in ritardo di cinque edizioni.
O meglio, di cinque versioni. Infatti, quel numero 5 che accompagna il titolo indica tutte le volte in cui i due direttori artistici, Giuliana Cianci e Francescomaria Di Bonaventura, si sono cimentati nella messa in scena di una serie di corti teatrali.
Il filo conduttore resta sempre lo stesso: il cibo. O, meglio ancora, magna. Non è un invito. È un imperativo.

Il tempo giusto per Magna5 tra teatro e cibo

Sorvolando sulla felice scelta di proporre questa tematica durante le festività natalizie, una cosa appare evidente.
In questi giorni, infatti, quante volte avete sentito dire: “non è ancora Natale e sono già pieno”?
È un parossismo, certo. Tuttavia, racconta molto del nostro rapporto quotidiano con il cibo.

Lo spettacolo, composto da cinque atti distinti, viene servito come un vero menù.
Gli interpreti sono gli allievi del corso ProgettoTeatroKnà.
La messa in scena va in scena sabato 20 dicembre a Palazzo Kursaal, all’interno del cartellone Giulia Eventi Natale 2025 del Comune di Giulianova.

Un menù teatrale che racconta Magna5 tra teatro e cibo

Quando si parla di “vere e proprie portate”, non si tratta solo di una metafora.
A un certo punto, infatti, sul proscenio arrivano diversi vassoi ricolmi di pastasciutta.
Ma procediamo con ordine.

Il menù-spettacolo si apre con Cucchiaro e forchetta di Aldo Fabrizi.
Si tratta di un dialogo-tenzone in romanesco tra posate, impegnate a stabilire chi sia la vera regina della tavola.

Segue I nuovi pensionanti di Achille Campanile, che ritorna anche con Dramma giallo.
Quest’ultimo risulta forse il meno centrato tra i corti presentati.
Tuttavia, parola e grottesco, elementi tipici dell’autore, continuano a banchettare perfettamente insieme.

Nel mezzo, da Antonio Amurri, arriva Le mogli al supermercato.
Qui si assiste a un vero trionfo attoriale al femminile.
Il risultato è cromatico e linguistico.
Inoltre, la performance canora finale, accompagnata dal piano suonato dal vivo, risulta particolarmente riuscita.

L’ultima portata di Magna5

Si sa: l’ultima portata è quella che resta nella memoria gusto-olfattiva.
E quella preparata per Magna5 tra teatro e cibo si rivela davvero stupefacente. In questo passaggio finale, Magna5 trova la sua sintesi più potente.

Si tratta di Gola, scritto da Mattia Torre vent’anni fa. Negli anni, questo testo è diventato un caposaldo importantissimo. Sul web, infatti, è facile recuperare numerose interpretazioni. In origine, Gola nasce come monologo, con interprete d’eccellenza Valerio Aprea. Knà, invece, compie una scelta coraggiosa. Porta in scena ben 18 attori, tutti in età liceale. Ed è proprio qui che il teatro mostra tutta la sua forza.

Corpi, fame e memoria teatrale

La fisicità di tanti corpi insieme si traduce in una lotta-coreografia intensa.
Serve a mostrare le pulsioni umane più primitive.
Allo stesso tempo, si sublima nella rincorsa ai vassoi di pastasciutta citati in precedenza.

La citazione eduardiana, da Miseria e nobiltà, risulta fin troppo evidente.
Si parla di Scarpetta, non di De Filippo.
Il riferimento, quindi, appare chiaro e consapevole.

Perché Magna5 tra teatro e cibo non sazia mai

Alla quinta reincarnazione, Magna si dimostra più viva che mai.
È vero, i diversi corti risultano qualitativamente eterogenei.
Tuttavia, l’energia dei fantastici attori della compagnia sostiene l’intero spettacolo.

Il palco, come si direbbe a Roma, “ao se lo so’ proprio magnato”.
E Magna, al contrario del magnà, non conosce sazietà.
Anzi, ne vorresti ancora. E ancora.

di Davide Big Di Giuseppe

La Redazione de La Dolce Vita
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