Sulmona, Maurizio Tacchi l’uomo della svolta: «Gruppo umanamente forte»

La storia della svolta di Maurizio Tacchi a Sulmona: quattro vittorie in otto partite e un nuovo entusiasmo.

Maurizio Tacchi Sulmona: la svolta biancorossa

SULMONA – Passeggiando per le strade di Sulmona, una scritta sui muri recita: “Sei bella come un gol di Tacchi al 112’ ”. Storia di una finale play-off di Eccellenza, stagione 2008-2009. Un misto di romanticismo e ricordi. E il destino ha riportato Maurizio Tacchi in biancorosso, questa volta come allenatore. Con lui il Sulmona ha letteralmente cambiato marcia.

La svolta di Maurizio Tacchi Sulmona

Tacchi è arrivato lo scorso 4 novembre. Con lui la svolta: quattro vittorie in otto partite. E una semifinale di Coppa Italia da disputare dopo aver vinto la partita di andata contro il San Salvo. Un’Ovidiana rigenerata, che fino a prima aveva avuto un ruolino di marcia molto al di sotto delle aspettative. E che aveva portato la squadra in zona retrocessione. Domenica vittoria preziosa per i biancorossi al Pallozzi contro il Penne per 3-2, in un match chiave in ottica salvezza. Grazie soprattutto ad una splendida doppietta di Mirco Petrella. Sulmona che adesso in classifica è ad un solo punto dalla salvezza diretta. E la sensazione di una squadra a cui Tacchi ha sputo imprimere la giusta mentalità. Che ha avuto il coraggio e la personalità per mettere in difficoltà anche le squadre di vertice, come successo contro il Lanciano.

La dinastia dei Tacchi e il legame con l’Ovidiana

Del resto quello tra la dinastia dei Tacchi e l’Ovidiana è un legame indissolubile. Oltre a Maurizio, suo padre Juan Carlos ed entrambi i suoi fratelli Giancarlo ed Oscar hanno vestito tutti la maglia del Sulmona. La carriera di Maurizio Tacchi Sulmona, da calciatore, è stata importante. Avendo vestito maglie prestigiose come quella del Ravenna, con cui debuttò in serie B. Oltre a quelle del Chieti e del Teramo, tra le altre. Poi nel San Nicola Sulmona a fine carriera. E quella finale play-off contro il Castel di Sangro nel 2009 con un gol nei tempi supplementari che è rimasto scolpito nella mente dei tifosi biancorossi.

Da calciatore ad allenatore: un cerchio che si chiude

La carriera da allenatore inizia per Tacchi come collaboratore di Dino Pagliari. Poi nella primavera del Pescara come vice di Ledian Memushaj. E adesso c’è l’Ovidiana. Un cerchio che si chiude.

Tacchi dirige una seduta di allenamento

Tacchi a Sulmona e la rinascita Ovidiana

Domenica scorsa una vittoria preziosa in chiave salvezza. E l’impressione che questa squadra abbia acquisito la giusta mentalità…

«Sì, su quel lato sono d’accordo perché quando sono arrivato ho trovato un gruppo umanamente forte. Siamo convinti dei nostri mezzi nonostante qualche risultato altalenante. Ci divertiamo. La vittoria di domenica vale quattro punti in realtà, perché con il Penne siamo in vantaggio adesso nella classifica avulsa».

I risultati e il lavoro quotidiano

Dal tuo arrivo la svolta, quattro vittorie in otto partite che vi hanno portato ad un solo punto dalla salvezza diretta. Quanto ti soddisfano questi risultati?

«Mi soddisfa il lavoro che stanno facendo i ragazzi, io sono contento per loro. Il calcio è un gioco di squadra e stiamo remando tutti dalla stessa parte. Io ogni volta non vedo l’ora di andare al campo ad allenare. Adesso con il regolamento dei fuoriquota ho scelte obbligate».

Il tema dei fuoriquota resta centrale.

