fbpx

Mario Draghi, a cura di Arcadio Damiani

Mi torna in mente Don Abbondio quando rifletteva “Carneade, chi era costui?”. E
già chi è Mario Draghi tirato fuori non molto improvvisamente dal cilindro del nostro
presidente della Repubblica? E siamo sicuri che l’Italia non sia poi diventata una
“Repubblica semipresidenziale” come osserva l’ex presidente della Corte di
Cassazione Pietro Dubolino? Infatti il meccanismo è sempre lo stesso: quando la
litigiosità, l’incompetenza e l’inconcludenza di chi detiene il potere governativo
supera un certo livello, il potere passa inesorabilmente nelle mani di uno solo in
modo violento come nel colpo di Stato o in modo più graduale e pacifico. Così
avvenne nell’antica Roma col passaggio dalla Repubblica all’Impero, con la caduta
della IV Repubblica francese e l’assunzione del potere da parte del generale Charles
De Gaulle, così sta avvenendo oggi in Italia con la caduta di un governo raccogliticcio
e inconcludente con il potere affidato ad un “super partes” da parte della Presidenza
della Repubblica. E’ ormai da tempo, a partire da Napolitano che ha messo su
quattro governi non eletti (Monti, Letta, Reni, Gentiloni), che il baricentro della
vita politica tende a spostarsi verso l’organo monocratico che occupa il Quirinale, a
spese del Parlamento e dei partiti che lo compongono rivelatisi incapaci di realizzare
progetti politici utili al Paese. Certo è tutto previsto dall’art. 92 della Costituzione
per il quale la nomina del presidente del Consiglio e su sua proposta quella dei
ministri è prerogativa esclusiva del Colle che non gioca più un ruolo semplicemente
“notarile” ma rivitalizzato in occasioni non sempre “estreme”. Infatti un capo di
governo da lui nominato insieme alla sua lista di ministri assume anche una
dimensione di lieve minaccia per cui se si vuole mantenere lo scranno parlamentare
non si deve far altro che acconsentire pena lo scioglimento delle Camere. Un potere
che i nostri ultimi presidenti della Repubblica hanno esercitato alla grande con i loro
veti anche alla nomina di ministri (v. il caso Paolo Savona nel precedente governo
giallo-verde) o sulle decisioni del governo circa l’adozione dei decreti legge che sono
di esclusiva responsabilità governativa. In sostanza l’Italia si avvia a diventare di
fatto una “Repubblica semipresidenziale” ove però, diversamente da tutte le altre
nel mondo, l’esponente quirinalizio non è eletto direttamente dal popolo. Prova ne
sia quella disputa senza risparmiare colpi bassi di costruire un governo atto ad una
frangia politica che poi si assumerà la facoltà di sceglierlo assicurandosi la futura
collaborazione se non prona accondiscendenza. Tuttavia dopo questa precisazione
devo comunque ammettere la mia sorpresa dopo i suoi laceranti silenzi o le
garbate ed ovvie pantomime del ruolo: l’aver scelto, anche se messo alle strette da
una incomparabile “bad governance”, una personalità di alto profilo che finalmente
metta fuori gioco le manfrine, i salamelecchi, il mercato delle vacche, la plateale
incompetenza visti i continui ricorsi a Task forces di cui sono stati attori, meglio
comparse, dei nostri esponenti di governo, mai così incapaci nella nostra storia
repubblicana. Una mossa che ha già dato frutti sul mercato con caduta dello spread
e l’avvio di una incredibile processione i cambi di umore e di considerazioni verso il
personaggio che fra l’altro ha il suo speciale carisma di leader in campo geopolitico
economico e finanziario con un curriculum di tutto rispetto: scuola gesuitica,
trascorsi importanti in università americane, tesorerie anche internazionali, cariche
europee di peso come la guida della BCE, linguaggio anglosassone spedito e
