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MARCINELLE, EMIGRATI ITALIANI IN RIVOLTA CONTRO BOLDRINI: “HAI OFFESO I NOSTRI MORTI”

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Oltre il caldo in questi giorni ci tocca anche sopportare le voci sincrone e contemporaneamente disfoniche degli alti vertici dello stato che, non provando alcun pudore, hanno paragonato i nostri connazionali morti in Belgio a Marcinelle nell’agosto del1956, soffocati nei cunicoli di una miniera tramutatasi in infelice camera a gas, con gli attuali immigrati soprattutto africani. I loro commenti durante l’anniversario della strage hanno dell’incredibile ma non tanto se si considerano gli ultimi studi apparsi sulla rivista americana The Atlantic dove Dacher Keltner psicologo della prestigiosa università californiana di Berkeley afferma che la gestione del potere in soggetti non abituati a confrontarsi con se stessi porta a perdere capacità mentali, soprattutto quelle utili a comprendere le ragioni delle altre persone che un tempo furono decisive per l’ascesa verso il potere stesso. E se il potere fosse un farmaco avrebbe nel suo bugiardino una lunga lista di effetti collaterali: può intossicare, può corrompere e può causare danni cerebrali. Basta ricordare la libidine andreottiana verso il potere addirittura preferita a quella sessuale e la percentuale dei cocainomani che albergano in parlamento vittime dell’impronta etica della loro coscienza che non smette di farsi sentire in un’attività che non valorizza la dignità umana. Al soldo, Mattarella equalizza la ricerca delle opportunità dei nostri nonni in altri paesi con quelle degli immigrati verso il nostro; Grasso parla di Marcinelle come luogo di dolore e di speranza perché da qui sarebbe partito il processo di integrazione europea; Boldrini evoca il ricordo di quando i migranti eravamo noi. Con la scusante di cui sopra, ma come si possono affermare simili analogie che non stanno né in cielo né in terra? Integrazione europea originatasi da un disastro epocale? E di quale integrazione parliamo? Forse l’analogia sarebbe meglio fra Bruxelles e camera a gas. E come si possono paragonare i nostri nonni che partirono nel dopoguerra, peraltro richiesti come forza lavoro dal Belgio stesso, offrendo le loro braccia robuste in luoghi di lavoro infernali, spesso loro tomba? E come si può paragonare la loro volontà estrema di aiutare la famiglia con i proventi guadagnati e la nostra Italia che avrebbe beneficiato di un via preferenziale per l’acquisto dei fossili da utilizzare nell’industria nascente? Come si può paragonare il trattamento loro riservato schiavizzati fino alle lacrime, controllati fino allo stremo se non avessero prodotto, col trattamento riservato ai nostri beneamati profughi che la fanno da padrone in molte occasioni anche contro le forze dell’ordine, con gli smartphone, le cuffie negli orecchi e la paghetta senza compenso lavorativo che se non data ingenera rivoluzioni e sommosse nei centri d’accoglienza, che buttano cibo offerto ma non gradito dalle loro usanze alimentari? Epoche diverse, esigenze diverse ma per favore non facciamo paragoni!

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