«E tenere fuori ragazzi con certe qualità non è facile. Ma al tempo stesso questo mi dà fiducia. È sempre merito loro, perché pensano al noi e non all’io. Al di là del risultato, siamo consapevoli che ce la giochiamo con tutti».

Il Sulmona di Tacchi verso la Coppa Italia

Siamo alla vigilia della semifinale di ritorno di Coppa Italia, per voi quello della Coppa si sta rivelando un obiettivo concreto…

«Sì, ormai siamo lì ad un passo. Ma ci dobbiamo arrivare sempre con la spensieratezza che rappresenta una partita di calcio. Alla fine sono sempre dell’opinione che chi vince ha sempre ragione. Se il san Salvo è lì vuol dire che ha valori importanti. E noi abbiamo dimostrato di potercela giocare con tutti».

Destino biancorosso e rapporto con la società

Maurizio Tacchi sei stato a Sulmona da calciatore. e anche la tua famiglia è legata a questa squadra. Cosa rappresentano per te questi colori?

«Con la mia famiglia sono 50 anni che abbiamo un legame con Sulmona, a livello calcistico ed extracalcistico. Mi ha fatto piacere che il Presidente mi abbia chiamato personalmente. La chiamata arrivata da Sulmona è certamente per me un motivo in più».

La squadra trovata e l’alchimia

E Oreste De Deo non a caso ha scelto te. A proposito, una società che ha investito tanto in questa stagione con diversi pezzi pregiati. Tu che squadra hai trovato?

«Peccato che molti di quei pezzi pregiati quando sono arrivato io non c’erano perché sono andati via (sorride, ndr). Ma sono contento perché si è creata da subito un’alchimia. Io sono stato dall’altra parte e so quello che un giocatore pensa. Loro si mettono subito a disposizione e capiscono. Il merito è tutto loro».

Il mercato di gennaio

Adesso incombe il mercato di gennaio, hai chiesto qualche rinforzo alla società?

«Questa è una domanda da girare al Presidente, ma lui sa già che abbiamo dei buchi da coprire. Però so che non è facile e lavoro con quelli che la società mi ha messo a disposizione. Per noi il mercato sarebbe importante anche a livello numerico, per dare respiro a qualcuno che sta tirando la carretta dall’inizio».

Dal Chieti a Sulmona: il percorso di Tacchi

Facendo un passo indietro, stagioni importanti per te da calciatore nel Chieti. Che effetto ti fa vedere la società neroverde adesso in questa situazione?

«Io Chieti l’ho vissuta nei momenti migliori. Quindi vederlo adesso così fa male. Ma fa male a tutto lo sport abruzzese. A Chieti ho passato quattro anni stupendi. Io mi sono sempre legato ai posti dove sono stato. A Chieti ho vissuto il mio periodo calcistico migliore».

Il rammarico e lo spogliatoio di uomini veri

Tu arrivasti a Chieti nel 2001. Una piazza che era reduce dalla promozione in C1. Era l’era Buccilli, inizialmente con Piero Braglia in panchina. Sfioraste i play-off, ma guardando i nomi quella era davvero una grandissima squadra…

«Al di là del primo anno, il rammarico più grosso è stato l’anno di Dino Pagliari, nella stagione 2003-2004. Io poi ho anche collaborato con Dino. Se fosse arrivato venti giorni prima, per me sarebbe stato diverso. Avremmo potuto anche disputare i play-off. Quello era uno spogliatoio di uomini veri, una squadra davvero forte».

Pagliari, Memushaj e il futuro

Hai iniziato proprio con Dino Pagliari la tua avventura come tecnico. Poi sei stato anche il vice di Ledian Memushaj nella primavera del Pescara. Che tipo di allenatore è Ledian?

«A me piace tanto come allenatore. Poi il calcio è fatto anche di altri fattori, ma lui è molto preparato. Ha molta voglia e spero che gli capiti un’occasione. È uno dei tecnici più preparati, ha bisogno solo di un’opportunità».

06-12-2025 Daniele Rossi

La Redazione de La Dolce Vita
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