soprattutto di nazionalità italiana! E mio malgrado dobbiamo ringraziare Matteo
Renzi che con abilità e col suo 2-3% ha sponsorizzato Mattarella alla Presidenza della
Repubblica, ha decretato la fine dell’accrocchio contiano dopo averne decretato la
nascita e secondo la profezia azzeccata di Giorgetti, già a dicembre, il coraggio
questo Matteo l’ha preso con la vittoria di Biden alle presidenziali americane fattosi
forte del cessato endorsement di Trump verso il suo “Giuseppi”. E da diverso tempo,
inoltre, che parla di un certo Draghi alla guida del governo. Filotto riuscito alla
perfezione! Già il Matteo, senatore semplice che va a pranzo con i vertici Goldman
Sachs, da cui proviene il nostro super Mario, fa parte del gruppo Bilderberg e vola in
Arabia per un nuovo rinascimento insieme a quelli che uccidono giornalisti dissidenti
e fanno carne di proco dei diritti umani. Di sicuro ci sa fare, ma sul come meglio
tacere. E tutti a chiedersi se un tecnico come lui sia in grado di essere anche un buon
politico: errore madornale di chi considera ancora al potere l’ideologia novecentesca
non comprendendo oggi che la politica è pura amministrazione finanziaria come
d’altronde in passato facevano i Rothschild finanziando le guerre fra Stati. Lo hanno
paragonato a Mario Monti: altro errore madornale! Innanzitutto per origine di
specie sintetizzata in una battuta di un giornalista “Monti conosce bene i libri che ha
scritto, Draghi conosce bene i libri che ha studiato” e poi Monti fu messo su con una
violenza temporale da Napolitano che un mese prima dell’incarico lo elesse
senatore, per il costruito eccesso di spread, in realtà per far fuori Berlusconi, e mise
in atto una “decrescita infelice” fatta di espropri e tasse per colmare il debito e che
ne invalidò il suo futuro politico; Draghi si trova a dover affrontar un’emergenza
multifattoriale cercando di ridare una decenza alle nostre scassate Istituzioni e alle
nostre casse oramai esangui con una competenza politico economica e rete
relazionale che Monti si sognava all’interno del suo Loden. Con i maligni che hanno
ricordato la sconsiderata approvazione, da parte sua, dell’acquisizione di Anton
Veneta da parte del MPS ad un prezzo molto più elevato del suo contenuto.
Comunque finalmente un esponente in grado di andare in Europa non con due
capponi alla Renzo maniera, ma con la direttiva di far rispettare il nostro Paese
come ha fatto discettando a muso duro a botte di “Whatever it takes” con la finanza
tedesca che lo accusava di giocare con i soldi dei risparmiatori tedeschi mantenendo
l’Italia “scroccona”, con il “quantitave easing” che ha salvato la nostra economia pur
col debito, e spero con la prospettiva di dare inizio a tutte quelle riforme di cui il
nostro Paese ha urgentemente bisogno non perché ce lo chiede l’Europa ma perché
se le chiedono tutti quegli italiani che creano ricchezza e Pil. E bisogna partire dalla
geniale battuta di Indro Montanelli che diceva “Quando si farà l’Europa unita, i
francesi ci entreranno da francesi, i tedeschi da tedeschi e gli italiani da europei”.
Fotografia perfetta di un europeismo ingenuo retorico ed entusiasta targato Ciampi-
Prodi subito seguito da un europeismo peggiore, quello del Pd, un dogma
indiscutibile di una religione laica che esigeva muta obbedienza adorante. Nella
speranza con la sua nomina che gli “italiani andranno in Europa da italiani”. La
scelta è stata semplicemente obbligata, tutti avremmo desiderato un esponente
politico ma per come è ridotta la nostra politica non c’erano altri mezzi, anche in
considerazione che il potere oggi non è più politico, bensì economico-finanziario.
