Marco Stella, il tecnico della Primavera del Pescara
Si lustra gli occhi ad osservare i suoi giovani in ritiro con la prima squadra, sì, perché Marco Stella quei ragazzi li ha costruiti, piano piano. E adesso i frutti del lavoro di tutto il settore giovanile stanno venendo fuori. Il tecnico della formazione Primavera del Pescara svela i segreti della sua opera e ci parla dei giovani pronti a fare il grande salto in prima squadra.
Il Pescara dei talenti
In questa fase di precampionato, in un Pescara ancora tutto da costruire, sta venendo fuori soprattutto la qualità dei giovani venuti fuori dalla formazione Primavera guidata da Marco Stella. E aggregati nel ritiro della prima squadra. Nei primi test amichevoli si sono messi in luce i vari Berardi, Zeppieri, D’Arcangelo, Saccomanni, La Barba. Per non parlare di Antonio Arena, da poco passato alla Roma. Mentre l’uruguaiano Mateo Kunze e il portiere Barbacani sono approdati al Teramo. Del resto quest’anno l’annata della Primavera è stata più che positiva. Nel campionato di Primavera 2 gli uomini di Stella sono arrivati ai quarti di finale dei play-off perdendo contro il Como. Così per il giovane tecnico è arrivata puntuale la riconferma da parte della società per la prossima stagione.
Sotto una buona “Stella”
Quello di Marco Stella quest’anno è stato un ritorno alla guida della formazione Primavera, che lui aveva guidato precedentemente nella stagione 2023-2024. Dopo le esperienze nei settori giovanili di Teramo ed Ascoli. Ma Marco Stella prima di diventare un tecnico emergente, da calciatore ha seguito la stessa trafila dei suoi ragazzi. Infatti il suo percorso è partito sempre dalla Primavera del Pescara, prima del salto in prima squadra nella stagione 2001-2002 con Ivo Iaconi in panchina. Poi l’approdo al Piacenza con il debutto in A e tre presenze complessive nella massima serie. Successivamente il suo ritorno a Pescara. In molti ricordano il suo gol-partita in un Pescara-Catania del 23 novembre 2003. Oltre alle esperienze in club importanti come Ascoli ed Avellino. Dunque da talento a scopritore di talenti il passaggio è stato breve.
Quant’è grande per te la soddisfazione nel vedere i tuoi ragazzi ben figurare in queste amichevoli precampionato con la prima squadra?
«Immensa e grandissima, perché è il fine del nostro lavoro. La Primavera è l’ultimo gradino per la prima squadra. Il fatto che questi ragazzi passino sotto di noi prima della prima squadra è motivo di grande soddisfazione. Per il settore giovanile prima dei risultati viene la formazione».
Del resto quella appena trascorsa è stata un’annata più che soddisfacente nel campionato di Primavera 2, dove siete arrivati ai play-off…
«Assolutamente. I risultati di campo sono stati più che ottimi. Io sono subentrato ed ho fatto la prima partita il 30 novembre. La squadra era quart’ultima. Il risultato del campo è sotto gli occhi di tutti. Quello che voglio sottolineare è il risultato dei ragazzi con la prima squadra e la loro crescita, anche di quelli di cui si parla meno…».
Il prossimo anno si può puntare ancora più in alto?
«Ogni anno è diverso rispetto al precedente. Noi abbiamo iniziato da una settimana con una squadra nettamente ringiovanita e con nessun fuoriquota. Cioè senza nessuno dei tre ragazzi di un anno più grandi rispetto agli altri che ci vengono consentiti. E che magari nei primi mesi possono dare quel qualcosa in più. Non avendo fuoriquota è chiaro che il nostro è un percorso più lungo, che siamo pronti ad affrontare. Ma fare meglio della passata stagione mi sembra utopistico. Siamo pronti a cercare di fare il massimo».
Quello tuo e del tuo staff è un lavoro che si sta avvalendo anche della preziosa opera dell’Academy di Marco Arcese. Ne sono la testimonianza Antonio Arena e Michael Zeppieri. Quanto è stata importante per te questa sinergia?
«E’ molto importante. Tra l’altro con l’Academy ho sempre collaborato con i camp, facendo giornate con le società affiliate. È un lavoro che ha bisogno di tempo per portare i frutti. Ma oltre ad Arena e a Zeppieri ad esempio c’è anche Gatto, che lo scorso anno è stato a Pineto. Questi ragazzi arrivano da culture calcistiche e sportive lontane dalla nostra. Quello della lingua è uno scoglio da superare. Ma avere questo bacino estero da dove pescare non va comunque a togliere spazio ai locali».
Qual è la caratteristica principale che devono avere i ragazzi “Marco Stella” per arrivare in alto?
«Innanzitutto non devono mai sentirsi arrivati. Chi inizia il suo percorso nel settore giovanile deve sentirsi privilegiato, anche nei confronti di altri coetanei. Devono avere tanta fame e tanta voglia, di migliorare e cercare le giuste motivazioni».
A tuo parere i tuoi ragazzi potrebbero ritagliarsi uno spazio nella prima squadra di Vincenzo Vivarini, in quello che resta un campionato difficile come quello di serie B?
«Guarda, questo è proprio il nodo cruciale. Con il cambio di categoria la forbice di livello si allarga rispetto alla C. Ci sono ragazzi che hanno ancora il loro percorso da completare, ma seguendo i consigli di Vivarini possono essere utili».
Di Marco Stella si può dire che da talento che era da calciatore è passato ad essere scopritore di talenti.
Debutto in prima squadra nel Pescara di Ivo Iaconi nella stagione 2001-2002, tu che venivi dalla formazione Primavera guidata da Cetteo Di Mascio.
Quali sono gli insegnamenti che hai appreso maggiormente da quel settore giovanile e che riporti oggi ai tuoi ragazzi?
«Di sicuro era un percorso di settore giovanile fondato su valori di campo ma anche di vita quotidiana. Se è vero che di tutti quelli che fanno questa attività, la percentuale di chi ce la fa è decisamente bassa. Molti dovranno trovare strade lavorative diverse. Bisogna formare ragazzi che sappiano vivere la loro vita. Perché i valori della vita in fondo sono gli stessi dello sport».
Invece Marco Stella si sente pronto per fare il grande salto in una prima squadra?
«Questo per me è il quattordicesimo anno che alleno. Io ho smesso presto di giocare, a 30 anni. Sono quattordici anni che vivo il momento. Quello che riserverà il futuro lo vedremo. Per il momento sono molto soddisfatto di quello che ho fatto. Il discorso non è settore giovanile o prima squadra, conta il lavoro. Io sono ambizioso ed è quello che pretendo anche dai miei ragazzi. L’obiettivo è fare sempre meglio».
30-7-2025 Daniele Rossi
La Redazione de La Dolce Vita
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