Ben venga allora chi è in grado di calarsi nella realtà economica e sociale per
adottare auspicabili provvedimenti che non siano solo quelli di mantenersi incollati
allo scranno parlamentare dando vita ad uno “stallo” che abbiamo vissuto negli
ultimi due anni sulla nostra pelle con la tragedia sanitaria e sociale. I presupposti ci
sono tutti. Ad iniziare dall’assenza del premier incaricato sui “social”: non ha un
profilo Twitter, né su Facebook o Instagram. Per carità non che aspettassimo di
trovarlo su “Linkedin” anche perché non ha certo bisogno di mettere online il suo
curriculum per trovare lavoro, ma gli esseri umani che non smanettano sulle reti
sociali oramai si contano sulla punta delle dita. Invece l’uomo più discusso, studiato
e ammirato del momento, dal punto di vita social è un ectoplasma, non esiste di per
sé, solo nelle parole degli altri. Finalmente pone fine senza mezzi termini a quei
riflessi ancestrali dal punto di vista ontogenetico che sono simili agli stretch reflex di
Sherrington, quello del colpo di martello sul tendine rotuleo che fa rimbalzare in su
la gamba, reso possibile solo dall’alfa neurone spinale e non mediato dal superiore
livello cerebrale, semplici riflessi di pancia non connessi ad un pensiero articolato.
Abbiamo assistito in questi anni ad un bombardamento a raffica di pensierini dei
politici sulle piattaforme social come mai avremmo desiderato considerando la
politica la forma più alta della gestione della “Res publica” ridotta al tramestio di
considerazioni semplicemente pro e contro secondo una logica di approvazione-
disapprovazione e che divide il popolo senza informarlo adeguatamente per meglio
crescere gli “utili idioti” che si pesano più per il “like” e i “follower” che per le idee di
cui scarseggiano alla grande. Lui ha affermato che comunicherà solo attraverso
canali costituzionali, comunicati stampa, dichiarazioni pubbliche e al massimo
interventi sapientemente soppesati sui quotidiani. Fine delle dirette fiume di Conte
ritardate ad hoc per aumentare il numero dei follower (per Draghi il motto è “la
puntualità è la virtù dei Re”), i cinguettii al veleno di Renzi, al macchina da guerra
salviniana soprannominata “la bestia”, la logorrea twettarola di Trump.
Interloquendo con gli esponenti politici ha poi utilizzato quella condotta che si
addice ad un leader fuori dagli schemi: con carta e penna li ha ascoltati prendendo
appunti come chi sa che deve poi giungere ad una conclusione come alla fine di un
congresso vi è la slide che riassume i “Take home message” ed in quanto a sintesi è
stato lapidario alla fine dei suggerimenti spartitori ricevuti “la sintesi la faccio io”
mettendo fine al suk delle nomine e alle pretese e scegliendo solo “persone
competenti”. Se di alto profilo si parla non può che concludere diversamente! Di
certo sta turbando i sonni di molti di specie di quelli ad iniziare dal Pd che col solo
18% che lo vota e l’11% di rappresentanza al Senato ha il presidente della
Repubblica, il presidente CSM, il Governo italiano, il presidente del Parlamento EU, il
presidente della Commissione EU. E vedremo come si comporterà su quanto la
sinistra vuole dai porti aperti all’immigrazione incontrollata, al mondo arcobaleno
con la sua legge Zan bavaglio verso un pensare diverso, a temi etici più scottanti
come aborto, eutanasia, teorie gender a scuola, anacronistico antifascismo “eterno”,
sussidi statali senza controlli, gelata dalla frase “Opportunità non sussidi!” che
decreta la fine di un’era post comunista tuttora imperante distinguendo un “debito
cattivo” quello dei sussidi, dal “debito buono” quello che promuove l’impresa e il
lavoro. Ma ciò che ha turbato più il sonno dei piddini è stato l’appoggio
incondizionato di Forza Italia, prevedibile, e della Lega, imprevedibile con sicuro
spostamento verso una politica futura di governo con baricentro a destra e con
un’opposizione fatta solo da Fratelli d’Italia che comunque ha assicurato appoggio
esterno verso misure condivisibili e non è poco, e se poi aggiungiamo che governare
con la Lega scolora l’aura del nemico da odiare, come fisima algoritmica esistenziale
della sinistra, come faranno? Come dimenticare i 5stelle in preda ad una nemesi
storica senza precedenti poco dissimile dal movimento dell’ “Uomo qualunque” di
Guglielmo Giannini, nemesi soprattutto di quello che era uno dei punti cardine del
movimento pentastellato dell’ “uno vale uno”, l’idea che non contino l’uomo, la sua
biografia, la sua competenza, la sua esperienza politica ed amministrativa, ma solo il
popolo che sulla spinta delle proprie esigenze porta al potere dei signor “nessuno”,
privi di qualsiasi capacità ma onesti, slegati dai poteri forti ma alcuni di loro molto
empatici con essi, ora divisi sull’appoggio a Draghi e che darà luogo ad una scissione
che ne minerà le sorti per sempre come il tonno e le sardine, la fine di
quell’egualitarismo giacobino che rappresenta una palese violazione della natura
umana e che nelle democrazie complesse finisce per essere l’ideologia più “idiota”
così che dall’uno vale uno ad osannare il “superuomo” il passo è stato
esecrabilmente breve. Spettacolo indecente e poco comprensibile! Come interverrà
sulla scuola ridotta ad un’autonomia di responsabilità da “faidate”, ricerca,
università. Come interverrà sulla riforma della magistratura emblema di un paese
allo sfascio con l’autarchia di un sistema, definita a ragione “cupola” di sinistra, che
ha prodotto danni incalcolabili al nostro Paese con una tecno-burocrazia legale che
non ha pari nel mondo, processi interminabili come interminabili sono i gradi di
giudizio. E turba il sonno anche delle sacre stanze vaticane dato il suo spiccato
atlantismo che nulla ha a che fare con la deriva filocinese dei suoi esponenti, con
ambienti americani sia scolastici che economici che ha ben frequentato in passato e
da cui non si è mai disgiunto. Ma come osserva Antonio Socci la cifra che
contraddistingue Draghi sembra essere il realismo che si accompagna all’avversione
nei confronti di ideologismi, utopismi, moralismi e massimalismi. Molto cara al
premier incaricato la figura del “tessitore” Camillo Benso conte di Cavour e come
questo tende ad essere uomo d’azione attento ai risultati concreti, proteso verso
mete ambiziose ma realizzabili, maestro nel tenere i conti in ordine e capacità di
tenere unite le forze interne ed esterne del Paese, collaborazione internazionale
quale unico modo di governare problemi che gli Stati non sono in grado di risolvere
da soli. Non a caso volle concludere la lezione che ha tenuto all’Università di
Bologna nel 2019, in occasione del conferimento della laurea ad honorem in
Giurisprudenza, con un meraviglioso pensiero di Papa Benedetto XVI di 40m anni
fa “Essere sobri ed attuare ciò che è possibile e non reclamare col cuore in fiamma
l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come
il grido irrazionale…Ma la verità è che la morale politi consiste precisamente nella
resistenza alla seduzione della grandi parole…Non è morale il moralismo
dell’avventura…Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la
vera morale dell’attività politica”. Questo il perfetto manifesto oggi del “governo di
tutti” guidato da lui come l’ ”esecutivo di unità nazionale” di degasperiana memoria
e che potrebbe fare il miracolo di spazzare via tutti i veleni, gli anatemi e gli odi
ideologici, le compravendite dei costruttori, responsabili alias voltagabbana, che da
anni ammorbano il nostro Paese e soffocano ogni confronto costruttivo fra “primi
interpares”.